Restano i nomi degli spioni italiani

Fino a sei mesi fa i giornali pompavano la notizia del coinvolgimento di Leonardo nell’ipotesi di brogli elettorali in danno di Donald Trump. Oggi della spy story in salsa tricolore si parla sempre meno, e circa cinquecento riferimenti italiani del Deep State starebbero tirando un bel sospirone di sollievo a pieni polmoni. Ma la storia è davvero finita o Trump può ancora mollare un colpo ferale contro i suoi detrattori italici?

La vicenda della frode elettorale è stata metabolizzata dall’ex presidente Usa, che ora lavorerebbe alle prossime tornate elettorali: in mano agli avvocati di Trump rimangono le indagini e le prove ufficiali dell’Fbi in merito a circa cinquecento italiani importanti e convolti nello spionaggio a favore di multinazionali, banche d’affari, società informatiche, telefoniche e di security. L’Fbi ha tracciato l’ultradecennale vitalizio, continuo in alcuni casi e periodico in altri, verso alti dirigenti, politici, banchieri, immobiliaristi, tecnici, docenti universitari, funzionari statali, manager di multinazionali, magistrati e superpoliziotti italiani. Tutti cittadini italiani accusabili d’intelligenza col nemico: da sottolinearsi che non c’è nemmeno la giustificazione di collaborazione con uno Stato del “Patto Atlantico”, perché circa cinquecento italiani (forse anche più) sarebbero a servizio di strutture multinazionali private, società che vendono i loro servigi agli Stati grazie all’aiutino di funzionari corrotti.

Insomma, una supercupola a servizio del nemico, pronta a far svendere pezzi d’Italia, ad aggiustare processi, a manovrare appalti nei lavori pubblici e forniture alle Pubbliche amministrazioni. La “Loggia Ungheria” non è sola e, forse, è stata soltanto un piccolo tassello, utile a intermediare l’aggiustamento di processi amministrativi. L’organizzazione, che Indro Montanelli appellerebbe dei “camerieri del nemico”, s’è sviluppata e implementata tra il 1993 ed il 2001 (durante la presidenza Bill Clinton): quindi l’albero s’è irrobustito, garantendo informazioni e affari ai vari Black Rock, Blackstone, Merrill Lynch, Citibank, Barclays Global Investors, hedge fund vari e poi anche varie telefoniche, informatiche e chimico-energetiche.

Il professor Giuseppe Guarino, giurista e accademico spentosi ad aprile 2020, spiegava che questo groviglio spionistico finanziario in danno dell’Italia sarebbe cresciuto esponenzialmente dopo il 1992, con Tangentopoli (ne parla anche Angelo Polimeno Bottai nel libro “Alto Tradimento”, raccogliendo l’inedita testimonianza del professor Guarino): così dopo la riunione sullo yacht Britannia, dove magistrati ed alti dirigenti di Stato s’accordavano sulla manovra “Tangentopoli-Mani Pulite”, si sviluppava nel Paese l’intelligence in favore delle multinazionali, delle privatizzazioni e delle svendite. Un esercito di traditori oggi legati a filo doppio alla fondazione di Hillary Clinton, con posti dirigenziali nei ministeri chiave, a Palazzo Chigi, nelle principali partecipate, in ferrovie ed autostrade, in Telecom, in Enel, in Eni, in Rai, in Finmeccanica… e dulcis in fundo in Leonardo.

Un groviglio d’ometti e donnicciole di bassissima tensione morale ed etica, ma utili allo scopo. “Mafia comanda e picciotto risponde” veniva detto ad Alberto Sordi ne il “Mafioso” (film di Alberto Lattuada). Si tratta d’un manipolo d’italiani ben posizionati, a cui verrebbe garantito un vitalizio (quello classico delle spie su conto estero intangibile) oltre alla buona posizione lavorativa in Italia, la sistemazione di figli, moglie ed amante: poi tutto il resto se lo procurano con l’intrigo acciuffando case e terreni alle aste (per l’occasione truccate).

Ma non compromettiamoci oltre, l’intelligence Usa ha tracciato tutto. Sa che gli spioni italiani hanno una rete che spazia dai media (giornali e tivù), alle banche, passando per tribunali e uffici fiscali vari (mandano prescritte le cartelle di sodali ed amici). Di questa gente non ci sarebbe traccia negli elenchi dei massoni depositati al Viminale dalle logge del Grande Oriente: le spie sono state scelte dalle grandi società estere scartando i massoni denunciati ed i personaggi pubblici con evidente esposizione politica. La cernita è stata fatta tra l’alta dirigenza felpata e silenziosa, tra le seconde e terze fila della politica, tra gli ufficiali meno esposti.

Ora in tanti si chiederanno fino a che punto a questi “camerieri” sarebbe stata garantita l’impunità, la scudazione di danaro e patrimoni? Di fatto a questi loschi figuri è stata garantita alternanza e avvicendamento nei ranghi dirigenziali (pubblici e privati) dello Stivale. Negli ultimi anni, per coprire anche i settori social e le varie influenze, le multinazionali hanno reclutato anche i Italia una decina d’influencer rese oltremodo ricche. S’evitano volutamente i nomi di questa gente in vista (dai dirigenti ai politici passando per gli influencer) perché, nel caso querelassero, si potrebbe finire nelle mani d’un magistrato collegato al “sistema”.