Save the Children: 2.040 vittime di tratta in Italia nel 2020

Sono dati che fanno riflettere e non solo. Le vittime prese in carico dal sistema nazionale italiano anti-tratta nel 2020 sono state 2.040, di cui 716 nuovi casi emersi e presi in carico nel corso dell’anno. Si tratta in prevalenza di donne e ragazze (81,8 per cento) e una vittima su 20 è minore (105). Questo è quanto emerso dal rapporto “Piccoli schiavi invisibili” di Save the Children.

In base a quanto indicato dal rapporto, secondo i dati ufficiali del Dipartimento per le Pari opportunità presso la presidenza del Consiglio dei ministri, “processati nell’ambito del Sistema informatizzato per la Raccolta delle Informazioni sulla Tratta (Sirit), nel 2020 risultano in carico del sistema anti-tratta – come detto – 2.040 vittime”. Tra queste, donne e ragazze rappresentano la componente maggioritaria (1.668 vittime, pari al 81,8 per cento), “ma risultano in aumento rispetto al 2019 sia la componente maschile (330 uomini e ragazzi, pari al 16,2 per cento) sia le persone transgender (42 vittime, pari al 2,1 per cento)”.

I minori “sono 105, il 5,1 per cento del totale delle persone assistite nel 2020. Sono 71640, invece, le sole nuove prese in carico nel 2020, di cui 531 donne e ragazze (74,2 per cento), 150 uomini e ragazzi (20,9 per cento) e 35 persone transgender (4,9 per cento) 41. Tra le nuove prese in carico i minori rappresentano l’1 per cento del totale, con 7 nuovi ragazzi e ragazze nel 2020, a fronte di 39 valutazioni effettuate”.

Tra le altre cose, rispetto alle nazionalità, “la Nigeria si conferma il principale Paese di provenienza tra le vittime – adulti e minori – complessivamente assistite nel 2020 (1.475 pari al 72,3 per cento), anche se in leggero calo rispetto al 2019 quando le vittime nigeriane prese in carico erano 1.597 (78,6 per cento). Seguono i gruppi nazionali di Costa d’Avorio, Pakistan, Gambia e Marocco, ciascuno con 40 vittime assistite nel 2020, pari al 2 per cento del totale. Sostanzialmente invariato rispetto al 2019 il numero di vittime assistite provenienti dalla Costa d’Avorio: una tendenza che, nonostante l’aumento dei flussi di ingresso provenienti dal Paese, si spiega con il fatto che per la maggior parte dei cittadini ivoriani, e in particolare donne e minori, l’Italia rappresenta un Paese di transito verso la Francia, cosa che non facilita la loro identificazione ed emersione”.

Il rapporto va avanti: “Risultano in aumento le vittime pakistane, salite da 25 (1,2 per cento) del 2019 a 40 (2 per cento) del 2020. Le vittime di origine romena prese in carico sono diminuite, passando dal rappresentare il 2,2 per cento delle persone assistite nel 2019 all’ 1,3 per cento del 2020”.

Tra le altre cose, per quanto riguarda le tipologie di sfruttamento, “il 78,4 per cento (1.599 persone) del totale delle vittime in carico al sistema anti-tratta nel 2020 sono state sfruttate a scopo sessuale. Lo sfruttamento lavorativo ha riguardato il 13,8 per cento (281 vittime) del totale delle persone in carico al sistema, in aumento rispetto al 2019 quando le vittime assistite erano l’11,6 per cento (160 in totale). Il restante 7,8 per cento delle vittime assistite è coinvolto in altre forme di sfruttamento, tra cui l’1 per cento delle vittime assistite è stato coinvolto in economie illegali e lo 0,6 per cento nell’accattonaggio”.

Infine, osservando lo Stivale, “la principale Regione di emersione resta l’Emilia-Romagna (16,4 per cento), mentre i dati della Campania (14,8 per cento) risultano in aumento rispetto al 2019, superando Piemonte (14 per cento) e Lombardia (12,5 per cento), seguite da Sicilia (6,9 per cento) e Veneto (5,9 per cento). Le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale – è spiegato nel Rapporto – si confermano il principale soggetto attivatore con 406 casi di presa in carico segnalati (19,9 per cento). Seguono gli Enti del privato sociale (12,8 per cento), le segnalazioni autonome (11,6 per cento), i Cas-Centri di accoglienza straordinaria (9 per cento), le Unità di contatto (9 per cento), amici o conoscenti delle vittime (6,2 per cento) e le istituzioni locali/enti territoriali e i servizi socio-assistenziali (5,4 per cento)”.