06 Febbraio 2010 - Media
“Anno Zero” come “Samarcanda”
Il nostalgico Santoro torna in piazza

“Ci siamo sentiti abbracciati da tante di quelle persone che noi magistrati, che secondo la vulgata di oggi sarebbero lontani dalla gente, considerati come fannulloni, mai ci saremmo aspettati. Si è sempre detto che i magistrati non devono essere avvicinabili, ma questo vale per la mafia, non per l’opinione pubblica: noi dobbiamo scendere tra la gente”. Il giudice per le indagini preliminari di Gela Gianbattista Tona, che parlava tradito dall’emozione dello scampato pericolo di un progettato attentato di mafia contro di lui, parola più parola meno, ha detto questo nell’incipit dell’intervista con Sandro Ruotolo giovedì sera ad “Annozero”. E Santoro lo ha preso in parola invitando una decina di suoi colleghi, quelli cosiddetti in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, in un grande teatro assiepato di fan dell’agenda rossa del giudice Borsellino e militanti dell’anti mafia delle emozioni e dei buoni sentimenti. Il giudice Tona recentemente è stato minacciato dalla mafia e merita tutto il nostro rispetto. Ma ieri sera lui, e soprattutto i suoi colleghi nel teatro comunale di Caltanissetta, hanno dato soprattutto spettacolo e hanno imbroccato una strada che con la lotta alla mafia ha poco a che vedere. Sembrava di essere tornati alle puntate di “Samarcanda” con Leoluca Orlando, quello della fantomatica primavera di Palermo, quando i discorsi sull’anti mafia si confondevano con il professionismo della stessa e quando un personaggio come Leoluca Orlando veniva elevato a salvatore della Sicilia dalla mafia e dalla Dc.

Con effetti collaterali come il suicidio di alcuni marescialli dei carabinieri indicati come contigui a Cosa Nostra o di giudici come Domenico Signorino. Santoro ieri sera è tornato a dare il megafono alle piazze e sicuramente con tutte le migliori intenzioni. Ha mandato le telecamere negli uffici deserti di tribunali disagiati come Gela e la stessa Caltanissetta e ha fatto vedere poveri Cristi di magistrati che si sentono in prima linea, senza mezzi adeguati, contro questo nemico invisibile, eppure presente, che è la mafia in Sicilia. C’erano anche i ragazzi, tra cui il nipote del giudice Chinnici che sembrava addirittura in cerca di un riscatto con martirio incluso per essere all’altezza del nonno. Tutte ottime trovate per fare spettacolo ma che nella pratica al massimo portano un po’ di voti al partito di Di Pietro. La pensata di fare aprire la trasmissione con gli amarcord un bel po’ rancorosi di Carlo Taormina ha invece dato la cifra anti Cav del tutto, che però, anche grazie alla strenua opposizione di Niccolò Ghedini, da una montagna ha partorito un topolino. Alla fine tutte queste masse che si stringono intorno a pm e gip, ma raramente attorno a presidenti di tribunale o corti di assise, che vogliono stare a significare? Che queste persone sono pronte a buttarsi nel fuoco perché Silvio Berlusconi possa essere processato per mafia sulle parole di Massimo Ciancimino, Gaspare Spatuzza e altri due tre pentiti che operano sulla falsariga della convergenza del molteplice che già tanti danni creò all’epoca del caso Tortora? Difficile a dirsi. Quello che però una persona ragionevole potrebbe temere è che a rimanere intimiditi da queste platee televisive create ad hoc non siano tanto e soltanto questi imputati eccellenti da cui evidentemente si chiede una catarsi paradossale, ma chi li dovrebbe giudicare in questa atmosfera da tricoteuse sotto la ghigliottina: se dal Cav ci si aspetta una coerenza nella lotta alla mafia tale che giunga ad auto arrestarsi come capo dei capi di Cosa Nostra, agli altri magistrati, quelli che non sentono il brivido di calore dell’abbraccio della folla anti mafia cosa si pretende? Che giudichino secondo l’emotività popolare? Secondo il comune sentire? Secondo le parole che i pentiti dicono senza che nessuno controlli le loro deposizioni? Se questo fosse il risultato paradossale e certamente non voluto di queste puntate anti mafia di Santoro ci sarebbe da tremare per gli ormai rari estimatori dello stato di diritto in Italia.

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