Le proteste sono una conseguenza

C’è qualcuno che fa finta di non capire che le proteste dei ristoratori e dei piccoli imprenditori “io apro” (oggi ce ne sarà un’altra a Roma e non autorizzata) sono le prevedibili conseguenze sociali delle demenziali decisioni del Governo di Giuseppe Conte e compagni di destinare buona parte delle risorse scarse a bonus e sussidi a pioggia: dai monopattini, ai cashback, alle lotterie, agli ecobonus, ai rubinetti, ai banchi con le rotelle (per citare solo i più noti e clamorosi sperperi, ma la lista è più lunga). I costi economici, poi, oltre ai ristoratori oggi, li pagheranno le prossime generazioni domani.

Quelle risorse avrebbero dovuto essere concentrate sulle piccole imprese e sulle Partite Iva in sofferenza come hanno fatto i governi di Usa, Germania e altri. Nessuno di quei governi ha minimamente pensato di sperperare risorse a pioggia in spese futili simili a quelle fatte – e solo per raccogliere consensi a pioggia – da Conte e compagnucci. Compito della buona politica è di fissare razionalmente le priorità, non di scialacquare risorse pubbliche per raccogliere facili consensi. E c’è chi per sciocca ed autolesionista fedeltà gregaria alla sua tribù politica (e al suo capotribù) finge come al solito di non capirlo.