Le regole dell’energia

Tutto si deve basare su una semplice idea. Una volta che l’avremo scoperta, sarà così avvincente, così meravigliosa che ci diremo: sì, del resto, come avrebbe potuto essere diversamente”. John Archibald Wheeler, fisico di Princeton e collega di Albert Einstein, scriveva così nel 1911 affermando che “avevamo questa vecchia idea secondo cui là fuori c’era l’universo e qui invece c’è l’essere umano, l’osservatore, saldamente protetto dall’universi da una lastra di vetro laminato da venti centimetri. Ora impariamo dal mondo quantistico che perfino per osservare un oggetto minuscolo come l’elettrone, dobbiamo infrangere quella lastra di vetro: dobbiamo estenderci fin là … così, il vecchio termine di osservatore deve essere semplicemente depennato e sostituito con uno nuovo: partecipatore”. Gli esperimenti di fisica quantistica hanno infatti dimostrato che il semplice atto umano di osservare qualcosa di minuscolo come l’elettrone – limitandoci a focalizzare la consapevolezza sul suo comportamento anche solo per un istante – ne cambia le proprietà mentre lo osserviamo. L’atto stesso di osservare è creativo e la nostra coscienza umana è l’artefice di quella creazione. Noi non siamo semplici spettatori che non hanno alcun effetto sulla realtà che osservano, ma partecipanti della creazione. David Bohm, anch’egli fisico di Princeton e collega di Einstein, ci ha lasciato nel 1992 due teorie che ci offrono una visione quasi olistica dell’universo e del ruolo degli esseri umani al suo interno. La prima ritiene che esistano piani di creazione più profondi o elevati che custodiscono lo stampo di ciò che accade nel mondo – è da questi livelli più sottili di realtà che trae origine il mondo fisico – (Bohm ha definito ciò “il funzionamento creativo di soggiacenti livelli di realtà”).

La seconda teoria costituisce una spiegazione dell’universo inteso come singolo sistema naturale unificato collegato secondo modalità non sempre evidenti. In laboratorio Bohm ha osservato minuscole particelle atomiche in un particolare stato gassoso definito plasma. Tali particelle allo stato plasmatico si comportavano non come unità individuali, come siamo abituati a pensare, ma come se fossero collegate le une alle altre nel quadro di una esistenza più vasta. Secondo Bohm se potessimo collocarci in un punto di osservazione privilegiato per guardare l’universo nella sua totalità, gli oggetti del nostro mondo ci apparirebbero come proiezioni di cose che accadono in un altro regno che da qui non siamo in grado di osservare. Visibile e invisibile sono espressioni di un ordine superiore a carattere più universale. Pietre oceani foreste animali persone sembrano separati gli uni dagli altri ma sono collegati a un livello di realtà più profondo con modalità che la nostra posizione non ci consente di scorgere. Tutte le cose che ci appaiono separate costituiscono una totalità più vasta.

“Sulla superficie di un ruscello, si può osservare uno schema in continuo mutamento fatto di vortici, increspature, onde, spruzzi eccetera, che chiaramente non hanno alcuna esistenza indipendente di per sé”. I vari stati di disturbo dell’acqua ci appaiono separati ma in realtà sono come intimamente legati è profondamente connessi. Tutti quegli stati, in parole povere, fanno parte della medesima acqua. L’universo e tutto ciò che contiene – noi inclusi – fanno parte di un vasto schema cosmico, ogni parte del quale è equamente condivisa da tutte le altre – Bohm definisce la sua intuizione “totalità indivisa in movimento fluido” (Undivided wholeness in flowing movement) – .

Bohm ha usato una metafora ancora più chiara per farsi capire dicendo che l’universo funziona come uno smisurato ologramma cosmico. In un ologramma ciascuna parte di un oggetto qualunque contiene l’oggetto nella sua totalità ma su scala minore. Ciò che ci appare come realtà rappresenta la proiezione di qualcosa di ancora più reale che sta accadendo a un livello più profondo del creato. È tale livello che costituisce l’originale. “Come in alto, così in basso”, “come dentro, così fuori”, vi sono schemi che contengono altri schemi, completi in sé per sé, che si differenziano solo in termini di scala di grandezza. Il corpo umano è un esempio di un ologramma. Il Dna di qualunque parte del corpo umano contiene l’intero codice genetico – lo schema completo del Dna – del corpo. Da un capello, da un dito, dal sangue, lo schema genetico è puntualmente contenuto in quel codice, è sempre lo stesso.

Nei Veda indiani risalenti al 5000 a.C. così come nei Rotoli del Mar Morto di duemila anni fa il mondo fa da specchio a ciò che accade in un regno superiore o in una realtà più profonda. “Ciò che accade sulla terra non è che un pallido riflesso di una realtà più vasta e fondamentale”, c’è scritto nei Rotoli del Mar Morto, meglio noti come I canti del sacrificio del Sabba. L’energia non fisica si proietta nella dimensione fisica della vita, esattamente come lo schermo del cinema che riflette l’immagine di ciò che viene filmato. Il nostro mondo interiore, la nostra coscienza emergono nel mondo che ci circonda, siamo come gli artisti che danno espressione esteriore a una creazione interiore.

Noi siamo però, a differenza degli artisti che producono opere separate da loro, siamo sia la tela sia le immagini che vi compaiono, siamo simultaneamente gli strumenti usati e l’artista che li usa. Siamo creatori all’opera dall’interno delle nostre creazioni. La capacità di usare intenzionalmente e creativamente l’energia non fisica – l’essenza quantistica – ci dà il potere di alterare qualunque cosa rispetto al modo in cui intendiamo il nostro ruolo nell’universo. Siamo liberi di dare espressione a nostro piacimento ai profondi desideri che ci animano tramite il corpo fisico, tramite la nostra vita. Possiamo farlo consapevolmente quando e come vogliamo. Queste potenzialità richiedono il coinvolgimento della nostra capacità, dobbiamo capire il funzionamento dell’energia e sapere usare lo stesso medesimo linguaggio di questa energia. Il linguaggio per comunicare è il linguaggio delle emozioni e spiego perché. La scienza ha scoperto che ogni emozione che proviamo a livello fisico determina in noi cambiamenti chimici relativi a fattori come il ph e gli ormoni che rispecchiano i nostri sentimenti.

Attraverso emozioni positive come possono essere l’amore, la compassione, il perdono ed emozioni negative come possono essere l’odio, il giudizio, la gelosia ciascuno di noi ha il potere letteralmente di affermare o negare la propria esistenza, ogni giorno e sempre. La stessa emozione che ci permette di esercitare questo potere all’interno del nostro corpo fisico, estende tale facoltà all’esterno, nel mondo quantistico situato al di là del corpo. I Veda parlano di un campo unitario fatto di pura coscienza che bagna e permea tutto il grato – le esperienze umane relative a pensieri, sentimenti, emozioni e convinzioni con tutte le forme di giudizio che generano sono ritenuti “disturbi”, interruzioni di un campo che altrimenti resterebbe levigato e immobile –.

Lo Hsin-Hsin Ming o Versi sulla fede nella mente del IV secolo descrive le proprietà di una essenza che permea di sé tutto il creato cui dà il nome di Tao. Il Tao rappresenta tutto ciò che esiste – sia il contenitore dell’esperienza che l’esperienza stessa – è descritto in termini di perfezione, “come un vasto spazio dove nulla è carente e nulla in eccesso”. Solo quando disturbiamo la tranquillità del Tao con i nostri giudizi, la tua armonia comincia a sfuggirci. (Per entrare in diretta armonia con questa realtà, al sorgere del dubbio, dite semplicemente “Non due”. In questo “Non due” niente è separato, nulla viene escluso. )

 Bisogna pensare alla energia come ad un le suono cosmico che ha molti strati di spessore ed esiste sempre e ovunque, già al suo posto. Il corpo umano, la nostra vita esistono e accadono all’interno delle sue fibre. Tutto ciò che sperimentiamo nella vita può essere concepito in termini di “pieghe” di questo lenzuolo. Nella prospettiva quantistica tutto (materia, intero pianeta, oltre) può essere concepito come un “disturbo” sulla levigata superficie di questo lenzuolo spazio-temporale. Noi siamo “disturbi” del lenzuolo e produciamo pieghe nella sostanza di cui sono fatti il tempo, lo spazio, il corpo umano e la realtà. Questo è il rapporto che abbiamo con l’energia non fisica. I sentimenti rappresentano le istruzioni per programmare l’energia non fisica. Possiamo capire così come si fa per portare la gioia, la guarigione e la pace nella nostra vita.

 Le emozioni umane hanno un effetto diretto sul Dna che a sua volta condiziona l’energia non fisica, la sostanza di cui è fatto il mondo. Il rapporto tra le emozioni e il Dna supera o trascende i confini del tempo e dello spazio, gli effetti sono identici a prescindere dalla distanza. Il campo di energia unisce tutto il creato, tale campo è uno specchio delle credenze che portiamo dentro di noi, il campo è oleografico, ogni sua parte è collegata a tutte le altre e ogni suo tassello rispecchia l’intero su scala ridotta. Noi comunichiamo con il campo attraverso il linguaggio delle emozioni.

Tutto esiste in ogni luogo e in ogni momento. Vi è una connessione universale: non solo è collegato (non localizzato) ma è anche unito olograficamente. Non esistono né un “qui” e “là”, né un “ora” contrapposto ad un “allora”. La vita è un ologramma dotata di connessioni universali, il qui è già là e l’allora è sempre stato ora. Ogni momento scegliamo di adottare modalità che alimentano la nostra carica vitale o la esauriscono (respiri profondi che stimolano la vitalità o respiri corti che la negano; pensieri e parola in cui dominano il rispetto o l’offesa). Grazie al potere della coscienza umana, non localizzata e olografica, ognuna di queste nostre scelte, apparentemente insignificanti, comporta conseguenze che vanno ben oltre i tempi e i luoghi della nostra vita. Le scelte individuali infatti si combinano per diventare realtà umana collettiva.