Quirinale, Salvini va oltre Berlusconi e prepara un “Piano B”

Matteo Salvini punta su Silvio Berlusconi al Quirinale. Ma c’è da credergli? Secondo fonti vicine al Carroccio, il leader della Lega è impegnato a non farsi schiacciare sull’unica carta sul tavolo, quella che vede il Cavaliere candidato unico e unitario del centrodestra. “Perché – questo il ragionamento di un fedelissimo leghista – se Berlusconi fallisse ci troveremmo tutti in difficoltà. Il centrodestra rischierebbe l’esplosione e non possiamo permetterlo”. Da qui la necessità di valutare anche un “Piano B”. La prima opzione della Lega e di Fratelli d’Italia resta comunque ancora quella del Cavaliere. Anche se i dubbi cominciano a serpeggiare. Così il leader del partito di Via Bellerio non scarta affatto l’eventualità che si possa trovare un’intesa su una figura d’area. E di portare al tavolo della trattativa una rosa di nomi di centrodestra che al momento sarebbe composta da Letizia Moratti in primis, più dietro nelle preferenze Maria Elisabetta Alberti Casellati e Marcello Pera.

Con la possibilità pure che in una situazione di caos si vada sul premier Mario Draghi. Perché se dovesse emergere la ‘carta’ dell’ex numero uno della Bce dopo la quarta votazione “sarebbe difficile dire di no”, spiega un esponente leghista, premettendo che sarebbe una sconfitta se si andasse su Mario Draghi o su un “Mattarella bis” alla quinta votazione. La partita al momento resta bloccata. Il Cavaliere ha sentito Salvini, gli ha assicurato che il primo obiettivo è quello di preservare l’unità della coalizione. Ma per ora l’ex premier è intenzionato ad andare fino in fondo. Non considererà un “Piano B” se non davanti ad un precipizio, riferiscono fonti parlamentari azzurre.

Dal canto suo, Berlusconi pensa di ottenere una quarantina di voti tra coloro che nel Pd e nel Movimento 5 stelle sono scontenti della linea dei vertici. E una cinquantina, invece, arriverebbero, a suo dire, “a titolo personale”, ovvero grazie ad interlocuzioni personali. Insomma, il Cavaliere è alla ricerca di quel consenso largo che gli chiedono Lega e Fdi. Consenso che secondo Vittorio Sgarbi, ricevuto nella Villa di Zeffirelli, si appaleserà con i voti segreti. “Matteo Salvini e Giorgia Meloni non mi tradiranno”, ripete l’ex premier ai suoi. Il timore è che possa venire a mancare un numero di voti proprio in FI e tra gli ex forzisti. “Al massimo si può arrivare a 400 voti. Come si trovano gli altri cento e più?”, si chiede uno dei diversi parlamentari scettici sull’operazione.

Ma in ogni caso Pd, M5s e Leu hanno intenzione di serrare i ranghi. Le prime tre votazioni dovrebbero andare in bianco in entrambi gli schieramenti. E i fari sono puntati nel Gruppo misto, nella pattuglia di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro e dentro Italia viva. Voti che risulteranno comunque decisivi. Ma se dai calcoli mancano una quarantina di voti alla quarta votazione il rischio è che possano servirne di più dopo la notizia del vertice a tre che si terrà venerdì. Coraggio Italia ha stilato un documento spiegando di non avere nulla in contrario alla candidatura di Berlusconi a patto che ci siano le condizioni.