Nigeria: il mercato delle giovani schiave

Non si può immaginare cosa possa accadere all’interno di una comunità dopo il rapimento di oltre un centinaio di adolescenti da parte del gruppo jihadista salafita nigeriano Boko Haram, se non si vedono i filmati della loro recente liberazione.

Dal 22 di luglio sulle tv nazionali nigeriane vengono trasmessi strazianti video che riprendono le 28 bambine appena liberate, annichilite nello sguardo, barcollanti, se non semiparalizzate dallo shock psico-fisico, portate via a spalla dai padri, con le madri che con forza gridano che “Dio punirà i rapitori”, ma allo stesso tempo sostengono, con “materna energia”, le povere adolescenti, “spente”.

I jihadisti del gruppo islamista Boko Haram (traducibile, l’educazione occidentale è proibita) stanno spadroneggiando da tempo nel Nord-Ovest della Nigeria, facendo commercio di tutto ciò che hanno alla loro portata: armi, droga, cibo, oro, carburanti e soprattutto esseri umani preferibilmente adolescenti, meglio se cristiani.

Dal dicembre 2020 quasi mille giovani, sia cristiani che musulmani, sono stati rapiti da questo gruppo jihadista, e lo Stato, nonostante i proclami, si sta dimostrando impotente a fermare gli attacchi. Nella notte tra il 4 ed il 5 luglio si è “celebrato” a Chikun, nello Stato di Kaduna, l’ultimo efferato rapimento di giovani studenti della Bethel Baptist High School; 121 alunni con età compresa tra 10 e 19 anni, sono stati strappati dai dormitori del loro liceo, in tarda notte; uomini armati hanno sopraffatto le guardie di sicurezza e, aprendo il fuoco, sono entrati nella scuola. Come è ormai prassi, i rapitori hanno agito di notte, costringendo i giovani a seguirli a piedi e al buio, per addentrarsi negli “antri” boscosi della foresta di Rugu, che abbraccia gli Stati nigeriani di Zamfara, Katsina, Kaduna e Niger, dove hanno i loro accampamenti.

I rapimenti a scopo di riscatto di comuni viaggiatori e di personaggi influenti sono comuni in questo Paese che è il più popoloso dell’Africa. Gli islamisti di Boko Haram hanno sconvolto la sensibilità mondiale con quella plateale e atroce azione di sequestro di massa di oltre 200 ragazze cristiane, prelevate dai dormitori del loro liceo a Chibok nel 2014; le immagini le hanno mostrate costrette alla conversione e ad indossare il Jilbab scuro, molte di loro sono ormai “affogate” nella comunità Boko Haram.

I rapimenti di studenti sono tragicamente aumentati soprattutto quest’anno. Buona parte sono stati rilasciati dopo negoziati, ma molti rimangono nelle mani di questi criminali organizzati. Le madri nella loro disperazione dichiarano alle agenzie di stampa, che un solo giorno di rapimento basta a traumatizzare a vita i loro figli.

Dopo il 5 luglio, in una prima reazione, le forze di sicurezza sono riuscite a salvare 25 studenti e un insegnante. Gli altri, esclusa l’ultima liberazione, sono ancora detenuti dai rapitori, i quali hanno contattato la comunità per chiedere il pagamento di un riscatto per ulteriori liberazioni, così ha riferito il reverendo Joseph Hayab all’Afp (Agence France Press). Non specificando l’importo richiesto dai jihadisti, il reverendo ha dichiarato che “è impossibile per noi raccogliere una tale somma, anche in cinquant’anni”. In questo periodo le autorità della struttura scolastica hanno inviato ai rapitori riso, fagioli e olio per nutrire gli studenti sequestrati.

Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha ordinato alle forze di sicurezza di fare di tutto per liberare i giovani, ma il capo dello Stato è fortemente criticato poiché la situazione della sicurezza nel Paese continua a deteriorarsi. Le bande criminali, a volte composte da diverse centinaia di membri, stanno terrorizzando da tempo aree del Nord-Ovest e del Centro della Nigeria, saccheggiando villaggi, stuprando donne e bambine, rubando bestiame e incendiando le “sofferenti” coltivazioni.

Alcuni governatori locali hanno tentato di negoziare con questi gruppi (come accaduto a Kabul dove gli statunitensi hanno negoziato con i talebani, missione fallita), offrendo loro una amnistia in cambio del loro disarmo, ma non ottenendo nessun risultato utile. Il governatore dello Stato di Kaduna, Nasir Ahmad el-Rufai, a differenza di alcuni suoi omologhi limitrofi, si è sempre rifiutato di pagare riscatti per evitare di incoraggiare queste bande a compiere ulteriori rapimenti. La sua posizione provoca la rabbia sia delle famiglie dei rapiti che dei jihadisti, i primi perché si sentono abbandonati dallo Stato, i secondi perché temono di perdere i ricchi “incassi”, frutto di riscatto, dallo Stato.

Non è casuale che i rapimenti avvengano spesso in strutture scolastiche gestite da cristiani, infatti, come è noto, tali estremisti islamici prediligono accanirsi su questi fedeli. Il divieto all’istruzione per le donne, l’obbligo alla conversione, lo sfruttamento sessuale delle rapite, il loro uso come merce da riscatto, fanno parte di una visione distorta di un salafismo jihadista lontano anche dalla sua applicazione più integralista. In un Paese dove circa 13,2 milioni di adolescenti non sono scolarizzati, il numero più alto al mondo, questi rapimenti non fanno che peggiorare la situazione, affondando il futuro nell’ignoranza e conseguentemente nel terrore.