“Io Apro”: il punto sulle proteste

Tensioni e scontri a Roma, in seguito alla manifestazione di quello che potremmo definire il movimento pro-aperture “Io Apro”, il quale riunisce commercianti e piccoli imprenditori che invocano la fine delle restrizioni e la possibilità di tornare a lavorare, lamentando altresì l’insufficienza dei ristori erogati dal Governo. Al grido di “Libertà, libertà” i manifestanti si sono diretti verso Montecitorio, dove sono stati bloccati dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Non sono mancati gli scontri e le violenze, dovute all’infiltrazione di alcune frange dell’estremismo politico, in particolare di alcuni militanti di Casapound, e a gruppi di facinorosi che hanno iniziato a lanciare bombe carta e bottiglie, determinando così la risposta da parte delle forze dell’ordine. Né si sono fatti attendere i tentativi di strumentalizzazione da parte di certa politica che, per tornaconto elettorale, cerca di cavalcare ogni forma di malcontento popolare e che preferisce soffiare sulla protesta, invece di cercare soluzioni ragionevoli. I portavoce della manifestazione hanno dichiarato di ripudiare ogni violenza, dissociandosi da quanto accaduto e rivendicando il carattere pacifico della loro protesta, il cui scopo è semplicemente chiedere al Governo la possibilità di tornare a lavorare.

Tutto questo è avvenuto in seguito a vari episodi di disobbedienza civile che già nei giorni scorsi si sono verificati e che hanno visto alcuni esercenti delle principali città italiane sfidare i divieti imposti dall’esecutivo e le relative sanzioni, tenendo aperta la loro attività. A questo proposito, la Confcommercio, scesa in piazza, ha lanciato un ultimatum al Governo: o riaperture subito, con date certe, oppure si procederà autonomamente a far ripartire ciascuno le proprie attività.

La giusta reazione alle proteste non è sicuramente la spocchiosa condanna tout court delle manifestazioni, propria di chi non ha la minima idea di cosa significhi mandare avanti un’attività; di quanta fatica e di quanto sacrificio richieda l’essere un imprenditore o un commerciante e, più in generale, l’essere integralmente responsabile del proprio reddito. La violenza e l’idiozia di chi ha preso spunto dall’assalto al Campidoglio negli Stati Uniti (con tanto di travestimenti carnevaleschi) e che voleva fare la stessa cosa anche a Montecitorio, di chi ha sfoggiato saluti fascisti o di chi ha come unico scopo quello di creare disordine, possono e devono essere condannate: ma bisogna sempre tenere presente che la maggior parte dei manifestanti erano semplicemente persone esasperate dalle restrizioni e desiderose di tornare al lavoro quanto prima.

Si può solo immaginare cosa voglia dire essere privati del proprio diritto di lavorare, di essere membri produttivi della società e di guadagnarsi da vivere: significa essere privati della propria dignità, oltre che del proprio reddito. Sono comprensibili la rabbia e l’indignazione da parte di chi, vedendosi costretto a chiudere il proprio negozio o la propria attività, ha dovuto subire anche l’ulteriore umiliazione di vedersi risarcire dal Governo con una vera e propria elemosina, insufficiente anche solo per pagare l'affitto del locale, i dipendenti, le utenze, i fornitori o le tasse, il cui pagamento nessuno ha pensato di sospendere o di abbonare, vista la situazione.

Una delle poche proposte sensate, il famoso “anno fiscale bianco”, è tra quelle più bellamente ignorate. In ogni caso, il Governo sembra aver recepito il messaggio della piazza e degli episodi sempre più numerosi di disobbedienza civile, dato che ora, da più parti, si chiede di ragionare sulla ripartenza e di fare in modo che essa sia resa stabile dall’avanzamento della campagna di vaccinazione. Gli esperti e i consulenti dell’esecutivo temono, però, che un eccessivo allentamento delle restrizioni finirebbe per determinare una nuova ondata di contagi. Arrivati a questo punto, però, penso che non sia più una questione di scelte politiche: se non sarà il Governo a decidere in questo senso, è verosimile che sarà la cittadinanza, di sua iniziativa, a riaprire le attività, a ricominciare a lavorare, a uscire e a vivere normalmente sfidando i decreti e le sanzioni, così come preannunciato dai rappresentanti della Confcommercio.

È ragionevole aspettarsi una vera e propria “catena” di episodi di disobbedienza civile da parte della popolazione, stanca del confinamento domiciliare, ma soprattutto della disoccupazione imposta per legge. Si può e si deve ripartire, ovviamente nel rispetto delle regole di distanziamento e sicurezza. Ma soprattutto si può ed è assolutamente necessario concentrarsi sul reperimento veloce dei vaccini e sulla loro somministrazione su larga scala: magari (e non mi stancherò mai di ripeterlo) coinvolgendo il settore privato e immettendo sul mercato le dosi per chi voglia vaccinarsi senza aspettare la sanità pubblica, lasciando che la “mano invisibile” faccia il suo lavoro e contribuisca a mettere al sicuro la nostra salute, oltre che i nostri portafogli.