Che Aifa tira

Noto sui giornali e nei talk-show, ma anche fra i politici, un’evidente reticenza a denunciare le strane, mutevoli e inspiegabili decisioni dell’Aifa (Agenzia Italiana del farmaco) sul vaccino di Astrazeneca. Il 2 febbraio scorso l’Aifa, a sorpresa, dichiarò che ammetteva quel vaccino solo sotto i 55 anni. Poi dopo pochi giorni disse “sotto i 65”. Lo strano è che quelle decisioni non erano state sollecitate dall’Ema (Agenzia europea del farmaco) ed erano palesemente contraddette dal fatto che – in Gran Bretagna – AstraZeneca veniva somministrato senza problemi e con successo a tutte le fasce di età. Quelle strane decisioni dell’Aifa sono state poi addirittura ribaltate dall’Ema che oggi consiglia Astrazeneca soprattutto ai maggiori di 60 anni. La dèbacle dell’Aifa non sembra interessare nessuno.

Eppure, le sue strane e ondeggianti decisioni sono state tra le prime ragioni (l’altra essendo stata la “distrazione” del ministro Roberto Speranza che ha consentito le deroghe delle Regioni e gli abusi di molti) per cui alcuni furbetti e alcune caste di “furbetti” sono stati vaccinati e molti anziani no. Il che sembra sia costato la vita a circa 250 anziani al giorno su 500 in media, almeno secondo i calcoli di Luca Ricolfi e della sua fondazione “David Hume”. Le strane e mutevoli decisioni dell’Aifa hanno inoltre creato un disorientamento e una “psicosi Astrazeneca” nel grande pubblico, che ha molto avvantaggiato il colosso americano Pfizer il cui vaccino costa oltre 6 volte più di quello AstraZeneca che costa solo 1,78 euro per dose. È stato solo per questo che i rarissimi casi di trombosi dopo Astrazeneca abbiano fatto clamore, mentre i casi di negativi effetti collaterali dopo Pfizer non abbiano fatto notizia. Ed è molto strano che quasi nessuno parli di questi ultimi. Come è strano il fatto che nessuno abbia mai chiesto all’Aifa le ragioni scientifiche di quelle strane decisioni di febbraio. Potenza dell’industria farmaceutica italiana?

Credo che in ogni caso sia legittimo chiedersi se gli strani, mutevoli e inspiegabili comportamenti di Aifa siano stati improntati a valutazioni scientifiche e non a quella di favorire il colosso americano Pfizer a danno dell’anglo-svedese Astrazeneca. Quest’ultima ha forse avuto il “torto” di sfidare con una strategia no-profit la grande Big Pharma Internazionale. Forse un giorno sapremo la verità.