Saman Abbas: cittadinanza onoraria in ogni Comune

Non dimentichiamoci di Saman Abbas, la diciottenne pachistana scomparsa otto mesi fa da Novellara, nelle campagne di Reggio Emilia, probabile vittima dei suoi stessi famigliari per essersi ribellata all’obbligo tribale di un matrimonio combinato. Non dobbiamo dimenticarcene perché i diritti che noi consideriamo ovvi e scontati non lo sono per numerose donne e ragazze che vivono in Italia. Al di là di una indignazione di facciata, prevale l’ipocrisia di considerare questi fenomeni come estranei al nostro mondo. Ma non è così e le cronache ce lo ricordano continuamente. Saman è scomparsa nel cuore della parte più ricca ed evoluta del Paese, in quell’Emilia dove le donne lavorano in percentuali svedesi e sono capitani d’industria, non a Kabul.

Ma il mondo procede a velocità diverse ed è di pochi giorni fa la notizia di una strage famigliare a Sassuolo, non lontano da Novellara, che anche in questo caso ha come sfondo una concezione proprietaria dei membri della famiglia, soprattutto se di sesso femminile. Il rischio è che casi come questi, insieme ai tanti altri simili, vengano derubricati a fatti di cronaca, ignorando le motivazioni sottostanti. Perché allora non concedere a Saman Abbas la cittadinanza onoraria in ogni Comune, per ricordare il sacrificio delle donne che si sono ribellate alla ottusità di costumi incompatibili con la nostra concezione dei diritti?

Il riconoscimento della cittadinanza onoraria sarebbe un gesto di vicinanza alle donne di tutto il mondo, senza distinzione di etnia, religione o cultura, che ancora oggi soffrono per la discriminazione di genere. Quanti di quei sindaci che, giustamente, non esitano a illuminare la casa comunale di rosa oppure a esporre panchine colorate di rosso se la sentono di compiere questo gesto di coraggio, forse politicamente poco corretto, ma così altamente simbolico?