Sceriffi di Nottingham e panettiere suicida

Eduardo De Falco, di Casalnuovo (Napoli), un giovane panettiere di 38 anni non ce l’ha fatta e si è suicidato, inalando il gas della sua auto. Se si legge distrattamente questa notizia, si può commentarla con troppa faciloneria come l’ennesima “vittima della crisi”.

E in effetti il grosso dei titoli dei quotidiani da cui è stata data questa brutta novella titolano proprio così: “Vittima della crisi”. In realtà basta leggere le prime righe degli articoli per rendersi conto che Eduardo De Falco si è suicidato perché ha ricevuto una multa salatissima dall’Ispettorato del Lavoro. Avrebbe dovuto pagare 2mila euro entro oggi e altri 10mila dilazionati. Non riusciva a pagarle. Ma ancor più incredibili sono le motivazioni della multa: non versava i contributi della moglie, che era sua dipendente nella sua piccola panetteria e pizzeria. La moglie, che lo aiutava in negozio, appariva agli occhi dello Stato semplicemente come un “lavoratore in nero”. Eduardo De Falco per lo Stato era un imprenditore che evadeva la previdenza dando lavoro nero a un dipendente, come se avesse impiegato un immigrato clandestino o un abusivo italiano.

La vicenda di De Falco mette in luce le leggi con cui viene tassata e obbligata a pagare i contributi ogni famiglia italiana. Nel Bel Paese, infatti, sono tutti contribuenti e contributori individuali. Come ricorda Oscar Giannino sul Leoni Blog (http://www.leoniblog.it/2014/02/21/eduardo-il- panettiere-suicida-contro-uno-stato-pazzo/) non esiste quoziente familiare (come in Francia) e non c’è alcuna possibilità di scegliere fra tassazione individuale o cumulo (come negli Usa). Ogni cittadino è solo di fronte alle regole del fisco e della previdenza. Almeno, fino agli anni ’90, un familiare poteva lavorare a titolo gratuito nell’impresa familiare. Dal 1986, spettava al familiare dichiarare i propri redditi di impresa scegliendo di indicare espressamente se vi stesse lavorando in modo prevalente e continuativo. È dal 1995, invece, che c’è l’obbligo per ogni familiare/ dipendente di iscriversi alla gestione speciale dei lavoratori autonomi dell’Inps.

Un fisco avido di tasse e una previdenza sociale sempre sul bilico del rosso hanno, insomma, creato condizioni talmente sfavorevoli da scoraggiare il lavoro. A un familiare conviene non lavorare nell’azienda di famiglia, così come a un lavoratore autonomo che presta collaborazioni occasionali conviene farsi pagare tanto (abbastanza da ammortizzare i contributi) o stare a casa in panciolle. È una situazione grottesca che ostacola ulteriormente il mercato del lavoro e l’occupazione, assolutamente deleteria in un periodo di vacche magre e bassa occupazione.

Eduardo De Falco, dunque, non è una “vittima della crisi”, ma è un uomo che ha scelto di suicidarsi perché lo Stato gli impediva di uscire dalla crisi. “Non siamo ladri, né sfruttatori”, era scritto su un cartello dei commercianti, solidali col defunto, raccolti di fronte al suo negozio chiuso. Non si riesce a dare la colpa a nessuno: lo Stato è un ente impersonale, fatto di regole e funzionari costretti a obbedirvi. Ma soprattutto, è un ente sempre più lontano dalla realtà. Oltre che dalla gente che dovrebbe governare.

Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 20:10