«Orlando dimentica i diritti dei gay»

«La giunta Orlando “dimentica” per convenienza politica i traguardi sul fronte dei diritti degli omosessuali. Il movimento LGBT (lesbian, gay, bisexual, transgender)? Ormai più che un movimento d’opinione sembra una corporazione». Non utilizza giri di parole Gaetano D’Amico, radicale gay palermitano leader del comitato per i diritti civili “Esistono i diritti”. Mentre il movimento celebra l’eccellente risultato del Gay Pride di sabato nel capoluogo siciliano, la sua voce si alza fuori dal coro e non risparmian nessuno: «Non è stata spesa nemmeno una parola per ricordare i quattro omosessuali condannati a morte in Iran» tuona D’Amico. «In compenso - prosegue - si è fatto un gran parlare della possibile estensione della legge Mancino al reato di omofobia. Sono omosessuale, ma sono anche liberale, e non mi sono mai andate a genio le “leggi speciali”». Ma soprattutto, lamenta il radicale D’Amico, «Non è stato detto nulla sul risultato ottenuto lo scorso anno proprio a Palermo nel solco del riconoscimento dei diritti civili». Risultato storico ma al tempo stesso scomodo, perché conseguito sotto un’amministrazione di colore opposto all’attuale.

Facciamo un passo indietro. Nel 2011, dopo il Gay Pride palermitano, D’Amico s’interroga sul perché, finita la manifestazione, per il resto dell’anno il movimento LGBT si disinteressi totalmente della lotta politica. Nasce così il comitato “Esistono i diritti”, che redige un appello per il riconoscimento delle unioni civili, che verrà in breve tempo sottoscritto da oltre 500 tra intellettuali, giornalisti, politici e personaggi dello spettacolo: da Franco Battiato e Andrea Camilleri a Ficarra e Picone, fino alla squadra bipartisan di parlamentari regionali composta da Giuseppe Apprendi (Pd), Alessandro Aricò (Pdl), Giulia Adamo (Udc) e Francesco Musotto (Mpa). Il 13 maggio dello stesso anno l’appello diventa una mozione, che approda al consiglio comunale di Palermo sostenuta dall’allora consigliere Idv Fabrizio Ferrandelli. Passerà con 19 voti a favore (tra cui Pd, Idv, Grande Sud e buona parte del Pdl), 3 contrari, e 5 astenuti, impegnando il sindaco ad istituire un registro cittadino delle unioni civili e di fatto, e a portare la medesima istanza all’Assemblea Regionale Siciliana. Vi arriverà effettivamente poco dopo, arenandosi però già al suo ingresso in commissione Affari istituzionali.

«Da allora si è fermato tutto» dice D’Amico. «A distanza di un anno il Gay Pride si è dimenticato che il comune di Palermo aveva approvato una mozione per i diritti civili. Se n’è dimenticato anche il sindaco Orlando, che alla manifestazione è venuto soltanto fare passerella politica, nonostante quell’importante mozione fosse stata sostenuta proprio dal suo partito».

Ma D’Amico non ci sta, e non vuole mollare per non perdere per strada quello che il movimento è riuscito a raccogliere: «A tutti quelli che ci hanno sostenuto lancio un appello affinché continuino a sostenere nei propri ruoli istituzionali la mozione sui diritti civili sia in consiglio a Palermo sia in Assemblea regionale. La battaglia sulle unioni civili - dichiara il presidente del comitato “Esistono i diritti” - si vince solo con una lotta transpartitica, e non semplicemente ideologica».