Gli ottant’anni di Pupi Avati

Gli ottant’anni di Pupi Avati a Torino. Lo ha annunciato lo stesso cineasta nel corso di una lezione per attori organizzata da “Distretto Cinema”. Il regista festeggerà il compleanno nel capoluogo piemontese, in occasione della rassegna cinematografica “Cinema a Palazzo Reale”.

Secondo Pupi Avati, “c’è una differenza sostanziale tra passione e talento. Io avevo passione e volevo fare il jazzista. Il mio amico Lucio Dalla mi ha insegnato cosa è invece il talento. Oggi la scuola educa poco a capire le proprie attitudini. Spero, con corsi come questo, di dare il mio contributo. Far capire a questi ragazzi se sia il caso di continuare o meno”.

Il regista ha parlato del provino a Mariangela Melato, a fine anni Sessanta. “Si produsse un silenzio intorno a lei. Aveva aggiunto la verità alle parole che io avevo scritto”. Avati ha annunciato la pubblicazione del suo prossimo libro. Si tratta di un romanzo gotico, ambientato nelle valli del Polesine nel 1952. L’uscita è prevista il primo marzo per Guanda.

“Non so se ci farò un film − sostiene Avati −. Oggi non c’è il coraggio di fare queste cose. La verità è che troviamo la scusa della mancanza di budget americani. Questo Paese ha perso la creatività. Tutti, non solo i giovani, sono schiavi di ciò che si fa e ciò che si dice. I film più belli si fanno nelle condizioni più difficili”.

Per il regista, l’ultimo importante film italiano è il Premio Oscar “La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Un’idea di cinema ampia e sfrontata”.