Wi-fi rete pubblica: disconnessione Capitale

Un anno dopo la situazione non è migliorata, anzi. L’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (Acos) ha portato avanti, nel mese di aprile, una campagna di rilevazione della qualità fornita dal servizio DigitRoma Wi-Fi, la rete pubblica per l’accesso libero e gratuito alla connessione internet messa a disposizione dall’Amministrazione capitolina a favore di residenti, turisti e “city user”, cioè di chi si sposta in città per usufruire di servizi pubblici o privati: shopping o divertimento, per esempio.

Nel 2022 la metà esatta dei 100 hotspot ispezionati sono risultati non fruibili. Quest’anno la quota di hotspot funzionanti o parzialmente funzionanti si è fermata al 48 per cento. Il monitoraggio si è basato su alcuni aspetti: disponibilità della rete, velocità di connessione in upload e in download, stabilità della navigazione e riconoscibilità dell’hotspot, vista la presenza della segnaletica informativa nelle vicinanze del punto sorgente. Le strutture dove sono emersi i risultati meno soddisfacenti sono gli istituti scolastici e le biblioteche. Va meglio, invece, nelle sedi di Municipi e Dipartimenti. Ossia negli edifici istituzionali.

Secondo quanto indicato dall’Acos, la nota dolente è stata rappresentata dalla riconoscibilità dei punti sorgenti, cioè dalla cartellonistica che, in sostanza, identifica l’hotspot: ebbene, la presenza è stata appurata in 35 dei 100 luoghi visitati. In linea di massima, segnala l’Agenzia, il servizio del DigitRoma Wi-Fi, attualmente, “non sembra all’altezza delle aspettative dei visitatori della Capitale”. L’auspicio, quindi, è che “la trasformazione radicale che interesserà la connettività pubblica capitolina nel prossimo futuro con la realizzazione di una rete infrastrutturale 5G su tutto il territorio cittadino, con un investimento di quasi 93 milioni di euro, possa determinare un effettivo miglioramento del servizio”.

UTILIZZO DEL SERVIZIO

Secondo quanto indicato dal monitoraggio, i dataset giornalieri relativi all’utilizzo della rete DigitRoma Wi-Fi (distribuzione, opzione linguistica, durata della sessione, traffico in upload/download) “sono disponibili a partire da metà giugno 2020 e pertanto, al momento, è possibile confrontare solo le annualità intere 2021 e 2022”. Dal confronto è stato appurato che “nell’ultimo anno, rispetto al precedente segnato ancora da chiusure e restrizioni, il numero di accessi è più che triplicato (+360,5 per cento); scende dal 6,2 per cento al 5,4 per cento la quota di utenti stranieri che hanno selezionato un’opzione linguistica diversa dall’italiano. Cresce invece il numero di accessi con Spid, dal 7,3 per cento del 2021 al 10 per cento del 2022”.

L’andamento mensile, tenendo in considerazione pure conto il primo trimestre 2023, mostra una ripresa nell’utilizzo del servizio dal febbraio del 2022, che è stata più sostenuta dal settembre dello stesso anno fino a raggiungere il tetto massimo – oltre 121mila accessi – a marzo del 2023. Quindi “in media circa 3.900 accessi al giorno”. Nel 2021 e nel 2022 è il Municipio I a fare la voce grossa per il maggior numero di accessi. A seguire il Municipio IX. Bene anche il Municipio VIII.

IL MONITORAGGIO

La rete DigitRoma Wi-Fi, in pratica, è risultata presente nell’elenco delle reti disponibili nel 69 per cento dei casi. Eppure, “non sempre la procedura di autenticazione è andata a buon fine: all’interno di questa quota, infatti, solo il 70 per cento delle volte è stato possibile connettersi”. Inoltre, nei casi in cui la connessione non sia andata a buon fine, non c’è stato modo – per l’utente – di ottenere un numero o un indirizzo e-mail per segnalare il problema, come invece è stabilito nel Regolamento tecnico della Federazione Free Italia Wi-Fi, cui Roma Capitale, con la rete DigitRoma, ha aderito nel 2014.

Così, sugli hotspot cui è stato possibile connettersi, la navigazione è stata stabile nell’81 per cento dei casi, nell’11 per cento dei casi ci sono state disconnessioni ma con possibilità di riconnettersi. Nell’8 per cento dei casi, dopo la disconnessione, non è stato possibile riconnettersi. In pratica, la rete non compariva più nell’elenco delle reti disponibili.

“La piena funzionalità degli hotspot è stata rilevata principalmente presso le sedi istituzionali, municipali e dipartimentali, di Roma Capitale (75 per cento di hotspot funzionanti) e nei musei afferenti la Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali (73 per cento); nel caso delle Biblioteche di Roma, gli hotspot sono risultati funzionanti nel 50 per cento dei casi e, per quanto riguarda gli istituti scolastici, nel 24 per cento dei casi”. A livello territoriale, “le maggiori criticità si rilevano nei Municipi XII e XV e nei Municipi IV e V (rispettivamente 75 per cento e 71 per cento di hotspot ispezionati non funzionanti/non presenti)”.

LA CARTELLONISTICA

“La riconoscibilità dell’hotspot – ha segnalato l’Acos – è stata valutata in base alla presenza o meno del cartello, recante il logo, nelle immediate prossimità del punto indicato (50 metri circa). La verifica di questo indicatore, particolarmente importante per la stessa fruizione del servizio, restituisce un risultato negativo: complessivamente, infatti, è riconoscibile solo il 35 per cento degli hotspot ispezionati”. È stato così appurato “all’esito di questa verifica che non sussiste alcuna correlazione tra la presenza o meno della segnaletica e la funzionalità del servizio, in quanto in entrambi i casi di cartello presente o mancante la funzionalità si attesta intorno al 50 per cento. A parte le sedi Atac, i Pit e il Centro commerciale, dove non è stato rilevato alcun cartello, a soffrire di più in termini di riconoscibilità sono le sedi delle Biblioteche di Roma (86 per cento delle sedi ispezionate prive di cartello), gli istituti scolastici (61 per cento), i musei (55 per cento); le sedi istituzionali sono le più riconoscibili, con “solo” il 45 per cento delle sedi prive di cartello”.

Aggiornato il 13 giugno 2023 alle ore 16:58