Al tavolo di confronto tra i vertici di Fiat e i rappresentanti del Governo le rispettive posizioni sono rimaste ferme. Anzi si potrebbe dire che il solco si è ulteriormente approfondito visto che la casa automobilistica torinese ha lasciato cadere sul tavolo un macigno. Secondo il Lingotto non solo il mantenimento in attività di Termini Imerese è escluso, ma la battuta dell’amministratore delegato Sergio Marchionne sul “mantenimento fino alla pensione a spese di Fiat” degli operai siciliani si è materializzato con un calcoletto doloroso: circa la metà dei dipendenti dello stabilimento hanno i requisiti per la mobilità con l’aggancio alla pensione. Si tratterebbe di 806 persone, su 1.658 dipendenti dello stabilimento. Per ottenere la mobilità corta verso la pensione di anzianità, se venisse concessa con i precedenti requisiti, bisogna avere almeno 31 anni di contributi (la mobilità al Sud viene concessa per un massimo di 4 anni). La Fiat ha diffuso il dato di coloro che alla fine del 2011 avranno almeno 31 anni di anzianità aziendale (806 lavoratori). Quindi è possibile, nel caso che alcuni dei lavoratori abbiano anche contributi versati da altri datori di lavoro diversi dalla Fiat, che il numero dei lavoratori con i requisiti per la pensione anticipata attraverso la mobilità, possa salire. Sull’altro versante, è stato nominato l’advisor che dovrà valutare le proposte per la riconversione dello stabilimento: si tratta di Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti di cui è azionista unico il Ministero dell’economia. La società presieduta da Nicolò Piazza con l’amministratore delegato Domenico Arcuri comincerà ad esaminare i progetti e ne riferirà nel prossimo incontro, già fissato per il 5 marzo. Intanto uno dei “papabili” ovvero l’Ikea si è affrettata a declinare ogni interesse per il sito produttivo specificandone in un comunicato le ragioni. La multinazionale del mobile low cost svedese sta investendo nei lavori per un nuovo centro a Catania, la cui apertura è prevista nella primavera del 2011. A seconda dei riscontri che il punto vendita avrà, l’azienda potrebbe valutare nei prossimi cinque anni l’apertura di un ulteriore centro in Sicilia, ma ha già escluso che si possa trattare dello stabilimento Fiat. “Termini Imerese sarebbe però troppo lontano”: “i punti vendita devono essere situati al massimo entro 10 chilometri dal centro urbano”. Frattanto la notizia della mobilità per metà dei dipendenti giungeva nel’isola e immediatamente è scattato lo sciopero. Gli operai hanno incrociato le braccia (immaginiamo con grande sollievo di Marchionne che così ottiene pure un doppio beneficio: da una parte risparmia una giornata di salario dei dipendenti siciliani e dall’altra si e evita un po’ di perdite sulla produzione). E’ sceso in strada anche l’arciprete Francesco Anfuso che ha partecipato al sit in di protesta. Persuaso che la partita non è ancora chiusa, il Governatore della Regione, Raffaele Lombardo punta a mettere insieme risorse finanziarie per 350 milioni di euro perché “Non intendiamo rinunciare all’auto. Speriamo che la Fiat cambi idea”. Basteranno 350 milioni a demolire la granitica decisione di Marchionne e Luca di Montezemolo di rinunciare agli “aiutini” di Stato?

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