Socrate, il Green pass e il camaleonte

“Non può dirsi del tutto corretto rispondere semplicemente che la legge è una deliberazione dello Stato”: così Socrate, come riportato nel Minosse di Platone insegnava ad un suo amico che non tutte le deliberazioni del potere sono di per se stesse provvedimenti autenticamente giuridici, poiché ci possono essere provvedimenti formalmente legali, ma sostanzialmente ingiusti e quindi essenzialmente contrari al diritto. Tra le grandi lezioni che Socrate ha lasciato in eredità allo spirito razionale della cultura occidentale – oggi decadente a causa dell’ideologia scientista, della cosiddetta “Cancel culture”, della secolarizzazione rampante, del sentimentalismo giuridico, del creazionismo giudiziario – vi è proprio quella che consiste nel sancire il principio di fallibilità del potere, della legislazione statale, dell’autorità che governa. Socrate, insomma, come Antigone del resto, per evitare l’asfissia della giustizia strangolata dalla mera correttezza formale della legge ha lasciato aperta la finestra sul diritto naturale per consentire al sistema giuridico e a quello politico di non diventare autoreferenziali e quindi, in sostanza, tirannici essendo del tutto contrari alla reale ed effettiva sostanza del fenomeno giuridico.

In questa direzione le riflessioni dello scorso luglio di Massimo Cacciari, da taluni ingiustamente e rozzamente criticate, lasciano trapelare l’esigenza di illuminare la realtà giuridica odierna oscurata dal formalismo con la luce del diritto naturale. Cacciari ha osservato, infatti, che “quando subiremo qualsiasi provvedimento o norma senza chiederne la ragione e senza considerarne le possibili conseguenze, la democrazia si ridurrà alla più vuota delle forme, a un fantasma ideale”, delimitando ed evidenziando quell’imprescindibile spazio della ragione che legittimamente si interroga su provvedimenti come il Green pass. Accettare acriticamente il Green pass o, peggio, non riuscire a cogliere i pur evidenti problemi giuridici sostanziali che esso causa incidendo sui diritti fondamentali – sopprimendoli talvolta, come nel caso del diritto al lavoro di coloro che ne sono sprovvisti – dimostra esattamente che ci si ritrova oggi in un contesto in cui la coscienza umana è del tutto assopita accettando ogni tipo di comando purché sia tecnicamente corretto, anche se strutturalmente antigiuridico.

Temere e ipotizzare le derive autoritarie o totalitarie che possono manifestarsi tramite l’introduzione di strumenti non sanitari, ma prettamente bio-politici come il Green pass, non significa, allora, scadere nel complottismo o in oniriche visioni distopiche, ma prendere atto della insufficienza della formalità del comando che nella sua sostanza si pone contro la persona e i suoi diritti, in tanto fondamentali in quanto da essa promananti la loro costitutiva valenza giuridica ed etica. La negazione della verità trascendente delle norme e del diritto, è, storicamente, la mossa prodromica per l’instaurarsi di ogni regime tirannico che utilizzando per i propri scopi il diritto, piegando quest’ultimo alle proprie finalità, sottomettendolo alla ragion politica o alla ragion di Stato, ne rinnega direttamente la sostanza e la fondabilità secondo giustizia.

Non a caso Giovanni Paolo II, cioè colui che ha personalmente, moralmente, culturalmente e intellettualmente lottato contro il totalitarismo nazionalsocialista e contro quello sovietico, ha avuto modo di precisare nella sua enciclica Centesimus annus che “il totalitarismo nasce dalla negazione della verità in senso oggettivo: se non esiste una verità trascendente, obbedendo alla quale l’uomo acquista la sua piena identità, allora non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti tra gli uomini” (n. 44).

Ciò però non è ancora sufficiente. Infatti, occorre riconoscere, oltre i presupposti teorici, anche quelli di fatto, cioè quelli più incontrovertibilmente storici. In questa prospettiva non si può fare a meno di constatare che nessun sistema totalitario si è mai presentato sul palcoscenico della storia con franchezza e chiarezza d’intenti autodenunciando le proprie malevoli intenzioni fin dall’inizio della propria ascesa. Per esempio, il Partito nazionalsocialista fu democraticamente eletto, ricevendo tante e tali preferenze da risultare il secondo partito della Germania nelle elezioni del 1930, quindi tramite procedure e modalità ordinarie e trasparenti. Ancora: non soltanto i sistemi totalitari non hanno mai dichiarato espressamente i propri scopi anti-umani, ma, anzi, il più delle volte, essi si sono proposti come l’unica soluzione umana offerta dalla storia, l’unica via per il raggiungimento della umana perfezione, l’unico modo per la realizzazione compiuta dell’umano benessere e dell’umana libertà.

Il socialismo reale, non a caso, si è originariamente instaurato dapprima in Unione Sovietica e poi in quasi mezzo pianeta, avendo sempre interpretato se stesso quale unico meccanismo di emancipazione dell’umanità, pur risolvendosi nei fatti in una brutale soppressione della libertà di interi popoli e della vita di milioni di singoli individui. Il totalitarismo, nella sua essenza, è, dunque, inevitabilmente camaleontico, poiché si presenta con il sorriso della pace, con i documenti in regola della libertà, con i buoni propositi della sicurezza e del progresso, ma, dopo aver conquistato la fiducia della più vasta porzione possibile della popolazione, dismette i panni dell’agnello rivelandosi come feroce lupo. Il totalitarismo, insomma, si adatta a tutte le situazioni per sfruttarle a proprio vantaggio, simula, mente, deforma e plasma la realtà secondo le proprie esigenze, e come il camaleonte si camuffa, fino a quando non è in grado di sferrare il colpo mortale nei confronti della propria preda, cioè l’umanità che vi ha creduto, l’umanità che vi ha obbedito, l’umanità che vi ha ceduto. In conclusione, non comprendere, o non sospettare nemmeno, di essere immersi in un contesto totalitario è proprio il sintomo di quanto già ci si trovi a propria insaputa all’interno di un contesto che, sebbene forse non ancora compiutamente e definitivamente totalitario, tende, quanto meno, ad una progressiva e taciturna totalizzazione.