L’eccellenza italiana all’estero: Intervista ad Andrea di Giuseppe

giovedì 3 febbraio 2022


Andrea Di Giuseppe, romano di 53 anni, è un nome tra i più conosciuti e di successo nell'ambito dell'imprenditoria italiana negli Stati Uniti. Titolare di Trend Group, azienda leader nel mondo nel settore pavimenti specializzata dell'interior decoration, Di Giuseppe è stato eletto presidente del Com.It.Es (Comitato degli Italiani all’estero) di Miami a dicembre 2021. Sarà in carica per i prossimi 5 anni.

Partiamo dalla sua attività imprenditoriale: all’Expo 2020 Dubai la Trend Group è stata premiata come “Best Italian Company 2021” per aver portato negli Emirati Arabi e nel Medio Oriente l'alta qualità delle decorazioni interne.

Sono più di 20 anni che non vivo più in Italia. Il riconoscimento ottenuto a Dubai è stata una grande soddisfazione, come vedere che la Trend Group rientra tra le migliori 500 aziende (fortune companies) negli Usa. Ma non parlerei di fortuna. Spesso mi sento dire quanto sono fortunato a vivere all’estero, ma la fortuna in questo caso si costruisce. Io sono un migrante: nessuno mi ha regalato niente, i risultati ottenuti sono frutto di anni di lavoro e sacrifici. Spesso ci si dimentica cosa voglia dire partire per un paese diverso dal proprio, iniziare da zero senza conoscere nessuno, dover imparare una nuova lingua ed una nuova cultura per riuscire ad inserirsi in una società differente da quella natia. Non si tratta di fortuna. Come dimostrano i tanti italiani di successo all’estero, si tratta di forza di volontà e soprattutto di merito.

Come nasce il suo impegno politico che l’ha portata ad essere eletto presidente del Com.It.Es di Miami?

I Com.It.Es sono gli organi che fanno da tramite tra le comunità italiane all'estero e i consolati. In giro per il mondo la comunità italiana è una delle più numerose, ma credo che sia diffuso il sentimento di essere considerati come cittadini di serie B. Il primo passo da fare è trasmettere sicurezza ed aiutare i nostri connazionali che vivono all'estero; il passo ulteriore è poi fornire gli strumenti alle realtà italiane per trovare sbocchi commerciali negli Usa, superando problemi burocratici e la scarsa conoscenza dei mercati.  Ripeto, data la mia esperienza personale, credo sia molto importate puntare sulle capacità delle persone.

Cosa servirebbe agli italiani all’estero per non sentirsi più cittadini di serie b?

Servono servizi e strutture, ma soprattutto serve puntare sui meriti delle persone. Il punto è che qui negli Usa l’interesse del singolo cittadino non può essere disgiunto dall’interesse della propria azienda: l’entità fisica e l’entità giuridica sono intrinsecamente legate, per questo la burocrazia è molto diversa rispetto a quella italiana.

Ci spieghi meglio…

La burocrazia americana è utile perché si basa su un sistema premiante meritocratico che supporta l’iniziativa privata. La gestione del pubblico e del privato sono simili perché devono consentire la crescita personale, e di conseguenza aziendale: fattore che viene visto come fondamentale per il benessere di tutta la società. Per questo il cittadino viene seguito e supportato in tempo reale. In Italia invece, la burocrazia è diventata un ostacolo da imparare a gestire a causa di una classe politica priva di qualità ma soprattutto priva della volontà di snellire le procedure per andare incontro alle esigenze dei cittadini. Non è vero che in Italia mancano i mezzi economici, manca la capacità e la volontà di riorganizzare l’apparato burocratico. Ma è anche un problema di educazione.

Ovvero?

Negli Usa lo stesso concetto di precarietà è molto diverso da quello che c’è in Italia. Qui è normale avere un contratto a tempo determinato, perché è normale pensare di continuare a crescere e quindi progredire nella propria carriera, magari anche cambiando azienda e spostandosi più volte in diverse aziende in base all’offerta migliore. In Italia si continua a credere che si è precari solo perché non si è stati assunti con un contratto a tempo indeterminato. Ma per cambiare questa concezione bisognerebbe partire dalla scuola, investire nel lavoro di gruppo, incentivare il senso di responsabilità. Bisogna partire a valle per arrivare in cima. Per questo sono convinto che fare il migrante non sia per tutti!

Qual è il supporto della politica italiana per i cittadini residenti all’estero?

Al momento direi che questo supporto non esiste. Per questo stiamo tentando di realizzare progetti pratici, fra cui un portale, che in qualche modo sopperiscano a questo vuoto lasciato dalle istituzioni.


di Claudia Diaconale