Esiste l’esigenza di conoscere in modo rigoroso l’essenza del fenomeno della ’ndrangheta sul piano culturale e storico per poterla capire e contrastare. A questo bisogno di conoscenza risponde un libro edito dalla Mondadori, documentato e di avvincente lettura, di cui sono autori Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, e Antonio Nicaso, docente di storia della criminalità. In premessa i due autori osservano che raccontare la storia della ’ndrangheta è un modo per indagarne gli aspetti reconditi e oscuri, muovendo l’analisi dal passato remoto. Infatti nel libro viene menzionata la Storia dell’Italia mafiosa, di cui è autore Isaia Sales, libro che racconta come nell’Ottocento, dopo la nascita della unità d’Italia, la figura del criminale aveva tratti in comune con quella del brigante e di quanti si ribellarono contro un ordinamento sociale ritenuto ingiusto e oppressivo.

Le carceri, in quegli anni, come quello di Favignana, di Reggio Calabria e di Procida favorirono l’incontro e la interazione tra persone diverse per cultura ed esperienza di vita. In quel tempo le carceri erano vere e proprie università del crimine. La ’ndrangheta ha avuto un suo mito fondativo legato alle figure di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, esponenti di una associazione sorta a Toledo nel XV secolo. Poiché l’onore della loro famiglia era stato offeso da un nobile, colpevole per averne stuprato la sorella, questi mitici personaggi lo uccisero, malgrado fosse protetto dalla corona. Si tratta di una tradizione inventata. All’inizio gli uomini d’onore, usando il rasoio minacciavano le persone, sia che fossero agricoltori, commercianti, oppure professionisti e prostitute, taglieggiandole a Reggio come a San Luca, a Seminara come a Palmi, assumendo una condotta ispirata alla prepotenza e alla impunità. In Calabria, come è avvenuto in Sicilia, la rivoluzione sociale, promessa da Garibaldi, non si è avuta poiché a prevalere, secondo gli storici, fu il trionfo della rivoluzione politica.

Questo spiega perché i briganti, dopo l’unità d’Italia, esercitarono una sorta di seduzione verso il popolo vittima dei soprusi. Dopo che vi fu lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria nel 1869, notabili, baroni e uomini autorevoli mantennero   ed intensificarono i legami con gli esponenti della criminalità. La legge, più che dal codice, era incarnata dagli uomini d’onore e dall’ antico ed ancestrale lignaggio. Nel 1876 destra e sinistra si avvicendarono alla guida del governo del Paese, ma non mutò la percezione e la conoscenza del fenomeno mafioso in Calabria, che continuò ad essere sottovalutato. Si tratta di una malavita che in quel tempo prosperava e si radicava nel territorio grazie ai rapporti di connivenza con gli uomini influenti e in virtù delle protezioni di cui continuava a godere. Questa criminalità, nella sua fase aurorale e primordiale, possedeva   una sua ideologia basata sulla retorica volta ad enfatizzare ed esasperare il concetto d’onore. In Parlamento il deputato Diego Tajani pronunciò in quel periodo un discorso dai toni vibranti per denunciare la pericolosità del fenomeno, ma nulla cambiò poiché venne ignorato. Nel 1890 con l’entrata in vigore del nuovo codice penale, detto Zanardelli che sostituì quello sabaudo, per la prima volta viene introdotto e configurato il reato di associazione a delinquere. Infatti a Palmi nel 1892 si celebrerà il primo maxi processo della storia contro la criminalità organizzata calabrese.

La vicenda del bandito Musolino, avvolto dal mito romantico del ribelle, segna il passaggio definitivo dal brigantaggio alla formazione della mafia. Questa ampia premessa storica, presente nel libro, aiuta a capire le origini e le cause del fenomeno criminale della ’ndrangheta. Il libro descrive il modello organizzativo della ’ndrangheta basato sul vincolo di sangue e sui rapporti di comparaggio, circostanze che spiegano come siano stati pochi e rari i casi di defezione dalla associazione criminale e quelli di ravvedimento e pentimento dei suoi esponenti. Con le prese di posizioni di due intellettuali come Corrado Alvaro e Leonida Rapaci, in occasione delle elezioni a suffragio universale tenutesi nel 1945, emerse la figura dei mazzieri, uomini capaci di controllare la espressione del voto da parte die cittadini.

Gli autori ricordano, in pagine di grande rigore analitico, le diverse metamorfosi subite dalla ’ndrangheta nel corso della storia Repubblicana. Con il contrabbando delle sigarette e i sequestri di persona, la ’ndrangheta accumula ingenti capitali. Nel 1969 a Montalto, in una località situata in Aspromonte non distante dal santuario della Madonna di Polsi, gli inquirenti sorpresero gli esponenti della ’ndrangheta riuniti un Summit.  In questo caso vennero tratti in arresto alcuni Boss e in seguito processati a Locri il 18 maggio del 1970. Per i due autori è l’intervento pubblico nel mezzogiorno, insieme con la emigrazione di massa, che ha sgretolato un antico ordinamento sociale e favorito la nuova trasformazione della ’ndrangheta. Con la realizzazione della dorsale appenninica, la costruzione della Salerno Reggio Calabria, gli uomini delle cosce si improvvisarono e trasformarono in imprenditori.

Il pacchetto Colombo, destinato a favorire investimenti in Calabria con oltre 2000 miliardi di vecchie lire, consentì alle cosche con il sistema dei subappalti di arricchirsi in modo spropositato.  La nascita della Santa, che consente agli uomini d’onore di aderire alle logge massoniche deviate e occulte, ha modificato radicalmente l’ordinamento della organizzazione criminale Calabrese. L’avvocato generale dello stato presso la corte di appello di Catanzaro Francesco Ferlaino, nel 1975, dopo essersi opposto alla degenerazione della massoneria, venne ucciso ed eliminato.

Oggi la ’ndrangheta ha un ruolo preminente a livello internazionale nel traffico delle droghe e si è diffusa in tutte le regioni italiane. Un libro utile e necessario.