Il libro sul lavoro <br /> dei Radicali all’Onu

Marco Perduca rappresentante all’Onu del Partito Radicale Nonviolento e già senatore della Repubblica ha pubblicato un interessantissimo libro che tra qualche settimana sarà possibile acquistare. Il volume, edito dalla casa editrice Reality Book, è intitolato: “Operazione Idigov. Come il Partito Radicale ha sconfitto la Russia di Putin alle Nazioni Unite”. L’importanza di tale libro la si evince già dalla prefazione di Emma Bonino: “E’ raro che escano libri sul Partito Radicale, è molto raro che vengano scritti da radicali, ma è ancora più raro che questi affrontino le attività che il partito ha portato avanti in seno alle Nazioni Unite”.

Negli ultimi trent’anni, anche grazie al lavoro di Perduca, il Partito Radicale ha contribuito in modo sostanziale all’avanzamento della protezione e affermazione dei diritti umani in molte aree del mondo, legando situazioni specifiche alla promozione dello Stato di Diritto a livello internazionale. Grazie a tale lavoro, l’Onu riconobbe nel 1995 il contributo del Partito Radicale nella diffusione dei diritti umani conferendo al partito l’affiliazione al Consiglio economico e sociale (Ecosoc). Tale lavoro per la salvaguardia dei diritti umani non poteva che generare problematiche e dissidi con i vari dittatori sparsi per il mondo. Tra questi, il governo russo. Nel 2000 si affermava alla cronaca mondiale il conflitto in Cecenia.

Per quanto il Consiglio Europeo, gli Stati Uniti e numerose organizzazioni per la tutela dei diritti umani denunciarono le violazione dei diritti fondamentali nella regione, il governo russo continuò indifferente nella perpetuazione della repressione. Il Partito Radicale decise di inviare a Ginevra un parlamentare ceceno eletto al fine di far conoscere e proporre soluzioni al conflitto caucasico. Tale scelta scatenò la reazione della Russia che acutizzò le antipatie nei confronti degli esponenti e militanti del Partito Radicale.

Idigov, Akhmadov, Maskhadov e Kanbiev, e gli altri ceceni con cui il Partito Radicale collaborava, anche attraverso l’Organizzazione delle nazioni e popoli non rappresentati, stavano lavorando a un piano di pace da siglare sotto l’egida delle Nazioni Unite che prevedeva, tra le altre cose, l’istituzione di un’amministrazione provvisoria dell’Onu in Cecenia. Una proposta di compromesso avanzata da parte cecena in discontinuità con la lotta armata e che rinunciava alla richiesta di un’immediata indipendenza. Una proposta che era stata sviluppata in seno al Partito Radicale.

Il libro di Perduca descrive i contatti, le azioni e le reazioni dei soggetti coinvolti nel conflitto caucasico. La Russia, in seguito il Vietnam e nel maggio 2013 la Cina, hanno sempre mostrato l’intenzione di voler la sospensione o l’espulsione del Partito Radicale dall’Onu. Il lavoro per i diritti umani del Partito Radicale ha, fino ad oggi, sconfitto le pretese dei governi dispotici. La conoscenza di tali accadimenti è negata dall’informazione di regime, come sconosciute sono sia la vicenda russa che quella del maggio 2013, quando la Cina accusò il Partito Radicale di sostenere attivamente il Dalai Lama e di aver partecipato al Congresso Mondiale degli Uiguri chiese, nuovamente, l’espulsione del Radical Party dall’Onu.

Il lavoro del Partito Radicale va conosciuto e il libro di Perduca va in questa direzione, un lavoro fondamentale, evidente soprattutto in questi mesi. Fondamentali sono le continue riunioni con “Non c’è pace senza giustizia” e “Nessuno tocchi Caino” per la totale abolizione della pena di morte nel mondo, la liberà, la democrazia e il federalismo cinese, il lavoro di Antonio Stango per il monitoraggio del conflitto ucraino contro la prepotenza russa, dare voce alla dissidenza turca come fa Mariano Giustino, l’antiproibizionismo contro le mafie mondiali, la giustizia giusta, la libertà di ricerca scientifica e la battaglia per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili. I Radicali sono noti alle Nazioni Unite per aver sempre tentato di attivare strumenti internazionali per la tutela dei diritti umani, facciamo in modo che lo siano ancora e soprattutto che tale lavoro sia noto innanzitutto agli italiani.