Pace in Medio Oriente: Biden potrebbe chiamare Trump

giovedì 13 maggio 2021


Nei quattro anni di Donald Trump alla Casa Bianca non si è sparato un solo razzo in Medio Oriente. Un lungo periodo di pace non a tutti gradito, purtroppo, che ora ha lasciato posto a molti focolai di conflitti.

Trump, o un suo capace staff, era riuscito a far digerire alle Parti una serie di trattati nell’area a cominciare dalla firma di quegli “Accordi di Abramo” volti a normalizzare i rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. I Palestinesi prima protestarono con la Lega Araba affinché intervenisse, e poi, visto che gran parte di essa era d’accordo, abbozzarono.

La Palestina addirittura rinunciò a presiedere il turno di presidenza della Lega ritenendo che l’accordo firmato sotto l’egida degli Stati Uniti rappresentasse un tradimento della causa e un ulteriore ostacolo alla creazione di uno Stato palestinese indipendente nei territori occupati da Israele.

La riluttanza a condannare l’accordo dapprima limitato a Israele ed Emirati, poi esteso a Bahrein e, in parte, ad Arabia Saudita da parte dei Paesi del Golfo rivelava la loro volontà a lasciar perdere la causa palestinese e a ribaltare l’ordine dei fattori che vedeva la soluzione del conflitto israelo-palestinese quale presupposto per portare ordine nell’area mediorientale. Vi erano i prodromi per giungere alla normalizzazione del mondo arabo con Israele, la cui accettazione come parte integrante del Medio Oriente nonché come possibile alleato strategico e partner economico, era considerato buon presupposto per portare a una risoluzione del conflitto con i palestinesi.

Tutto questo avveniva con la regia del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che pur di affinare i rapporti con l’Arabia Saudita e ottenerne il tacito consenso per la riuscita del mirato disegno rischiò durante la grave crisi petrolifera del momento di inimicarsi parte del potente elettorato dei petrolieri americani.

Il cambiamento di strategia fece traguardare l’orizzonte con cauto ottimismo e poneva senz’altro Israele in posizione di netto vantaggio nelle trattative e visto il nemico in difficoltà sarebbe bastata una dichiarazione, un gesto di umanità, un check point in meno per tradurre la posizione dominante in un tassello concreto.

Con sapiente regia Trump estese gli accordi di pace ad altri Stati arabi con il fermo proposito di porre fine al conflitto arabo israeliano una volta per sempre.

Fu poi la volta del Sudan pur se fuori dall’area contesa. Ma era un segnale di come quasi tutti i governi arabi desiderassero la pace. Si stava realizzando un assetto in Medio Oriente che avrebbe creando le condizioni per facilitare il progetto di creazione di una “Nuova Palestina”, ricomposizione forse non gradita a tutti.

Le trattative in corso prevedevano il termine dell’embargo a Gaza, la consegna di tutte le armi, anche quelle in dotazione ai leader di Hamas, con garanzie di sicurezza da parte della polizia della “Nuova Palestina”, la riapertura dei commerci internazionali da e per Gaza, attraverso Israele, l’Egitto o via mare attraverso la Cisgiordania, confini aperti con Israele, la possibilità per i palestinesi di avvalersi dello scalo di Tel Aviv finché non verrà costruito loro un aeroporto.

L’accordo in negoziazione tra Israele e le Autorità palestinesi prevedeva inoltre che i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane venissero rilasciati ad un anno dalla sottoscrizione entro un periodo di tre anni.

Gli insediamenti israeliani nei territori occupati sarebbero restati ad Israele, ma i negoziatori lavoravano affinché i palestinesi ricevessero in donazione dall’Egitto una piccola porzione di territorio per realizzare delle infrastrutture essenziali a Gaza. I finanziamenti per attuare il progetto sarebbero arrivati dagli Stati Uniti per il 20 per cento, dall’Unione europea e per la quasi totalità dalle monarchie del Golfo.

Trump non ha avuto il tempo per finalizzare il disegno che lo avrebbe fatto passare alla storia. Joe Biden potrebbe richiamare quello staff per cercare di continuare il progetto.


di Ferdinando Fedi