Bruno Venturini, una voce che ha emozionato il mondo (edizioni “Il Papavero”, pp. 223, euro 22,90), il libro che racconta la vita del grande tenore è stato presentato lunedì scorso nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei deputati dallo stesso Bruno Venturini con Pippo Baudo, Gianni Mauro, il noto componente del gruppo dei “Pandemonium” che ha curato il testo, l’editrice Donatella De Bartolomeis, Pier Ernesto Irmici e, in collegamento da Milano, Mariastella Gelmini, ai quali è stata consegnata al termine della manifestazione una targa commemorativa. L’evento ha visto la presenza di molti appassionati della canzone napoletana, personalità e volti noti della televisione, dalla giornalista Maria Concetta Mattei a Bruno Mobrici, storico conduttore dello “Speciale Tg1”, dal Mago Silvan a Katia Noventa, tra gli altri.

Pippo Baudo nella sua breve prefazione, scritta di getto e col cuore, afferma che la fantastica carriera di Bruno Venturini “merita d’essere raccontata”. E in effetti la sua biografia è un flusso continuo e crescente di successi, nel mondo ancor prima che in Italia, ma la sua carriera è resa ancor più interessante dagli episodi, ora tristi, ora divertenti e spesso anche avventurosi, raccolti nel libro.

La scrittura di Gianni Mauro è agile e racconta la vita di Venturini e i suoi quarant’anni di carriera artistica, dalla morte del padre con i suoi preziosi insegnamenti ai figli: “Ricordate, un buon nome vale di più di grandi ricchezze e le benevolenza del prossimo più dell’argento e dell’oro”, ai primi passi nello studio del canto, segnati dalle difficoltà economiche e dalla generosità del suo primo maestro, Alfredo Giorleo, fino ai grandi successi in giro per il mondo, persino nei Paesi più ostili all’Occidente, come l’Urss e la Repubblica popolare cinese dell’epoca, immediatamente dopo la rivoluzione culturale di Mao Tse-tung.

È un libro intenso, pieno di aneddoti, dei ricordi di una vita “di un adolescente che le controversie dell’esistere avevano costretto a crescere troppo in fretta”, ma piena di affetti familiari sinceri e profondi e poi di tante relazioni sociali e amicizie personali e professionali, raccontate sempre in modo schietto ed efficace, come l’emozione per l’uscita del suo primo disco con la “Phonotype”, l’antica casa discografica napoletana, che “andò alla grande” o l’incontro fortuito con Mario Lanza che gli disse “Good! Canti bene, bravo! Studia e farai strada” (dopo venticinque anni, in segno di riconoscenza, Venturini gli dedicò un Lp che gli valse milioni di copie e il disco di platino), con Beniamino Gigli che dopo averlo ascoltato profetizzò: “Se incontrerà un buon sarto, il giusto maestro, questo giovanotto diventerà proprio un bravo artista” e ancora la significativa esperienza con Sergio Bruni, con il commediografo Michele Galdieri, con il musicologo austriaco Marcel Prawy.

Il talento canoro di Bruno Venturini fu evidentissimo fin da piccolissimo: “Grazie alla sua vocina squillante” l’Istituto Ettore Padovano di Pagani ottenne il primo premio in occasione del concorso nazionale Rai La radio per le scuole . La svolta, però avvenne in occasione del suo debutto in una importante manifestazione canora, “Porta capuana ‘nfesta”, che veniva trasmessa in diretta a Rai Radio 2. Ottenne un eccezionale successo e, tuttavia, nel futuro ambasciatore della canzone napoletana nel mondo permanevano ancora alcuni dubbi sulle sue possibilità. E allora si recò, per essere consigliato, a casa del maestro Luigi Vinci che lo esortò ad andare avanti, con parole che non potevano lasciar dubbi: “Guagliò e si nun canti tu, chi addà cantà? Canta!”. Nell’agosto del 1962, in occasione di una cena in onore della First Lady americana, Jacqueline Kennedy rimase incantata dal bel canto di Venturini: “Bruno, please, sing for me Anema e Core, Come back to Sorrento” La stampa italiana di allora, scrisse: “La First Lady ha perso la testa per un giovane scugnizzo canterino napoletano”. E sulla scia di quel pettegolezzo, nel debutto in America, venne presentato dai media come “il cantante che ha allietato le vacanze amalfitane della First Lady…”. E da quel momento i suoi successi, fino ad oggi, sono stati inarrestabili e così avvincenti da poter meritare, chissà, dopo questo bel libro, un film.