Testimonianze: il vaccino e l’informazione

Finalmente mi sono vaccinato: all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Se non avessi visto di persona le attrezzature, l’organizzazione, la cura, la dedizione di tutti i socio-operatori sanitari addetti a quel lavoro, sarei rimasto con l’opinione che m’ero fatto attraverso la stampa e la televisione. In Italia l’Informazione spesso è disfattista e denigratoria. Nell’Ottocento, Ludovico di Breme, lo “spadaccino” del Conciliatore, denunciò la “sguaiata oltracotanza” di certi giornalisti “screanzati e beffardi”, le “inconsideratezze e villanie delle quali traboccano gli articoli di certi fogli, e le mariuolerie di giornalisti stupidi e ridicoli A qual segno non è giunto questo arbitrario abuso della stampa!”. Nel 1928, Giovanni Papini scriveva: “Di tutto quel che accade l’Informazione trae solo il marcio che cola, e non accenna al bene che in qualche modo esiste ancora nel mondo”.

Non c’è da meravigliarsi se, nel Ventennio, Benito Mussolini pose un limite alla libertà di stampa (non la soppresse) perché certi giornali denigravano l’Italia anche all’estero. Friedrich Wilhelm Nietzsche definiva i denigratori “giullari della cultura”, che vogliono abbassare al proprio livello anche i migliori, i più grandi. Diversi anni fa il segretario di un partito italiano comprò un’intera pagina di un giornale straniero, per denigrare l’Italia, la sua terra natia. Cosa crede di averci guadagnato, non dico oggi, ma in vista di una umanità migliore, quell’essere di pietra con quel gesto? E cosa credeva Carlo Emilio Gadda, definendo Mussolini “Maledito Merdonio dictatore impestatissimo, Consule Federsonio, Rosamaltonio enixa”?

Ebbene, mentre aspettavo il mio turno per la vaccinazione, nel vedere quell’ordine, il senso del dovere, in un Paese in cui sembra ch’esistano solamente i “diritti” (come dice la nostra Costituzione, che per ben quindici volte cita i lavoratori, cominciando col dire “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”), ho pensato proprio a quei tempi lontani, in cui gli stranieri, con Winston Churchill in testa, elogiavano l’ordine che regnava in Italia e che non esisteva in nessun altro Paese del mondo. Durante quell’attesa medici e infermieri mi venivano incontro con una cortesia che ormai, da tempo, più non conoscevo. Io non parlo mai a vanvera: quando non ho la certezza assoluta che un mio pensiero, o quello della “gente”, di un giornale, del Governo, della Bibbia o della Chiesa, sia vero, mi documento. E questo ho fatto con la vaccinazione. Fra i tanti giudizi (diciamo le opinioni) che si trovano su Internet, c’è un lungo articolo con questo titolo: “Quali sono le leggende e le verità sulle vaccinazioni?”. Le leggende sono dieci, ed altrettante sono “le verità di fatto”. È inutile ch’io sprechi tempo e parole: chi vuole può cliccare leggende e verità sulle vaccinazioni.

 

O socio-operatori sanitari

del Parco della Musica di Roma,

voi siete la speranza e la premessa

di un domani migliore per l’Italia.

 

L’opera vostra è proprio una “missione”,

un esempio d’amore e di bontà.

Se tutti quanti fossero così,

premurosi, altruisti come voi,

sarebbe ben diversa la nazione.

 

Il problema d’Italia è tutto qui.

Ordine, affetto ed organizzazione:

è l’anarchia se non si fa così.

Nel “becero” Ventennio gli studenti

a scuola, prima e dopo le lezioni,

si mettevano tutti quanti in fila,

ordinati, convinti e rispettosi

dei professori e delle autorità.

 

Così dovrebbe fare un buon Governo:

mettere al bando quei denigratori

che offendono persino i buoni e i giusti,

e i suoi ministri, invece di pensare

alla poltrona, tirando a campare,

insieme al capo dello Stato, facciano

rigare dritto tutti gl’Italiani.

 

***

Virus, che sei tu mai? Primo dei danni

ti giudicano gli uomini, colpiti

già da tanti pericoli e malanni.

I confratelli tuoi sono infiniti

e invisibili. Dove ci conduci?

 

Dovunque tu t’infili sei un intruso:

finanche nei computer t’introduci,

come un pirata per bloccarne l’uso.

Ma l’uomo, vivaddio, non è uno sciocco,

ha distrutto già molti tuoi compagni,

non teme il vento freddo o lo scirocco.

Poco o nulla perciò tu ci guadagni.

 

Ora, con questo nuovo aspetto tuo

nemmeno un bacio ci concedi, o vile:

ognuno se ne sta per conto suo,

sia di sesso maschile o femminile.

Ma troveremo i farmaci e i rimedi

al male tuo che assilla ogni persona.

Fra tutti gli altri il principe ti credi:

per questo ti sei messo la corona.