L’eguaglianza della toilette

sabato 18 dicembre 2021


Resto sempre più convinto che ormai l’unico Storico dell’arte degno di essere ascoltato oggi, per me, sia e resti Antonio Paolucci. Per il resto da troppi anni questo dignitosissimo ed elitario aspetto della Cultura, è diventato un modo per estendere smisuratamente la propria egolatria a un popolo d’incolti, con la giustificazione dell’arte e quindi non mi stupisce per nulla la pletora di cultori di loro stessi, affetti dal morbo del selfie pensoso o della “provocazione intellettuale” protratta all’estremo e per lo più spalmata ovunque, neanche fosse marmellata su una gigantesca fetta biscottata. Ultimo, ma ben conscio del meccanismo mediatico che ormai non soltanto trasforma chiunque – soprattutto chi non ha alcuna capacità né conoscenza, in un “critico d’arte” – in un amplificatore di pensiero, più o meno unico come in questo caso, arriva con il suo tweet Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, ad annunciare urbi et orbi che nel suo ateneo “accanto ai bagni binari, ci sono anche i bagni “inclusivi”. Dalla parte della diversità, contro ogni diseguaglianza”.

Benissimo, un’operazione “inclusiva” fondamentale, direi. Qualcuno avverta il povero Marcel Duchamp che ormai il suo “orinatoio” è diventato inutile, ma avvisi anche l’ottimo Montanari che non è certo parificando i servizi igienici che otterrà l’eguaglianza tra gli uomini (uomini intesi come genere umano). Senza contare che poi, lo sanno tutti, i “bagni” dei maschi sono sempre (o per lo meno spesso) in condizioni igieniche più precarie di quelli utilizzati dal gentil sesso. Per evidenti ragioni che mi sembra superfluo stare qua a illustrare, dovute alla vocazione naturale da “artigliere” o da “pompiere” del maschio adulto. Quindi con le toilette in comune, mi spiace per le signore, ma esse dovranno adattarsi a camminare in paludi silenziose e laghi dorati senza neanche poter ammirare la bellezza del tramonto.

Insomma, Montanari tanto profondo conoscitore dell’arte barocca, oggi si fa portatore di un’iniziativa che già nel Seicento era comune, in quanto allora le latrine pubbliche, laddove esistevano, erano assolutamente “bisex”, quindi evidenziando ancora una volta come ciò che conti sia che i media e gli organi d’informazione s’interessino alla nuova boutade, ciò che importa è far parlare di sé, perché soltanto l’ego deve affermarsi così come tra “virologi” divenuti star televisive altrettanto è per gli “storici dell’arte”. E se penso al povero Federico Zeri con le sue apparizioni dandistiche nella televisione degli anni Ottanta e al compianto Philippe Daverio non mi resta che scuotere la testa in un triste sorriso, rimpiangendoli e con l’augurio per il nuovo anno, che anche Montanari, una volta per tutte, riprenda a interessarsi d’arte Secentesca e cessi ogni altra attività extraculturale. Cessi, suvvia!


di Dalmazio Frau