Lo sciopero degli avvocati indetto contro i ripensamenti sulla tante volte promessa riforma dell’ordinamento forense, pare osteggiata dal presidente del Senato Renato Schifani, ha visto il massimo picco di adesioni nell’astensione dalle udienze a Roma e il minimo a Palermo. Nelle aule penali del paese l’astensione degli avvocati è stata circa del 95% e anche tra i civilisti il numero di coloro che hanno aderito allo sciopero è stato molto alto. I dati promanano dal presidente dell’Unione camere penali, Oreste Dominioni. Che nel corso della manifestazione tenutasi ieri a Roma all’ex cinema Capranica ha affermato che “si stanno svolgendo solo i processi per i detenuti per i quali gli avvocati non si astengono”. Lo sciopero degli avvocati ha lo scopo, ha spiegato Dominioni, di dare “un’accelerazione determinante alla legge di riforma dell’avvocatura, contro un atteggiamento di passività, se non di ostilità, della politica”. Sul banco degli imputati i continui “stop and go” ad una riforma che vorrebbe severamente limitare i concorsi facili, le vere e proprie truffe (specie al Sud) e in genere l’accesso alla professione che, dice sempre Dominioni, “non può rimanere così come è adesso”. La relazione sul disegno di legge di riforma forense, approvato quest’ultimo in commissione giustizia al Senato il 18 novembre scorso, è stata calendarizzata dal presidente di Palazzo Madama, Renato Schifani, per il prossimo 18 marzo. “Abbiamo accolto con favore l’iniziativa del presidente - ha ironizzato Dominioni - ma registriamo con forte contrarietà il fatto che per Schifani la disciplina dell’accesso e del tirocinio professionale, per noi un punto fondamentale, non vada riformata”. Questo particolare, secondo Dominioni, “è un dato politico molto forte, perchè significa che l’accesso alla professione di avvocato è considerato ancora un ammortizzatore sociale”. Tutti altri toni rimbalzano invece dalla Sicilia. Ad esempio il presidente dell’ordine locale, Enrico Sanseverino, ha parlato di “manifestazione non particolarmente sentita a Palermo”. E infatti le adesioni nell’isola non sono arrivate al 50%. Ma da Roma, i big e i peones dell’Ucpi, Unione delle camere penali italiane, che hanno fortemente voluto questa prova di forza contro il governo, fanno feroce sarcasmo: “ragionamenti da Cicero pro domo sua”. E’ noto infatti che la politica dei “concorsifici” che hanno riempito l’Italia con oltre 250 mila avvocati negli ultimi quindici anni era notoriamente un marchio del “made in Sicily”.

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