Migranti e barconi: le verità scomode

Quante macchie orribili sulla nostra pelle di giaguari d’Europa! Ieri fu la mancata liberazione degli schiavi prigionieri dell’Isis (vedi il genocidio degli Yazidi, dei cristiani e di tutti coloro che non fossero musulmani radicali) e oggi è l’assenza di una strategia comune, per impedire a criminali libici e ai loro fiancheggiatori il controllo e la gestione dei traffici di esseri umani nel Mediterraneo. Da tempo ormai, in assenza di una qualsiasi strategia di prevenzione e di risposta adeguata all’aggressione criminale che sta a monte di questa inarrestabile ondata di sbarchi di migranti economici, si assiste passivamente al letterale genocidio di persone inermi. Perché solo in questo modo si può configurare la nuova Shoah di decine di migliaia di persone seppellite nei fondali del Mar Mediterraneo, e morte in mare da quando è iniziato questo orribile assalto alle nostre coste indifese di migliaia di natanti fatiscenti, fatti apposta per autoaffondarsi, in modo da mutare (letteralmente) in naufraghi e quindi in profughi quei clandestini che si imbarcano in viaggi a pagamento ad altissimo rischio.

Chi dirige questi flussi di irregolari per mero traffico e sfruttamento di una risorsa umana considerata semplicemente “merce”, da spostare per avidità di denaro e di guadagno da una costa a un’altra, si disinteressa delle condizioni del mare e delle stagioni, continuando da un decennio a questa parte ad ammassare migranti paganti sui barconi, costringendoli in pratica a farsi naufraghi per essere soccorsi e richiedere poi un riconoscimento del diritto all’asilo, infondato per almeno il 95percento dei casi! La Convenzione di Ginevra e il diritto del mare, da pilastri dei diritti umanitari, sono così divenuti un vero e proprio grimaldello giuridico per scardinare dall’interno sia il diritto internazionale che quello nazionale, per chi come l’Italia abbia sottoscritto le relative convenzioni e trattati. E, guarda caso, non si registrano sbarchi di migranti nei ricchissimi Paesi petroliferi del Golfo Persico, Arabia Saudita in testa a tutti, che “non” hanno mai aderito alla convenzione di Ginevra e praticano impunemente i respingimenti via terra e per mare!

In realtà l’abuso sistematico, programmato e criminale del diritto del mare, che prevede il salvataggio obbligatorio da parte delle navi di passaggio nei confronti di chiunque sia alla deriva o cada in acqua dopo un naufragio, rappresenta una violazione strumentale della fattispecie dell’emergenza dovuta a disgrazia e al caso, dato che nelle nuove migrazioni accade esattamente il contrario. Infatti, ieri i naufraghi che venivano recuperati non solo dichiaravano la propria identità e il Paese di appartenenza, ma chiedevano ai loro salvatori di essere immediatamente rimpatriati, per ricongiungersi alle famiglie e riguadagnare il proprio posto di lavoro per chi lo aveva.

E questo perché l’evento calamitoso del “naufragio” rappresentava una circostanza assolutamente eccezionale, mentre viceversa, nel caso dei barconi che arrivano a migliaia sulle nostre coste si tratta di una pianificazione criminale organizzata: in cambio di denaro (una vera fortuna per i più poveri!) le persone vengono stipate all’inverosimile in natanti di fortuna e i motori sistematicamente danneggiati o messi fuori uso dagli scafisti a bordo, in modo che i passeggeri siano considerati a tutti gli effetti “naufraghi” con diritto assoluto di soccorso e salvataggio da parte di chiunque si trovi nel raggio utile per intervenire.

Questi ultimi, a loro volta, hanno il diritto di richiedere l’approdo in un porto sicuro per le loro navi, in modo da far sbarcare i naufraghi che però, nel caso dei barconi, non sono veri come quelli di prima, essendo semplicemente dei profughi economici che si autoaffondano, o bloccano e danneggiano volontariamente i motori in alto mare per essere soccorsi! Ora, i numeri di massa che si raggiungono con queste operazioni sciagurate in un periodo medio-breve sono a tutti gli effetti omologabili a atti di pirateria a danno dei migranti e delle Nazioni mediterranee di destinazione, per cui si potrebbe parlare di minaccia vera e propria agli interessi vitali dei Paesi aggrediti, tanto da poter invocare l’assistenza militare dell’Alleanza alla quale appartengono, per un’azione incisiva di commandos ai fini dell’eliminazione delle basi, dei covi e dei natanti prima che vengano utilizzati per il trasporto dei loro carichi umani.

Qualcuno deve pure poter rispondere alla domanda in merito a quale sia la differenza tra l’Al Qaeda di Bin Laden che fa tremila morti alle Twin Towers e questi altri, veri e propri terroristi criminali senza scrupoli, che ne fanno alcune decine di migliaia in meno di un decennio. Forse che questi ultimi sono meno colpevoli dei fondamentalisti islamici? E perché il mondo libero non dice forte e chiaro ai loro Stati-sponsor, in particolare alla Libia, che questa strategia genocidiaria e ferocemente aggressiva verso i Paesi mediterranei confinanti sarà da ora in poi considerata un “atto di guerra” e come tale trattato, con un adeguato e proporzionale ricorso alla forza armata? Le organizzazioni criminali che ci hanno dichiarato guerra sul corpo dei migranti sfruttano in pieno le nostre fragilità “buoniste”, per cui invece di contrastare il fenomeno rivedendo le norme internazionali che lo favoriscono, apriamo immensi varchi alla penetrazione di migranti economici che sfruttano la protezione internazionale.

Considerato che i riconoscimenti dello status di rifugiato rappresentano una frazione trascurabile del volume totale delle richieste di asilo “politico” (e proprio su quest’ultima dizione ci sarebbe da scrivere vari trattati giuridici per giudicare negativamente la quasi totalità delle richieste!), i restanti riconoscimenti fanno riferimento per una aliquota minoritaria alla protezione sussidiaria e, in assoluta maggioranza, a quella umanitaria, ritenuta da molti analisti e osservatori indipendenti eccessivamente estensiva perché, poi, un permesso di soggiorno con validità annuale non si nega a nessuno di coloro che hanno rischiato la vita e tutto quanto possedevano le loro famiglie, lasciate indietro per pagarsi un viaggio della speranza.

Questo ha significato negli anni veder crescere i ricongiungimenti per motivi di lavoro (che danno diritto a un permesso ben più lungo di quello per motivi umanitari), con il paradosso che molti dei beneficiari chiudono nel cassetto i documenti italiani, rilasciati a seguito del riconoscimento ottenuto fin troppo spesso declinando false generalità e una nazionalità volutamente errata, andando poi a bussare alla porta dei rispettivi consolati e ambasciate dei Paesi di origine. Stati dai quali in teoria i richiedenti sarebbero stati perseguitati e con cui non avrebbero dovuto avere mai più contatti, ma dato che non hanno nulla da temere, in realtà, i finti profughi possono formulare la richiesta “corretta” per la duplicazione dei documenti “smarriti”, dovendo fare nome e cognome esatti dei familiari rimasti in patria e per i quali si ha diritto al ricongiungimento.

E qui si apre un altro capitolo dolorosissimo e spinosissimo per tutte le forze politiche italiane che, di fatto, per decenni hanno girato la testa dalla parte opposta e continuano a farlo. I dati di fatto sono i seguenti. Il problema degli immigrati, come si vede nelle maggiori realtà urbane italiane ed europee, non sono i “barconi” ma i così detti “overstayers”, che sono invece milioni! Come i bene informati sanno (e i politicamente corretti fanno finta di ignorare), le nostre città sono sommerse dalla presenza di moltissimi cittadini che vengono in particolare dal Bangladesh e che arrivano in Italia con permessi temporanei “regolari”, per motivi di studio o turismo. Alla scadenza di questi titoli provvisori di soggiorno, molte centinaia di migliaia di costoro si “immergono” letteralmente nelle società ospiti, divenendo invisibili dietro i banconi di bar, ristoranti, piccoli esercizi commerciali, assistenza alle famiglie, che ne fanno, da un lato, dei percettori di reddito in nero responsabili della creazione di una massa considerevole di denaro in valuta contante e non tracciabile, veicolata ai Paesi d’origine come rimessa di emigranti tramite le più moderne tecnologie di transfer money, non soggette a prelievo fiscale alla fonte.

Pertanto, il permanere di questa considerevole massa di immigrati irregolari sul territorio dei Paesi ospiti che, come noi, hanno un’elevata protezione da Welfare, fa sì che queste stesse persone utilizzino “tutti” i servizi pubblici a disposizione (sanità, scuole, trasporti) senza mai pagare un solo centesimo di tasse all’erario italiano, ad esempio. Quindi, come si vede, qui da noi moltissimi immigrati sono tutt’altro che delle risorse! Invece di chiedersi, da destra e da sinistra, e di indagare (sia in termini di sicurezza che politici) quali siano in realtà i circuiti criminali di reclutamento e di sfruttamento di questi immigrati irregolari, si fa tutti finta di nulla perché questi lavoratori invisibili, di fatto, sono quelli che mandano avanti un’intera economia nazionale.

Infatti, moltissimi imprenditori del terziario (turismo, commercio, piccole imprese anche a carattere familiare) non potrebbero trovare nessun lavoratore italiano disposto ad accettare paghe miserabili in nero e lavori defatiganti, di basso o bassissimo profilo. Eppure, il vero problema della minaccia concreta di sostituzione etnica (inevitabile, visto che siamo una società immobile e sempre più vecchia, con l’ascensore sociale perennemente in panne) è, in fondo, tutta farina del nostro sacco. Chi se la sentirebbe, tra i politici che fanno un gran chiasso sull’immigrazione, di rimandare a casa loro un paio di milioni di lavoratori che non danno fastidio a nessuno, solo perché semiclandestini più o meno a vita, in mancanza di un serio contratto di lavoro? Anche perché, quando questo contratto viene finalmente offerto loro, i soldi sono sempre pochissimi, soprattutto per coloro che hanno figli il cui mantenimento qui in Italia costa loro quanto il nostro e, quindi, sono comunque obbligati a fare un doppio se non triplo lavoro in nero. C’è qualcuno che vorrebbe, per caso, dare una risposta onesta a queste domande che si pongono la stragrande maggioranza dei cittadini italiani?