Corea: riaperte le comunicazioni tra Nord e Sud

Le due Coree hanno riaperto, questa mattina, i canali diretti di comunicazioni transfrontaliere. A dare l’annuncio l’agenzia di stampa nordcoreana Kcna e il palazzo presidenziale di Seoul. Il disgelo al trentottesimo parallelo arriva dopo mesi di scambi di lettere tra Kim Jong-un e il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, iniziati ad aprile e con l’obiettivo di “migliorare i legami” tra le due nazioni.

“I due leader hanno preso in considerazione diversi modi per recuperare le relazioni – ha affermato l’addetto stampa del presidente sudcoreano, Park Soo-hyun – e sono d’accordo nel riaprire la hotline come primo passo di questo processo”.

L’agenzia Kcna ha commentato l’avvenimento come “un grande passo avanti nel recupero della fiducia e nella promozione della riconciliazione”. Un deciso cambiamento di toni rispetto alla linea seguita fino ad oggi dal Governo di Pyongyang. Fu infatti la Corea del Nord, nel giungo del 2020, a tagliare le comunicazioni, dopo il fallimento dei summit organizzati dall’Amministrazione Trump per contenere la minaccia nucleare nordcoreana.

 

Il presidente sudcoreano aveva già fatto dei tentativi per distendere la situazione, come promuovere una legge che impedisce l’invio di manifesti di propaganda (citati come concausa del taglio delle comunicazioni) nel Nord, in cui il Kim Jong-un veniva dipinto come un dittatore pazzo che gioca con le armi nucleari. Inoltre, aveva proposto a Kim Jong-un una riapertura della hotline e un video summit per discutere della pandemia e formulare un piano condiviso dalle due Coree. Queste offerte si erano scontrare con un muro di critiche e la completa mancanza di volontà da parte di Pyongyang di ripristinare le comunicazioni.

La Corea del Nord, al momento, non ha focolai confermati di Covid-19, ma il Paese è stretto nella morsa di dure restrizioni, visto che il Governo considera la pandemia come una “sfida alla sopravvivenza della nazione”. Questo può far pensare alla non totale trasparenza di Pyongyang riguardo alla portata effettiva dei contagi, e non sarebbe la prima volta che Kim Jong-un e il suo staff manipolano o nascondono dati importanti (in questo caso a livello mondiale). La dichiarazione di Park Soo-hyun, secondo cui i due leader avrebbero deciso di lavorare assieme per combattere la pandemia, fa pendere l’ago della bilancia sempre più verso una presenza massiccia del Coronavirus nella parte settentrionale della penisola coreana.

Alla crisi epidemiologica si devono aggiungere le pesanti sanzioni internazionali, che hanno contribuito a distruggere il fragile tessuto economico del Paese, sostanzialmente vivo solo grazie agli aiuti cinesi. Ed è proprio Pechino il grande assente in questo riavvio dei colloqui. Gli occhi della Cina, ormai, sono puntati sul mondo. Lo scenario asiatico è uno dei tanti in cui la Repubblica popolare vuole far sentire il suo peso politico e militare. È dunque possibile che la Penisola coreana non sia più tra le prime voci dell’agenda cinese, anche se a maggio i due Paesi hanno riconfermato la loro alleanza ed amicizia in risposta ad un potenziamento delle batterie missilistiche sudcoreane. È necessario attendere ulteriori sviluppi per avere un’idea di come la Cina intenda affrontare una distensione dei rapporti tra le due Coree.

L’Amministrazione Biden si è detta pronta ad adottare un approccio “calibrato” e “pratico” nei confronti della Corea del Nord, e siamo ancora in attesa di una risposta di Pyongyang all’offerta statunitense di riprendere i colloqui “ovunque, in qualunque momento e senza precondizioni”.

È ancora presto per formulare un giudizio completo su questo avvenimento. Come ha specificato James Kim (Asan Institute for policy studies), la decisione di riaprire i canali di comunicazione con la Corea del Sud può essere un’indicazione della volontà del Nord di rispondere alle aperture degli Usa, “ma abbiamo bisogno di vedere serietà da parte di Pyongyang nel progredire verso la denuclearizzazione della Penisola, per poter affermare che vi sia un vero progresso”.