Rito Francese e massoneria: intervista a Francesco Guida

“Non credo alla parola “perfezionamento” che spesso è un miraggio che può arrivare anche a scatenare frustrazioni d’impotenza, preferisco la più realistica e rassicurante parola “miglioramento”, adottata dal Rito Francese. Comunque, si tratta di un’esperienza opzionale successiva al conseguimento del terzo grado dell’Ordine, quello di Maestro Libero Muratore, grado in cui si ritiene conclusa la formazione massonica”. Di questo – e non solo – abbiamo parlato con l’avvocato Francesco Guida (*).

Torno a risentirla nuovamente su un testo, molto interessante, apparentemente di “nicchia”, ma a mio parere di notevole valore. Come mai una produzione tanto prolifica quest’anno? Ispirazione scrittoria o effetto lockdown?

Le nicchie riguardano ambienti a noi poco noti. Provi a chiedere in Francia, in Spagna, in Belgio, in Olanda e nell’intero Sud America cosa è la massoneria di Rito Francese o Moderno. Constaterà dalle risposte che la nicchia investe l’Italia e qualche altro Paese europeo. Riguardo le domande sulla mia produzione, mi sembra che siano inscindibilmente legate. Il daimon dello scrittore si è manifestato con particolare virulenza nel periodo d’isolamento forzato della pandemia.

La conosco come un uomo combattivo e deciso, un importatore di idee brillanti e all’avanguardia, per questo ha un particolare feeling con la Francia, patria dell’Illuminismo, delle rivoluzioni, del libero pensiero.

In realtà sono soltanto un curioso che non smette mai di chiedersi il perché delle cose, impegnandosi a dare risposte possibili. È il mio abito mentale, lo indosso anche nella passione per la ricostruzione storica. A questo aggiungo la particolare attenzione che negli ultimi dieci anni rivolgo agli studi sulla massoneria francese, di stampo illuministico, trovando sintonia con alcuni ambienti massonici italiani del passato. Il nostro non è più il tempo delle rivoluzioni ma delle riforme, che devono avere alla base un impianto laico-illuminista, un amore per l’Uomo, unitamente a tanta competenza. Ricordo che qualche giorno fa il presidente francese Emmanuel Macron ci ha dato una lezione di laicità, precisando che nel suo Paese le leggi hanno alla base tale principio da secoli, mentre noi annaspiamo ancora oggi nell’individuare anche la ratio di una norma.

La Francia ha da molto tempo una tradizione iniziatica di apertura alle donne nell’istituzione massonica, diversamente dalle comunioni d’ispirazione anglosassone. Può spiegare ai lettori le ragioni storiche e le motivazioni di tale scelta?

Si tratta, a mio parere, di due culture differenti. La massoneria francese vive in una società aperta, duttile agli influssi di altre culture, alle sperimentazioni, a nuovi innesti; il che dalla nostra ottica potrebbe apparire troppo ardito. Dove, se non in Francia, poteva aversi la grande novità delle donne in loggia? Iniziarono già nel Settecento pre-rivoluzionario con le logge di adozione, formula primitiva di massoneria mista, sino a fine Ottocento con l’iniziazione a pieno titolo della femminista Marie Deraismes, con la fondazione dell’obbedienza del “Diritto Umano”, organizzazione che attualmente abbraccia quasi tutti i Paesi del mondo e che ha dato la spinta allo sviluppo della massoneria mista. Completamente diversa la situazione nei Paesi anglosassoni, dove la massoneria conservatrice ha prodotto dal 1814, data della fondazione della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, a oggi appena quattro riforme (1814, 1877, 1929, 2018) di cui solo l’ultima è liberale in quanto abolisce il divieto d’ingresso o di permanenza ai transessuali; innovazione in cui alcuni osservatori hanno intravisto i prodromi della cessazione del divieto d’ingresso alle donne. A parte questo, per legittimare il diniego alle donne in loggia si sono accampate inesistenti ragioni storiche, secondo cui nella massoneria di mestiere le donne non erano ammesse, quando invece si è riscontrato che le vedove di caduti sul lavoro prendessero il posto dei mariti nel cantiere, subentrando a diritti e doveri. D’altro canto, si sono accampate ragioni “esoteriche” sulla differente energia dell’uomo e della donna, aspetto su cui non desidero pronunciarmi perché fa parte del bagaglio fideistico di ciascuno. In definitiva, credo che una massoneria matura, all’altezza dei tempi, non sia completa senza l’apporto dell’elemento femminile in loggia. Non è un’opzione ma una necessità.

Potrebbe brevemente spiegare in cosa consiste un “rito di perfezionamento” rispetto al percorso Massonico in senso lato?

Non credo alla parola “perfezionamento” che spesso è un miraggio che può arrivare anche a scatenare frustrazioni d’impotenza, preferisco la più realistica e rassicurante parola “miglioramento”, adottata dal Rito Francese. Comunque, si tratta di un’esperienza opzionale successiva al conseguimento del terzo grado dell’Ordine, quello di Maestro Libero Muratore, grado in cui si ritiene conclusa la formazione massonica. Il rito di perfezionamento o di miglioramento è un approfondimento delle tematiche contenute nel terzo grado, attraverso lo studio dei miti. Non c’è alcuna rivelazione di misteri, come da certa pubblicistica malevola strombazzato, perché in massoneria non esiste alcun mistero, se non quello della profondità della propria ignoranza. I riti sono solitamente strutturati in gradi, che rappresentano i livelli di consapevolezza raggiunti.

Spesso, nell’universo dei molteplici riti si riscontrano caratteristiche e assonanze, ma direi che il vero spartiacque sia nella creazione di una piramide verticistica e nell’essere il rito stesso, più o meno, di ispirazione esoterica o valoriale. Mi illustri in merito.

Nel Rito Francese il vertice ha potere di rappresentanza, però scarso di gestione perché non è piramidale, ma orizzontale. Infatti, non si ha a che fare con i gradi, tipici della scala gerarchica di altri riti, ma con Ordini: dopo il grado di Maestro subentrano, per chi vuole approfondire la formazione, quattro Ordini di Saggezza, che sono autonomi e hanno ciascuno un rappresentante, e con un quinto Ordine, non operativo ma solo di studio, e sono contenuti in un Gran Capitolo Generale, che li rappresenta tutti tramite un Gran Venerabile. Sotto un profilo di ricerca esoterica distinguiamo in base al percorso scelto; quello tradizionale ha alla base tematiche comuni al Rito Scozzese Antico e Accettato; quello laico, seguito dal Grande Oriente di Francia propone un percorso che si avvicina alla Sociologia, alla Psicologia sociale, alla Scienza e alla Filosofia della politica e, in particolare alla esperienza psicoanalitica: tutte discipline della mente.

Il Rito Francese come si potrebbe descrivere rispetto ad altri, apolitico, laico, con effettiva parità tra donne e uomini e cos'altro ancora?

Storicamente è il rito primordiale perché risale a quello adottato dalla Gran Loggia di Londra, fondata nel 1717, considerata l’origine della massoneria moderna, e importato in Francia nel 1725. Quello praticato dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra è un rito misto delle due tradizioni degli Antichi e dei Moderni, in vigore dal 1814, con soluzione di continuità rispetto al passato. Il Rito Francese utilizza una simbologia esclusivamente muratoria, a differenza di altri riti che sono ispirati ad altre tradizioni (scozzesi, templari, egizie, cabalistiche). I suoi presupposti filosofici, a seconda delle versioni, possono essere tradizionali, oppure laici e socio-politici, a differenza delle altre esperienze rituali. L’elemento caratterizzante, tuttavia, è il suo scopo diretto e concreto: il miglioramento della società. Per questo esige dai suoi membri studio, approfondimento continuo, confronto costante, impegno nelle formazioni sociali e politiche. Non è un’esperienza facile, ma riservata a chi ha una forte motivazione etica che lo spinge al rapporto con l’Altro per la costruzione di una società inclusiva a misura d’uomo. D’altra parte, invece, è molto più comodo e rassicurante meditare sulla fiamma della candela, scoprendo verità inaccessibili agli altri.

Quale considerazione della donna ha il Rito Francese?

In questo contesto la donna è considerata un indispensabile elemento di provocazione e di confronto nel percorso di ricerca di verità e giustizia condotto dalla loggia. Numerose sono e sono state le donne a capo di obbedienze massoniche, appartenenti al Rito Francese. Qui mi basta citarne una, l’ecuadoregna Olga Vallejo Rueda, Gran Maestro della Gran Loggia Mista delle Ande Equatoriali, membro dell’Unione Massonica Universale del Rito Moderno, organismo mondiale che raccoglie le espressioni nazionali del Rito.

Quale diffusione ha in Italia il Rito Francese: vi è una tendenza a una sua crescita, in ragione di quanto mi ha spiegato o per altre ulteriori motivazioni?

Non mi è facile dare una risposta esauriente a questa domanda. Attualmente in Italia il Rito Francese, così come l’ho esposto, è all’anno zero, cioè tutto da costruire, con l’entusiasmo e le incertezze degli esordi. Il senso della pubblicazione del compendio di Rito Francese è quello di fornire i rudimenti di questa realtà massonica a noi sconosciuta, ma notissima altrove. L’espressione concreta di questa esperienza, così come ho tentato di descriverla per sommi capi, ma si ritrova ben spiegata nel libro, si studia in alcune logge del Nord e del Sud Italia affiliate all’Ordine Massonico Tradizionale Italiano, retto da Luigi Pruneti, che è una garanzia di libertà della ricerca ed ammette più riti nella sua Comunione. Vedremo col tempo se questo seme attecchirà, generando una pianta, il Gran Capitolo Generale di Rito Francese, che donerà i suoi frutti alla società. Certo, è una sfida sia all’interno della massoneria italiana, adusa a curare esclusivamente la dimensione spirituale, sia alla società civile per una massoneria aperta, critica, dialogante e propositiva sulle tematiche che riguardano tutti noi.

(*) Francesco Guida (1956), studioso di storia massonica, ha pubblicato vari articoli e saggi in riviste specializzate, ha pubblicato cinque monografie in materia, tra cui l’ultima “Intervista a Luigi Pruneti. Storie e riflessioni sulla Massoneria” nel 2021, recensita in questa rubrica. Sta preparando un volume sull’odonomastica massonica tarantina.

(**) Francesco Guida, “Il Rito francese. Una massoneria per l’uomo e la società”, prefazione di Luigi Pruneti, Edizioni Placebook & Publishing, Roma, 2020, pagine 124