Quante divisioni ha Ursula von der Leyen?

Il Parlamento europeo chiama Charles Yves Jean Ghislaine Michel, presidente del Consiglio europeo, ed Ursula von der Leyen, presidente della Commissione esecutiva dell’Unione europea, a riferire sul ormai famoso “sgarbo del divano” del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Costui, come si sa, nel ricevere i due rappresentanti dell’Unione, preparò una sola poltrona per Charles Michel, costringendo Ursula von der Leyen a sedersi sul sofà.

Questo dopo poche settimane da un altro incidente, che ha fatto scandalo. Il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Viktorovič Lavrov, in genere gran diplomatico, garbato e spiritoso, ha in sostanza preso a pesci in faccia l’Altro rappresentante per la politica estera, in pratica il suo omologo dell’Unione europea. Molti eurodeputati accusano i responsabili delle relazioni internazionali dell’Unione di non dare credibilità alla sovranità internazionale della stessa. Di certo, Charles Michel non si sarebbe mai dovuto sedere su quella poltrona. Avrebbe fatto meglio a cedere il posto ad Ursula von der Leyen, sia per ovvia cavalleria, sia per dimostrare ad un integralista islamico turco che nell’Unione – alla quale la Turchia vorrebbe aderire – una donna, preparata ed energica, può bel essere il capo dell’Istituzione di governo.

Tuttavia, la sottovalutazione del ruolo politico internazionale dell’Unione europea ha un motivo istituzionale ben preciso. Tra i classici in genere citati da chi non li ha letti vi è il “Della Guerra (Vom Krige)” di Carl Philipp Gottlieb von Clausewitz, per via di quella frase “la guerra non è che la politica condotta con altri mezzi”. Formulazione in realtà non esatta. Sarebbe stato più preciso scrivere “la guerra è uno degli strumenti, l’estremo, della politica internazionale”. Prova ne è, in questi giorni, l’ammassamento di truppe russe ai confini con l’Ucraina. Concetto che intese esprimere Stalin quando, in merito all’influenza esercitata in Italia dal vescovo di Roma, chiese, incredulo: “Quante divisioni ha il Papa?”. Allorché lo stesso, quando la Germania nazista cominciò ad invadere l’Unione sovietica, consapevole che i russi non avrebbero combattuto per il comunismo ma per la Santa Russia, mise da parte l’ateismo ed acconsentì al Santo Sinodo di eleggere un nuovo Patriarca, si vide donare da questi, in atto di ringraziamento, una divisione corazzata.

È questo il punto: l’Unione europea riunisce una commissione dei capi di Stato maggiore degli Stati membri, diretta da un presidente, in cui si elaborano tante belle cose, ma non ha una divisione sua, o una squadriglia aerea che sia una o una flotta. Ci sono quelle degli Stati membri con le proprie catene di comando, senza nessuna catena di comando che faccia capo alla Commissione di governo dell’Unione europea. C’è l’Alleanza atlantica della quale l’Unione europea, senza proprie forze armate, non fa parte, e la cosa indebolisce l’Alleanza stessa. Fino a quando non s’avranno unità militari inquadrate in catene di comando, facenti capo all’Unione, le Istituzioni della medesima non potranno avere una politica internazionale in grado di difendere gli interessi comuni dei propri Stati membri. Qualcuno continuerà a stare in piedi senza neppure uno sgabello per lui.