Abbattimento cinghiali: il caso Roma

Bene Roberto Gualtieri, la gestione dei cinghiali non può essere influenzata da derive animaliste senza un approccio di conservazione e gestione delle risorse ambientali!

Non possiamo non condividere la presa di posizione del sindaco di Roma, deciso ad intervenire con un piano di abbattimento dei numerosi cinghiali presenti ormai nella Capitale in grande sovrannumero.

Alla luce di molte considerazioni fatte, da pseudo-ambientalisti di facciata, fortemente radical chic, ci permettiamo di suggerire al sindaco di non farsi intimidire da una certa propaganda edulcorata, priva di qualsiasi approccio ambientalista, ma fortemente protezionista, e dunque da una visione etica frutto di una certa manipolazione e mancanza di conoscenze di tematiche a sfondo ecologico ed etologico.

Ebbene, i punti salienti che devono essere presi in considerazione per affrontare questa delicata situazione non sono pochi. In primis desideriamo ricordare che la nostra specie autoctona di cinghiale è ormai stata soppiantata da specie che sono state importate ed ibridate. Il nostro cinghiale è un animale di dimensioni modeste, del peso di circa 50 chili, che partorisce una sola volta l’anno e non più di due tre cuccioli. Ritroviamo questa nostra sottospecie, ancora presente in Sardegna e nel Parco di Castel Porziano. Pertanto, senza volersi dilungare, i cinghiali presenti nelle nostre città non sono soggetti autoctoni, ma animali importati ed ibridati. Dunque non sono patrimonio indisponibile dello Stato, non costituiscono fauna selvatica, possono e debbono essere abbattuti per le diverse motivazioni di seguito addotte.

Non è dunque solo un problema di peste suina, ma anche e soprattutto per le ricadute che ne conseguono sulla piramide alimentare di tutte le specie presenti in natura causate da questi animali ibridati!

Mi spiego meglio. La natura vive di sue regole e di delicati equilibri. È retta da una catena alimentare perfetta, ed ogni alterazione si riflette automaticamente, con gravi conseguenze sull’ecosistema. Il nostro cinghiale, specie molto più piccola, si riproduceva una sola volta l’anno con due tre piccoli, e non diverse volte l’anno con cucciolate numerose come i nostri ibridi che hanno colonizzato il territorio soppiantando il nostro autoctono.

Ciò che non viene preso in considerazione sono le conseguenze indirette causate dall’esubero di cinghiali, che non solo provocano danni agli agricoltori, ma distruggono nidiate intere di tutti quegli animali che nidificano a terra, con gravi conseguenze e ricadute ambientali.

Altra questione, non meno importante, ben descritta da Konrad Lorenz, padre dell’etologia, è che animali gregari come i cinghiali adottano dei comportamenti che trasmettono alla prole ed al branco intero. Mi spiego: i cinghiali che hanno invaso Roma hanno compreso che all’interno dei cassonetti vi sono resti di beni alimentari di cui possono nutrirsi e, per tal motivo, ne provocano il ribaltamento. Questo comportamento non solo è pericoloso, per la scarsa mancanza di igiene, e per quanto i cinghiali possono ingurgitare, anche prodotti contaminati e pericolosi, che possono portare a serie conseguenze e malattie. Ma anche perché, così facendo, come ha stabilito Lorenz con i suoi studi, i cinghiali trasmettono poi alla prole ed al branco queste nuove tecniche, e tra pochi anni la situazione sarà insostenibile. Insostenibile perché in ogni parte della città i cinghiali in pochi anni avranno appreso la nuova tecnica di ribaltamento, trasmessa dai genitori alla prole, e la situazione non sarà più gestibile. Ribaltare i cassonetti è una attività non solo pericolosa sotto il profilo igienico, ma anche per la sicurezza stradale e per l’incolumità dei passanti, perché molti di questi contenitori per i rifiuti sono dotati di ruote e possono essere spinti lungo strade in discesa, e dunque colpire il malcapitato di turno!

La popolazione di cinghiali è cresciuta altresì a dismisura, perché gli animali in questione hanno ben compreso che all’interno delle aree protette sono al sicuro e sfuggono così agli abbattimenti. Le aree protette sono state concepite sempre con un certo approccio demagogico, nessun approccio conservazionista, ma sempre e soltanto protezionista, ed a tal fine invito a leggere per comprendere un mio recente articolo uscita su questa testata.

Non si capisce infatti come il Wwf, associazione di grandissimo lustro, possa difendere l’integrità dei paesaggi condannando ogni antropizzazione in quanto altera gli equilibri naturali, e poi costituire una oasi naturalistica proprio davanti al ministero della Marina, nel cuore di Roma. Evidentemente il loro approccio edulcorato è superato, perché continuano a vivere di un falso dualismo uomo-natura, e non comprendere che la correlazione tra questi due mondi non è innaturale, tutt’altro. La forte colonizzazione di tanti animali, dal lupo, al cinghiale, al capriolo, al falco pellegrino oggi presente anche nelle città, è la cartina tornasole che gli animali sono adattabilissimi ai cambiamenti e che la vera sfida non è il divieto per il divieto, non è l’antropizzazione, ma la gestione oculata delle risorse.

Ebbene, non possiamo pertanto non sostenere il sindaco Gualtieri ed il suo approccio, certi che saprà affrontare un certo integralismo, permettendomi una ulteriore riflessione! Qualora le numerose associazioni animaliste dovessero insorgere e ostacolare il processo di abbattimento dei cinghiali infestanti, le stesse dovranno accollarsi tutte le conseguenze di tali scelte e rispondere in prima persona di ogni danno economico susseguente, sia sotto il profilo ecologico che etologico, ma anche economico, ad esempio nell’ambito agricolo e sanitario.

Danni anche sotto il profilo ecologico, perché le razze di cinghiali presenti, come ben spiegato in precedenza, non autoctone, decimano e si nutrono di tutte quelle popolazioni che nidificano a terra, con grave danno sulla piramide alimentare.

Alla luce delle precedenti riflessioni riteniamo sia sufficiente richiedere un intervento dell’Istituto Italiano Faunistico Venatorio (Infs) per avviare uno studio sulle popolazioni di cinghiali infestanti e sulle conseguenze ambientali di questo animale ibrido che ha invaso il nostro territorio, approcciandosi con tecniche di conservazione e gestione delle risorse con interventi oculati e mirati.

Qualora, come siamo ben certi, dallo studio emergerà che le popolazioni di ungulati che hanno invaso i nostri territori non saranno riconosciute come specie autoctona, ma ibrida, potranno e dovranno essere abbattute, per tutte quelle implicazioni di carattere ambientale e naturalistico che nulla hanno a che vedere con un certo approccio animalista, demagogico ed inaccettabile sotto ogni punto di vista.

(*) Presidente del Movimento ecologisti