Immigrazione dall’Africa in Europa: una soluzione ci sarebbe

C’è una sola soluzione al problema delle morti tra Sicilia e Africa nord-orientale: i corridoi umanitari. Di sicuro, la situazione attuale è insostenibile per tutti, anche se non per chi specula sulla tratta. Parliamo di un’emigrazione di massa che produce morti, torture, sofferenze e ruberie nella tratta degli schiavi che attraversano il Sahara o risalgono dalla Somalia o dall’Eritrea verso il Mediterraneo. Di questo dovrebbero vergognarsi i politici, che da decenni difendono tale vergogna solo perché trovano persone che abboccano al discorso di stare dalla parte del “bene”.

Se è un guaio non far sbarcare persone in stato di necessità e bisogno, è altrettanto grave usare la carità in un contesto in cui serve portare immigrati in totale sicurezza da casa loro, creando nel contempo le condizioni per cui in Europa possano trovare il supporto per un reddito vero. Certo, non tutti sono in grado di leggere i grandi problemi internazionali, le politiche economiche o quelle sociali. Però, tutti hanno bisogno di ripulirsi la coscienza, anche se alcuni hanno una coscienza infelice, perché se la ritrovano troppo vicina al buco descritto da Fabrizio De André nella canzone “Un giudice”. Una coscienza, quindi, troppo lontana dal cuore e dall’organo che presiede all’intelligenza. Purtroppo, la cultura sociale di una parte della sinistra, quella che si oppone a tutto e tutti, è ai livelli del Papato medievale. Conservatrice, oggi come ieri, produce poveri perché odia i ricchi ed è riformista come lo era Stalin (e sono ancora tantissimi, anche nella base del Partito Democratico, a dire “ha fatto tante cose buone”). Ma forse si riferiscono a Benito Mussolini quando parlano dell’allora segretario generale del Partito Comunista sovietico.

Oggi i corridoi umanitari avviati dagli evangelici italiani, dai Valdesi e dalla comunità di Sant’Egidio, sono un piccolo sasso nel mare. È vero, ma l’idea può essere la base per risolvere il traffico di esseri umani, per regolamentare l’immigrazione da Asia e Africa (regolamentazione non significa blocco, ma “flusso ordinato e sicuro” per chi arriva, e anche per i Paesi ospitanti, garantendo sicurezza e salute di tutti). Quindi, se è vero che chi difende il disastro etico e politico attuale ulula alla luna, è altrettanto vero che qualcuno di questi ha almeno un topo nel taschino. Quindi, per evitare che ciò si riduca a un “la nave dove la mandiamo?”, tutti i politici nostrani dovrebbero chiedere all’Unione europea una soluzione congiunta. I problemi non possono essere risolti solo dall’Italia o dalle organizzazioni religiose.

Se la politica continua a non prendere decisioni condivise, allora politici e Ong sono una concausa della tratta (certo involontaria, ma a volte l’incapacità, anche se mirata a fin di bene, può essere più pericolosa di un reggimento di criminali). Del resto, le piccole barche, che salpano da Tripoli o da Tunisi verso Lampedusa, contano sulla presenza delle navi delle Ong. Altrimenti non partirebbe quasi più nessuno.

In cosa potrebbero consistere i corridoi umanitari contro la tratta e le morti in mare? L’Europa potrebbe creare dei percorsi fissi, con navi ad hoc da tre punti del Mediterraneo, altri due nell’Africa occidentale, uno dall’Eritrea o dalla Somalia. Potrà partire solo chi prima ha fatto richiesta a un qualsiasi consolato Ue, anche via telematica. Così, ogni persona o famiglia – dopo l’ok – saprebbe in anticipo giorno e luogo di partenza. Le richieste devono essere controllate nei numeri (per evitare che, per esempio, arrivi un milione di persone nel Lussemburgo e nessuno in Germania), e per la sicurezza (no ai delinquenti).

Le coste tra Marocco e Spagna – attorno alla Grecia, tra Libia e Tunisia – andrebbero controllate da navi militari. Ogni barca illegale va ricondotta in sicurezza al porto di partenza. Il traffico cesserebbe subito. È il solo modo per contrastare:

a) il mercato degli schiavi;

b) le bande di predoni che si fanno pagare per il viaggio via terra fino in Libia o altrove;

c) le torture e i maltrattamenti nelle nazioni costiere da dove partono i clandestini;

d) la morte di immigrati e profughi, che poi è il primo problema da cui partire.

In alternativa, rispetto alle navi si possono usare aerei civili o militari. Penserei a far pagare un prezzo anche simbolico del biglietto, non subito ma quando l’immigrato avrà un reddito (questo non per vampirismo, ma per fornire la prova che l’aiuto alle persone non è fine a se stesso come la carità, bensì serve come ascensore sociale verso il lavoro con giusto reddito). Un corridoio umanitario, così strutturato, servirebbe anche a non ritrovarsi con decine di migliaia di persone nella condizione miserrima di chi non ha altro che darsi alla piccola delinquenza o alle elemosine fuori dai supermercati. Se sei coscienzioso, quindi, non ti limiti a dare il via libera a uno sbarco nel nulla, che serve solo a sentirsi buoni senza esserlo davvero, ma pensi a dare una risposta a chi ospita e magari cerca lavoratori. E anche a chi arriva e cerca lavoro con cui pagarsi casa e una vita dignitosa.

Serve una nuova visione, che abolisca gli scafisti e il viaggio via terra, anche quello duramente pagato e rischioso, senza dimenticare la durissima sosta forzata nelle nazioni costiere. Tutto ciò mentre gli scafisti si arricchiscono e le Ong mantengono in piedi una baracca in cui non c’è dignità e vantaggio da nessuna parte, se non per qualche politicante buono per un popolo di lemming. I corridoi umanitari funzionano bene anche per i profughi privi di denaro, perché riducono costosi viaggi, abbassano di molto i tempi di attesa, non taglieggiano chi fugge, senza più nulla, da nazioni orribili e preda di guerre.