L'Uomo Ragno ritorna con Marc Webb

L’Uomo Ragno è tornato! E non basta: mi spingo a sostenere, assumendone le responsabilità, che questo ritorno può avere anche una valenza sociale, culturale, oserei dire: politica. Mi piacerebbe farne un dibattito.

Infatti, quando scrivo che l’Uomo Ragno è tornato, non mi riferisco soltanto al ritorno in edicola del fumetto o al tanto atteso film “The Amagazing Spider-Man” di Marc Webb o alla riproposizione, dopo 20 anni, del disco “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” in versione aggiornata al 2012. Insomma, in questo ritorno dell’Uomo Ragno, c’è qualcosa di più di una semplice coincidenza o di una concatenazione di eventi. Certo, a favorire questo interesse rinnovato per l’Uomo Ragno concorre senz’altro l’anniversario per i 50 anni dalla nascita del fumetto della Marvel, creato da Stan Lee e Steve Ditko, a cui nel 1962 venne dato il nome di “Spider-Man”. Certo, c’è la ricorrenza musicale del grande successo italiano di 20 anni fa e che i miei coetanei ricordano come la colonna sonora di quella estate.

Infatti, qualcuno lo ricorderà, era il 1992 quando gli 883 , alias Max Pezzali e Mauro Repetto, spopolarono con la canzone “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” raggiungendo la prima posizione della Hit Parade con oltre 600.000 copie vendute e facendone, involontariamente, il brano capace di raccontare la presa di coscienza di un’intera generazione, la consapevolezza che bisognava muoversi per realizzare un cambiamento divenuto a quel punto inevitabile e necessario. Vi ricordate? Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gli agenti di scorta, Tangentopoli, Mani Pulite, in quel momento, nel 1992, noi diciottenni e ventenni di allora, vivemmo tutti quegli eventi come una presa di coscienza forte, il formarsi di una coscienza politica nuova. Coincidenza volle che, proprio quell’estate, l’uccisione dell’Uomo Ragno, cantata dagli 883, fu letta da noi studenti, al di là delle intenzioni degli autori del brano, come l’uccisione della giustizia giusta, la morte della Giustizia. E adesso? La notizia è che l’Uomo Ragno ritorna a vivere.

Il motivo?  Perché, oggi, è divenuto più attuale di ieri e può aiutarci a raccontare o, almeno, a capire meglio i nostri tempi, forse a dare anche prospettive politiche per il futuro. Senza retorica e senza voli pindarici. Peter Parker, infatti, il ragazzo che si cela dietro il costume di Spider-Man, è un nerd con gli occhiali, cioè un ragazzo comune che, magari, fa un lavoro precario, ma che dietro questa facciata di emarginato o di escluso o di perdente, malgrado tutto, lotta per il bene e ci consente di sognare un futuro migliore. Proprio la cosa di cui abbiamo più bisogno oggi. Quello di cui abbiamo necessità, infatti, è di sognare un futuro migliore, di ritrovare fiducia in noi stessi e negli altri. Non abbiamo necessità di eroi, ma di “supereroi comuni” forse sì, cioè di persone che abbiano la forza di affrontare in maniera straordinaria il fatto di essere persone comuni. Nel 1992, per noi matricole all’Università, sentir dire che “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” era un modo, per quella parte di noi non ideologizzata da vecchie illusioni, per sottolineare il fatto che qualcuno stava uccidendo i nostri valori di Libertà e Giustizia e che non volevamo accettare i compromessi imposti dagli adulti e soprattutto non volevamo rinunciare a tutto o in parte ai nostri sogni. Volevamo crescere, questo sì, ma non ci interessava entrare in un mondo ancora legato a vecchi schemi ideologici, suggestioni novecentesche, appartenenze svuotate di senso.

Volevamo cambiare e - come ha ricordato in una intervista lo stesso Pezzali - l’Uomo Ragno «era il primo supereroe ad avere anche dei problemi da essere umano, da uomo comune. Viveva il suo stato “super” non con l’esaltazione supereroistica e con il senso di onnipotenza da Superman. Non è un vincente per definizione e per dono genetico, anzi, le sue vittorie se le deve conquistare passo dopo passo, come capita a noi comuni mortali. Per dirne una: Peter Parker, il ragazzo che si maschera da Uomo Ragno, ha spesso difficoltà a portare i soldi a casa, a far quadrare il bilancio. Lui e i suoi “superproblemi” sono la negazione del supereroe classico all’americana, quello che grazie ai suoi poteri può combattere contro chiunque e battere tutti». Combattere le ingiustizie e risollevarci dall’uccisione della giustizia è stato il nostro modo per supplire al fatto che, con l’uccisione dell’Uomo Ragno, saremmo rimasti soltanto dei Peter Parker. Ma ora l’Uomo Ragno è tornato!