Il voto è ancora un diritto?

Fiumi di inchiostro sono stati utilizzati per commentare il mancato raggiungimento del quorum per i referendum sulla giustizia. Ancora di più ce ne saranno per i risultati delle amministrative. Ma non è di questo che vogliamo parlare. L’attenzione si volge all’estero, negli Stati Uniti: Paese pieno di nostri connazionali, i quali in moltissimi casi hanno raggiunto livelli di eccellenza che si riverberano positivamente sul nostro Bel Paese. Ecco, i cittadini italiani residenti all’estero sono tutelati nel loro diritto di voto? O meglio, per i cittadini italiani residenti all’estero il voto è ancora un diritto? A quanto pare no. E non perché non abbiano voglia di compiere questo atto democratico teoricamente tutelato dalla Costituzione (l’articolo 48 che sancisce tale diritto, lo definisce anche come un dovere civico). Ma semplicemente perché non hanno ricevuto le schede elettorali.

È quanto denuncia Andrea Di Giuseppe, presidente del Com.It.Es (Comitato Italiani all’Estero) di Miami: “Ho ricevuto almeno un centinaio di segnalazioni di cittadini ai quali non sono stati proprio consegnati i plichi per poter votare. Al di là dell’interesse dei singoli per il referendum, se si cominciano a mettere in discussione dei diritti fondamentali come il voto, la situazione diventa preoccupante e grave”.

Di Giuseppe ha anche cercato delucidazioni dal console generale a Miami, ma ormai il danno è fatto. Ma una democrazia che boicotta il diritto/dovere del voto, si può ancora definire tale?

E il fatto che si tratti di cittadini residenti all’estero non rende la questione meno grave, anzi. Queste persone, anche se fisicamente vivono in un altro Paese (e chissà cosa li ha spinti a prendere questa decisione niente affatto semplice), sono a tutti gli effetti italiani. Se non si sentissero più tali, dopo anni all’estero avrebbero diritto di chiedere una nuova cittadinanza. Se non lo hanno fatto è perché si sentono italiani (e forse sperano di poter tornare un giorno in quello che fu un gran Bel Paese). Parafrasando il celebre testo del pastore luterano e teologo tedesco Martin Niemöller, dobbiamo tutti protestare per il voto negato perché potrebbe arrivare un momento nel quale non ci sarà più nessuno a poterlo fare.