La partita Rai, nomine in vista

Si è aperta la partita Rai. Il giornalista, autore, conduttore televisivo e radiofonico, scrittore, Giovanni Minoli ha rotto gli indugi. A 75 anni l’ex direttore di Rai 2, Rai 3, Rai International, ideatore di Mixer, Blitz, Quelli della notte, marito di Matilde Bernabei, figlia di Ettore, il mega-direttore generale degli anni Sessanta e Settanta, si è candidato al vertice della Rai, che è in scadenza a luglio. Un curriculum di tutto rispetto per operare una “Rai-fondazione”, ossia la riformulazione della missione della tv di servizio pubblico “mettendo al centro il prodotto, per ricostruire un modello organizzativo” diverso da quello attuale basato sulle reti.

Una provocazione alla Vittorio Sgarbi o una possibilità concreta da prendere in considerazione? La scelta dell’Amministratore delegato, secondo la legge, è di competenza del ministro del Tesoro, ossia Daniele Franco, ex Banca d’Italia, come il presidente del Consiglio Mario Draghi. In scadenza anche i componenti del Cda, scelti dal Parlamento ad eccezione di uno eletto dai quasi 14mila dipendenti dell’azienda radio-televisiva.

Un vertice di non facile composizione, a causa dell’allargamento della maggioranza di governo (solo Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è all’opposizione) e le divergenze sul futuro assetto delle telecomunicazioni in Italia tra i vari partiti. Dovrà gestire, nel prossimo triennio, il passaggio tecnologico digitale, previsto dal pacchetto di aiuti Ue del “Recovery plan”.

I vertici di viale Mazzini in scadenza hanno preso una decisione impegnativa, fissando una ingente somma per riavere i mondiali di calcio in Rai. La tv pubblica trasmetterà 28 partite delle prime scelte del mondiale in Qatar del 2022, mentre il resto del pacchetto se lo è aggiudicato il colosso americano Amazon di Jeff Bezos che lo aggiunge all’acquisto dei diritti di 16 partite della Champions League 2021-22.

Il calcio è oggetto di sfide televisive di rivoluzionaria grandezza, dopo l’ingresso vincente sul mercato del gruppo Dazn nella serie A. Le partite della Nazionale azzurra di Roberto Mancini restano una prerogativa della Rai, cioè della tv pubblica, come avviene in tutti gli altri Paesi. Si partirà con l’Europeo, rinviato lo scorso anno a causa del Coronavirus, con inizio allo stadio Olimpico di Roma il prossimo undici giugno. Per quella data i giochi al vertice di viale Mazzini dovrebbero essere fatti. A Saxa Rubra, intanto, sono in atto le manovre sul candidato in rappresentanza dei dipendenti.

L’obiettivo indicato tre anni fa, di svincolare la Rai dai partiti, è manifestatamente fallito. Nessuna televisione pubblica al mondo ha tanti telegiornali nazionali nei quali lavorano circa 1760 giornalisti divisi in 8 testate (Tg Uno, Tg Due, Tg Tre, Rai News 24, Giornale Radio, Rai Parlamento, Rai Sport), con un costo aziendale che va da circa 200mila euro per ciascuno dei 210 capiredattori ai 140 per i 300 capiservizio. Pochi i neo-assunti, dopo l’infornata per concorso dei 100 e la sanatoria dei programmisti registi, che lavoravano da giornalisti nelle rubriche.

A livello politico siamo ancora alle aree d’influenza dei vari partiti e sindacati. Ben 660 giornalisti fanno capo alle 22 sedi regionali del TgR, dove esiste anche un direttore responsabile degli immobili, dei tecnici e delle segreterie. Si apre una partita complessa, con l’aggiunta del fattore donna. Guardando gli organigrammi si va dall’ad al presidente, dai direttori di rete a quelli dei telegiornali. Ci sarebbe poi da risolvere la questione del potere degli agenti degli artisti.