Un teatrino di smargiassi

È finita come era ovvio che finisse, tra ipocrisie smargiasse, piccinerie e il lato peggiore del menefreghismo verso il Paese, governati dalla minoranza più ridicola del mondo che mette assieme solo il desiderio di poltrone, stipendi, privilegi e tesserini, in barba ad ogni dignità, rispetto, coerenza e onestà sia intellettuale che elettorale. Insomma, andassero a spiegare agli elettori che li hanno portati al Senato, perché sostenessero il centrodestra, che hanno scoperto all’improvviso di amare la sinistra. Per carità la libertà è libera per questo, per cambiare giudizio e posizione senza autorizzazione. Dopodiché, però, nessun lamento se il verdetto è “tradimento”. Perché sia chiaro: anche noi siamo liberi di giudicare i comportamenti dei parlamentari. Anzi, a dirla tutta, siamo molto più in diritto per almeno due ragioni. La prima è che lo stipendio da nababbo che prendono arriva dal sudore nostro, la seconda è che in Parlamento ci vanno grazie a noi e per delega del popolo sovrano. Sia come sia, abbiamo assistito al teatrino degli smargiassi con Matteo Renzi che sbatteva sotto il muso di Giuseppe Conte le promesse disattese, le parole rinnegate. Roba da matti, proprio lui che aveva garantito di lasciare la politica se avesse perso al referendum e che mai nella vita si sarebbe coalizzato coi grillini. Per non dire che Renzi ha mentito anche quando ha promesso di passare all’opposizione, garantendo che si sarebbe schierato contro Conte. Perché se avesse avuto voglia di mantenere la parola, anziché l’astensione, ieri sera avrebbe dovuto votare no, col risultato che adesso Conte sarebbe stato per davvero a mettere nei bagagli pochette, cravatte e brillantina.

Perché fatevi i conti: 156 contro 140 con 16 astenuti di Italia Viva. Ebbene, se quei 16 avessero votato contro ci saremmo liberati dei giallorossi. Dunque, Renzi ha detto l’ennesima bugia, promettendo una cosa e facendone una diversa, perché in realtà muore dalla voglia di rientrare e finirà così, con la differenza però che dovrà rientrare con la coda fra le gambe. Ecco perché ieri abbiamo scritto che i due Mattei della politica, Renzi e Salvini, non solo non ne hanno azzeccata una ma hanno fatto da grandi sponsor, perché senza le loro scriteriatezze Conte sarebbe rimasto un professore sconosciuto, altro che premier. Invece, di sciocchezza in sciocchezza, Salvini e Renzi hanno trasformato un bonsai in un baobab e Conte in un premier immortale, applausi. Del resto, senza Salvini non sarebbe nata la iattura gialloverde e senza Renzi quella giallorossa. Dopodiché il resto è quello che vediamo: in Italia non si vota nemmeno per sogno, può succedere di tutto come è successo ieri, può comporsi una maggioranza di transfughi, frustrati del futuro, banderuole, una maggioranza minoranza. Perché 156 non è 161, ma qualcuno ha deciso che l’Italia, nonostante il dramma della crisi, vada bene e non si voti, punto. Qualcuno ha deciso che l’Italia può essere guidata da un governo di sinistra sostenuto dai voti di chi stava a destra, un governo che nelle commissioni andrà sotto, un governo che dovrà pagare cambiali politiche ai peones e agli eletti per caso come i turisti, un governo che al Senato non ha la maggioranza assoluta, un governo che tutti i sondaggi danno perdente. Un governo guidato da un premier sovranista e anti sovranista, europeista e antieuropeista, populista e antipopulista, insomma: giano bifronte.

Qualcuno ha deciso che pur di non votare dobbiamo subire un esecutivo che ha spaccato l’Italia in due, fra statali e privati, bruciato 200 miliardi senza che il Pil se ne accorgesse, creato il caos con la scuola, coi vaccini, coi colori regionali, generato una bomba atomica fiscale di 50 milioni di cartelle, erogato il reddito ai malfattori per incapacità di controllo, esasperato fino al punto di rottura chi alza la serranda e chi lavora. Perché questo è quel che ha fatto il Governo giallorosso dopo le idiozie dei gialloverdi, ma il peggio è che si ritenga così cretino il popolo da fargli credere che questi stessi “personaggetti” come direbbe Vincenzo De Luca, edulcorati da qualche ministro peones e sottosegretario turista per caso, da domani diventino Nobel della capacità economica, sociale, industriale e programmatica politica, per salvare il Paese e portarlo a volare. Forse a volare giù dalle scale o dal balcone, dal quale i grillini brindavano alla sconfitta della povertà, ai grandi successi della storia, alla vittoria sulla casta, alla faccia della coerenza, visto che loro hanno creato molto più di una casta: una compagnia di canto da grande fratello, una politica orwelliana, un combinato disposto fra ex tutto di sinistra e di destra, metà e metà. Insomma la qualunque, pur di comandare a dispetto della democrazia, perché il voto è l’essenza della democrazia. Non solo non faranno meglio del peggio che hanno fatto e il Conte tris continuerà a sgretolare l’Italia, non solo non si saprà il colore del “nuovo che avanza” perché il giallorosso con Renzi sì e no, con un po’ di destra e un po’ di sacrestani, un po’di socialisti da vedere e qualche scappato di casa, diventa una miscela da imbianchino e basta. Ma porteranno l’Italia alla discarica, altro che green economy: finiremo a Malagrotta. Comunque sia diamoci pace, perché così è se vi pare, grande Luigi Pirandello. E fintanto che il popolo italiano non imparerà a votare e a farsi sentire, ovviamente civilmente, oppure a disobbedire sempre legalmente, a farsi rappresentare come Dio comanda, ci tratteranno come vediamo. Perché, tutto sommato, forse ce lo meritiamo. Viva l’Italia, la libertà, il pluralismo, la democrazia, viva il futuro del libero pensiero.