È da poco approdata nelle librerie la nuova edizione di un classico della letteratura moderna, intitolato La riva delle Sirti, di cui è autore lo scrittore francese Julien Gracq. Il libro è pubblicato dalla casa editrice “L’Orma”, nella splendida traduzione di Mario Bonfantini. Il libro appare allo sguardo del lettore stilisticamente sontuoso e attraversato da atmosfere metafisiche e rarefatte che ne rendono la lettura coinvolgente e stimolante sul piano intellettuale. Protagonista di questo romanzo, uno dei capolavori riscoperti di recente della letteratura francese, è un giovane aristocratico, il cui nome è Aldo, appartenente ad una famiglia di nobile lignaggio. Aldo, dopo aver dissipato parte della giovinezza inseguendo divertimenti e svaghi, chiede al governo della sua città che gli sia affidato un incarico diplomatico. Orsenna, questo il luogo immaginario in cui la vicenda è ambientata, è una antica Repubblica retta da una Signoria, composta da esponenti del mondo aristocratico. Aldo, che ha maturato competenze in campo diplomatico per gli studi universitari compiuti, viene inviato in qualità di osservatore in un posto sperduto ed isolato, il deserto delle Sirti, posto ai confini con il Farghestan con il quale il governo di Orsenna è in guerra da oltre tre secoli. Non si sa molto dello stato di Farghestan che fronteggia e si trova di fronte ai territori della signoria al di là del mare delle Sirti.

Aldo raggiunge sul deserto delle sirti, dove le brume dominano il paesaggio vuoto su cui si apre il mare, il palazzo dell’ammiragliato nel quale deve esercitare il suo compito di osservatore. La guerra tra lo Stato di Orsenna e il Farghestan, dopo feroci combattimenti, non essendo in gioco nessun interesse essenziale e vitale né per l’una né per l’altra parte, si è spenta ed esaurita completamente da sola con il tempo. Aldo, che ha l’animo tormentato per la fine di una storia d’amore, in questo luogo desolato e posto ai confini della Repubblica trova un equilibrio interiore che gli restituisce serenità. Nel libro sono indimenticabili le descrizioni del paesaggio vuoto e desolato che circonda la sede dell’ammiragliato. Essendo curioso e molto colto, Aldo inizia a frequentare la sale delle carte, situata in un luogo dove spesso e sovente ha della conversazioni con il capitano Marino, che è responsabile della flotta navale ed è tenuto a vigilare e presidiare la frontiera della Repubblica, oltre la quale vi è il popolo nemico di cui poco si sa e che viene designato con espressioni di disprezzo e di odio. Aldo nota, durante le conversazioni avvenute nella sale delle carte, che il capitano Marino è un uomo rassegnato e triste. Il capitano disapprova la passione che spinge il giovane osservatore a frequentare la sale della carte. Per il capitano Marino nelle Sirti ogni cosa è oramai stabilita e definitivamente consolidata, poiché una forza invincibile di inerzia tiene da tre secoli immobile questa rovina. Questo spiega perché la guerra, anche se manca un atto ufficiale che ne dichiari la conclusione, è sospesa e interrotta da molto tempo. Questa sospensione degli eventi imprigiona e avviluppa i personaggi di questo libro, la cui sensibilità è esasperata e tesa fino allo spasimo.

Aldo incontra Vanessa, una principessa di Orsenna, che vive in un palazzo elegante che si erge maestoso e solenne sulla laguna di fronte al mare. Incontrandola in un giardino meraviglioso Aldo se ne invaghisce. Spesso rimangono a contemplare insieme il mare incendiato al tramonto dalla luce che declina e Aldo ha la sensazione che Vanessa con la sua presenza seducente gli apra i confini del mondo oltre l’orizzonte visibile. Visitando l’antica città di Sagra, Aldo si accorge e rimane incantato nel constatare che le rovine presenti in questo luogo sono una meraviglia barocca, una collisione improbabile e inquietante della natura e dell’arte. Proprio dalla rive, poste oltre le rovine archeologiche di Sagra, Aldo si accorge della presenza di un battello, privo di matricola, di cui parla al capitano Marino. Il capitano ridimensiona l’episodio, poiché vuole evitare ogni provocazione militare verso la nazione nemica che si trova oltre la frontiera. Oramai il personale militare presente alle Sirti viene impiegato in agricoltura e per la Repubblica la base delle Sirti è diventata un bizzarro stabilimento commerciale.

Maremma è una città contornata dalla laguna, dopo gli anni di guerra divenuta vuota e morta. Visitandola con Vanessa, ad Aldo appare come il segno rivelatore di un destino terribile che prefigura la sorte di Orsenna, la catastrofe e la fine di una civiltà. Dopa avere avuto una conversazione con Belsenzio, esponente dei servizi segreti, che lo informa sui mutamenti di potere avvenuti nel Farghestan, Aldo compie una azione audace. Con la nave Formidabile Aldo parte in compagnia di Fabrizio, e decide di oltrepassare il confine sul mare oltre il quale inizia la costa del Farghestan. Mentre prende questa decisione, Aldo pensa che gli sia stato concesso il potere di passare oltre, di insinuarsi in un mondo carico di ebbrezza e terrore. Le forze nemiche in presenza della nave reagiscono con il fuoco dei cannoni. Dopo questi eventi, Aldo ha due dialoghi memorabili nel libro. Il primo con il capitano Marino, il quale ammette di avere sempre saputo che avrebbe cercato di raggiungere la costa dove si trovavano gli avversari di Orsenna. Marino, prima di sparire nel nulla, confessa ad Aldo di avere accettato la vita in un luogo dominato dall’inerzia, poiché gli aveva consentito di liberarsi da tutto ciò che rende miserabile la esistenza umana, come le passioni negative e l’egoismo umano. Il secondo dialogo, dopo essere stato convocato a Orsenna dal consiglio di sorveglianza, avviene con Danielo nel palazzo maestoso della signoria. Danielo è un uomo anziano e solo. Danielo confessa ad Aldo di essere interessato al potere, poiché non è sufficiente la conoscenza che nasce dalla astrazione e dai libri, ma è necessaria la esperienza del governo per comprendere la essenza profonda della natura umana. Un libro indimenticabile e avvincente. Questo libro per alcuni critici ha delle somiglianze con il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati, per altri studiosi, invece, vi sono descrizioni che rinviano all’opera di Marcel Proust e a quella di Joseph Conrad.