“A cena fuori da metà maggio”: titoli e psicosi

Negli ultimi due giorni che Dio ha mandato in terra i lettori romani – e non – del “Messaggero”, parliamo di milioni di persone, si sono convinti che l’amato quotidiano della Capitale si sia messo in testa di fare concorrenza a “Tripadvisor”. Va bene che ci sta la pandemia che tutte le logiche (e i cervelli) si porta via, ma si può aprire in prima pagina così?

Titoli a nove colonne di questo tipo – “A cena fuori da metà maggio” – segnalano in realtà una vera e propria psicosi comunicativa: si insegue il panico della gente, e la rabbia di chi fa i conti con questo mondo alla rovescia, per tentare di vendere più copie. Cosicché lo spazio in prima, che un tempo veniva dedicato a un attentato come quello alle Torri Gemelle, o a un delittaccio romano come quello di via Poma, adesso – e non da due giorni – è appannaggio a giorni alterni o di notizie medico farmaceutiche non sempre verificate né verificabili o ad aneliti di speranza per chi, da questa situazione, è uscito con le ossa rotte. Cioè, in primis, i ristoratori.

Però – sempre che il senso del ridicolo non si trovi anch’esso in terapia intensiva, magari ossigenato da un ventilatore cinese di quelli farlocchi – non sembra tutto ciò un buon motivo per continuare con questi titoli. Di qui a trovarsi in prima pagina il menu turistico delle prossime riaperture – pane, pasta e bruschetta più un secondo a scelta e mezza minerale, a dieci euro – il passo sarà inevitabilmente e inesorabilmente breve.