Mario, il più famoso calzolaio del mondo

Mario Valentino, nato a Napoli nel 1927, spentosi nella sua città nel 1991, è stato il più famoso calzolaio del mondo. Raggiunse la notorietà in America, dove aveva i suoi clienti più importanti. Gli Stati Uniti gli hanno dato gloria e gli hanno fatto capire che non bisogna mai stare fermi: da vero innamorato, li considerava la patria delle idee. Le prime scarpe con il marchio Valentino furono confezionate nei primi del Novecento a Napoli da Vincenzo, padre di Mario, uno dei più apprezzati artigiani del settore, che aveva tra i suoi clienti lo stesso re Vittorio Emanuele. Come tutti i padri, Vincenzo sognava per i propri figli una carriera prestigiosa. Mario frequentò il Collegio Vittorio Emanuele di Piazza Dante mentre il fratello Enzo, che a scuola prendeva tutti 10 ed all’università tutti 30, è arrivato alla cattedra di Medicina nucleare all’Università di Roma.

Mario, invece, dopo la maturità classica, cominciò a girare l’Italia per acquistare cuoi da rivendere a Napoli. La Patria lo chiamò per il servizio di leva. Divenne ufficiale all’Autocentro, che all’epoca disponeva di molti camion, che egli abilmente sfruttava per la sua attività paramilitare di trasporto del cuoio. Dopo i mesi di naja, si ritrovò un bel gruzzolo con cui aprì la prima fabbrichetta a Materdei con tre operai, divenuti in breve cinquanta, e cominciò a produrre scarpe sul serio, non quelle di cartone che gli anni della guerra ci avevano abituato ad usare. Mario creò nella sua piccola fabbrica bellissime scarpe su misura, leggere, eleganti e, soprattutto, costose: 150mila lire, un vero capitale.

Si proponeva di essere il più caro del mondo e ci riuscì: tra le sue invenzioni, il leggendario tacco a spillo. Per linea e qualità le sue scarpe erano un capolavoro e Max Bally, presidente del celebre museo della calzatura di Schoenwers in Svizzera, dove è esposto tutto ciò che l’umanità si è messa ai piedi nel cammino della sua storia, o meglio, nella storia del suo cammino, espose un sandalo di corallo di Valentino per rappresentare il XX secolo, accanto alle scarpe indossate dalla Regina Elisabetta II il giorno delle nozze. La preziosità della sua calzatura gli valse la copertina su Vogue Francia nel 1956 e permise alla sua ditta di essere contattata dalla Miller, l’unica azienda americana che all’epoca importava scarpe di lusso, distribuendole negli Stati Uniti.

Cominciò una collaborazione durata sei anni, durante la quale Valentino faceva il pendolare tra Napoli e l’America. Fu un periodo di eccezionale furore creativo, di esuberante esaltazione d’originalità, gusto e fantasia. Valentino nutriva per l’arte una passione profonda e concepiva la moda come un mondo affine in sintonia con numerosi artisti, come Warhol, Pomodoro e Rauschenberg, che apprezzarono e condivisero tale concezione. Negli anni Settanta ed Ottanta top model, come Veruska e Naomi Campbell, contribuiscono al successo del marchio e fotografi come Robert Mapplethorpe, Guy Bourdin ed Helmut Newton incoronano la filosofia del design di Mario Valentino come vera forma d’arte.

Alcuni dei clienti più noti sono stati Farah Diba, Jacklin Kennedy Onassis, Consuelo Crespi, Maria Callas, Liz Taylor, Catherine Deneuve, Catherine Spaak, le gemelle Kessler, Monica Vitti, Ornella Vanoni, Ilaria Occhini, Laura Efrikian, Stefania Sandrelli e Marcello Mastroianni. Qualunque nuova creazione per Valentino è un successo: egli psicanalizza le brame stagionali della donna americana e lancia degli stranissimi decolletès dal puntale metallico, che rappresentano subito una moda imitata dai concorrenti. Il jet set internazionale ed americano capisce che, anche servendosi di tecnologie industriali, si possono ottenere modelli di qualità. Ritornato a Napoli, trasforma il lavoro artigianale in un’industria in grado di sfornare un prodotto acquistabile per un consumatore medio.

E dal cuore delle Fontanelle un prodotto napoletano invade il mondo ed il suo artefice lo insegue, trascorrendo metà della sua vita tra aerei ed aeroporti dove, nelle sale d’attesa, a capo chino, si diverte ad osservare le scarpe degli altri ed è in grado, da questo semplice accessorio, d’identificare mestiere, abitudine e carattere di chi lo indossa. Valentino ritiene che un vero signore non trascura mai le scarpe. Nel poco tempo libero che gli rimane, ama leggere: arte, filosofia, letteratura. Il suo autore preferito è Giovanni Papini.

Scomparso il fondatore, l’azienda “Mario Valentino” apre agli stilisti del futuro nel laboratorio del Rione Sanità e venti giovani universitari, che studiano design alla Sun, respirano l’aria della creazione. Il profumo del nabuk, del capretto e del vitello sfiora le narici non appena ci si avvicina agli scaffali del vecchio magazzino del secondo piano. Sono ancora lì, dopo trent’anni, i rotoli di pellami dello storico marchio Mario Valentino, nato nel cuore del rione Sanità nel 1956, il cui fondatore esportò in tutto il mondo. Ora che il capostipite Mario non c’è più, a ridare linfa allo stabilimento di via Fontanelle sono i nipoti Enzo, Bianca e Mario. Sono loro che, insieme al papà Vincenzo, gestiscono l’azienda di famiglia che oggi apre le porte ai futuri designer della Seconda Università di Napoli.

Avvicinare l’università al mondo imprenditoriale è, difatti, l’obiettivo del “Mario Valentino Lab”, percorso formativo messo in campo dal Dipartimento di Ingegneria civile, Design, Edilizia e Ambiente dell’ateneo e la storica griffe partenopea. Venti allievi del corso di laurea in Design per l’innovazione avranno da oggi l’opportunità di lavorare in azienda “per conoscere i materiali, le categorie di pellame, le tecniche di lavorazione”, come spiega Enzo Valentino, figlio del “re della pelle” Mario, al fine di realizzare una collezione di calzature di lusso che verrà presentata a luglio nello store di piazza dei Martiri.

Insieme ai fratelli Enzo e Mario, 23 e 26 anni, Bianca, 28enne studentessa di Giurisprudenza e tutor del progetto, è entusiasta di poter contribuire a rivalorizzare il quartiere con lo storico brand che ha sede da 57 anni alle Fontanelle: “Come ha fatto mio nonno con gli allora giovani stilisti Armani, Lagerfeld e Versace, noi oggi vogliamo dar vita ad una sinergia con le nuove leve nel mondo della moda, continuando l’opera di Mario Valentino, che diceva sempre: “Ho viaggiato, ho preso tanto da ogni paese ma Napoli e la Sanità saranno sempre nel mio cuore”. Abbiamo intenzione di far rinascere il rione, a partire dal Cimitero delle Fontanelle, che proporremo di adottare come azienda, sul modello lanciato dal ministero per i monumenti.

Forse la sfilata di questa collezione potrebbe svolgersi proprio lì”. Gli allievi, seguiti da Ornella Cirillo, docente di Storia e tendenze della moda contemporanea, hanno iniziato il percorso analizzando borse, scarpe, accessori e capi d’abbigliamento conservati nell’archivio storico del calzaturificio. Il progetto si concluderà nello show-room milanese a settembre nel corso di “Milano Collezioni”, dove sarà presentata la collezione realizzata dagli universitari. “Questa è una collaborazione importante – dice Cirillo, autrice di una monografia di prossima uscita su Mario Valentino – con un marchio che ha fatto la storia a Napoli e nel mondo. Da oggi avremo la possibilità di rinnovare e guardare al futuro”.