Visioni. “Bosch: Legacy”, la magistrale serie tivù noir

Un ex poliziotto disincantato con un alto senso della giustizia. La serie tivù dedicata a Hieronymus Bosch (cui dà il volto un magnifico Titus Welliver) giunge alla settima stagione che si sviluppa in 6 episodi. Il racconto televisivo targato Amazon Prime Video è tratto dai romanzi noir di Michael Connelly. L’ultimo capitolo della precedente vita dell’uomo che non scende a compromessi, si chiude con la consegna del distintivo. Il nuovo corso s’intitola Bosch: Legacy. Harry Bosch adesso è un detective privato e accetta esclusivamente i casi che lo coinvolgono maggiormente. La serie di culto ideata da Eric Overmyer somiglia più a un spin-off che a un continuum narrativo con le stagioni precedenti. Un’operazione simile a quella condotta da Vince Gilligan con Breaking Bad e la sua prestigiosa costola (prequel e insieme sequel), Better Call Saul.

Dopo l’abbandono del Dipartimento di polizia di Los Angeles, Bosch trascorre una vita in cui non deve più fare i conti con la burocrazia. Una gabbia che ha costretto il poliziotto a seguire la forma più che la sostanza. Del risultato si giova anche la nuova storia. Bosch appare meno imbrigliato. Più libero. Dedito, esclusivamente, a risolvere i casi che catturano la sua attenzione. Così, la trasformazione in un private eye è definitivamente compiuta. Siamo in un “territorio” vicino a quello dell’investigatore più noto della letteratura americana, quel Philip Marlowe nato dalla penna autoironica e insieme romantica di Raymond Chandler.

Ora l’omaggio è più evidente rispetto al passato. Non a caso, acquista centralità il personaggio della legale Honey Chandler (la strepitosa Mimi Rogers). La donna, risvegliatasi dal coma farmacologico al quale i medici l’avevano costretta, in seguito a un fallito attentato di un sicario, nonostante gli attacchi di panico, prova a riprendere la guida della propria esistenza. Intanto, la figlia di Harry, Maddie (una raffinata e tenace Madison Lintz), raccoglie, per l’appunto, l’eredità paterna. La ragazza diventa un’agente di polizia. La sua ambizione dichiarata è assicurare alla giustizia i criminali di ogni risma. Ma il suo obiettivo recondito è vendicare la morte della madre. Uccisa in circostanze oscure.

Le diverse trame convergono, infine, sul racconto orizzontale che vede al centro Carl Rogers (Michael Rose), l’uomo che ha assunto il sicario per uccidere Honey, rilasciato dalla prigione a causa di una “curiosa” insufficienza di prove. Che odora di corruzione. La Los Angeles perennemente assolata di Bosch nasconde innumerevoli oscurità morali, in un conflitto perpetuo tra il bene e il male. La serie è un capolavoro di sobrietà della regia, analisi critica del tessuto sociale, perfetta direzione degli attori e magistrale profondità di scrittura. Come nell’universo narrativo di Marlowe, quel che più affascina nel racconto di Bosch non è la trama. Ma le passioni e le idiosincrasie dei personaggi. Per queste ragioni, il realismo della messa in scena rende credibili le agnizioni. Eppure, le scoperte e le rivelazioni non sono mai sconcertanti.