Giuseppe De Donno non ha retto ai bulli

La morte di Giuseppe De Donno, il pneumologo padre della terapia con il plasma iperimmune trovato senza vita nella sua casa di Eremo di Curtatone lo scorso martedì mattina, dovrebbe essere affrontata con la dovuta cautela e con il dovuto rispetto. Ciò equivale a leggere quello che scrive Selvaggia Lucarelli sull’argomento, assumendo le sue tesi come falsariga di ciò che non va fatto, come emblema della scorrettezza fine a se stessa, dell’amore per la polemica come fosse l’arte per l’arte. A differenza di Selvaggia Lucarelli che tutto sa e tutto comprende, noi non sappiamo se il plasma iperimmune funzioni o se si tratti di una falsa pista anche se, a sentire lo scienziato Massimo Galli, parrebbe non trattarsi di un protocollo farlocco. Però, ai fini del discorso che vogliamo fare, le verità scientifiche contano poco, anzi niente.

Giuseppe De Donno è morto suicida, questo è un fatto e probabilmente il suo lavoro ha inciso sulla sua decisione estrema così come hanno inciso forse alcune dinamiche personali che ci sono sconosciute e che possono averlo turbato. Un altro fatto è che sicuramente De Donno era molto depresso e questo è un elemento probabilmente determinante rispetto alla sua scelta di togliersi la vita. Però è anche vero che molte persone depresse sopravvivono al male oscuro anche se con molta fatica. È evidente, quindi, che un elemento ultroneo si sia innestato sulle sue già precarie condizioni psicofisiche drammatizzando definitivamente la sua percezione del male.

In estrema sintesi, crediamo di poter affermare che Giuseppe De Donno sia stato indotto al suicidio da quello che siamo diventati come società, dall’aggressività estrema nel dibattito pubblico e dal mainstream fattosi cupola in stile mafioso. Oggi, se tenti di dare il tuo contributo ma sei estraneo al mainstream, vieni completamente ignorato: sono anni che sentiamo la storiella dell’ascensore sociale che si è rotto, segno tangibile del fatto che per giungere ai piani alti serve l’appartenenza, l’affiliazione e poi residualmente un qualche tipo di valore. Se invece tenti di dare il tuo contributo andando addirittura contro la “cupola degli eletti”, vieni isolato, attaccato, pubblicamente deriso e infine sbranato. Capita quotidianamente sul posto di lavoro o nelle dinamiche sociali più disparate.

Figuriamoci se non capita nel bel mezzo di una pandemia allorché – in mezzo a un mare di soloni pontificanti e di comitati tecnici imperanti – arriva il signor nessuno alzando il ditino e provando a dire la sua sparigliando le carte. Il mainstream giunge implacabile a farti a brandelli senza nemmeno guardare ciò che hai da dire o da dare. Ci sono quelli con la scorza dura che tengono botta fregandosene dei bulli. E poi ci sono i “bravi figli di mamma” che non comprendono l’ingiustizia e che non reggono al pubblico ludibrio. Giuseppe De Donno probabilmente apparteneva alla seconda categoria.