Il piccolo Napoleone

Non so voi, ma io ho la percezione che Volodymyr Zelensky si senta un piccolo Napoleone in grado di condizionare le scelte politiche e diplomatiche di tutti i paesi aderenti alla Nato. Il fatto che tutti i leader occidentali si siano premurati – per fare passarella a favore delle telecamere dei media mondiali – di fare visita al presidente ucraino dichiarando “Urbi et orbi” il sostegno incondizionato al suo paese, lo ha fatto sentire talmente forte da decidere chi doveva essere ricevuto e chi doveva essere penalizzato in termini di immagine. Non andare a baciare la pantofola al nuovo eroe, senza macchia e senza paura, poteva significare il biasimo del suo alleato più potente Joe Biden e, in conseguenza, di tutti gli alleati del patto atlantico. Zelenky si è potuto permettere il lusso di rifiutare una prima visita del presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier perché il capo dello Stato tedesco aveva avuto in passato rapporti con il ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov, nella sua allora qualità di ministro degli Esteri del governo Merkel, e per aver sostenuto il progetto del Nord Stream 2.

Quando l’attuale capo di Stato tedesco era ministro non era stata ancora invasa l’Ucraina e tutti i politici europei facevano affari con l’autarca russo. Lo stesso ex presidente del consiglio italiano Mario Draghi dovette subire un pesante tweet del presidente ucraino a causa della presunta resistenza italiana a imporre sanzioni più pesanti alla Federazione Russa. Problema poi risolto con la famosa visita dei tre leader Mario Draghi, Emmanuel Macron e Germania Frank-Walter Steinmeier che viaggiarono alla volta di Kiev in treno. Quando due giorni fa è avvenuta la caduta del missile (o dei missili?) sul territorio polacco per un errore, pare, della contraerea ucraina, gli americani subito hanno dichiarato che era improbabile che si trattasse di missili sparati dai russi. Errore che avrebbe potuto far scattare l’articolo 5 del Trattato Nato con tutte le relative gravi conseguenze. L’insistenza da parte di Zelensky di addebitare la responsabilità ai russi, in contrasto con l’assoluta evidenza dei fatti, ha seriamente messo in imbarazzo lo stesso presidente americano. Nel duro intervento al G20 Zelensky ha posto le condizioni per una soluzione diplomatica della crisi, condizioni che gli americani pensano non possano essere accettate da Vladimir Putin. Le reiterate posizioni intransigenti del leader ucraino chiariscono ex post l’irritazione del presidente Biden che è stata fatta trapelare prima delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti. La preoccupazione dei leader occidentali è che Zelenky sia diventato una variabile non più gestibile e che possa causare un ampliamento del conflitto che sarebbe ancora più devastante della grave situazione attuale. Le elezioni americane di mezzo mandato si sono svolte. Sono convinto che finalmente i leader occidentali, a partire dall’amministrazione americana, faranno pressione per una soluzione negoziata del conflitto. La storia insegna che il “generale inverno” è alleato dei russi!