“In un mondo come quello di oggi, dove ogni giorno, quasi di ora in ora, vengono sconvolti equilibri geopolitici e certezze che duravano da decenni, l’impegno nelle scuole, e negli altri teatri della vita dei giovani, di organismi come l’Accademia della legalità, e la diffusione di libri come questo, possono contrastare fortemente quel senso di smarrimento oggi così diffuso tra i giovani stessi (e non solo). La memoria di eroi civili, veri servitori disinteressati dello Stato, come i magistrati Vittorio Occorsio e Girolamo Minervini (uccisi, rispettivamente, nel 1976 e 1980) e tanti altri, che questo libro ricorda adeguatamente, oggi può contribuire a far nascere in Italia, al posto della subcultura della violenza, una vera cultura del dialogo, del confronto civile, nel pieno rispetto dell’avversario”. Così Andrea De Priamo senatore, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, ha aperto, nella Sala del Carroccio in Campidoglio, la presentazione del romanzoIl coraggio del male di Sebastiano Ardita, Bonfirraro editore 2024.
“Con il senatore De Priamo, Giuseppe Moretti, presidente dell’Uspp, Unione sindacati polizia penitenziaria, e tutti i presenti in sala”, sottolinea Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della legalità (organismo da anni attivo a diffondere la cultura della legalità e dei diritti e doveri del cittadino), “abbiamo passato una serata parlando degli Anni di piombo, di scelte coraggiose, di amori e di sangue, di ribellione e di mafie nelle istituzioni. Il libro, primo romanzo di Ardita, affronta i temi del potere, della corruzione e della giustizia attraverso la realtà del mondo carcerario”. L’autore è un importante magistrato divenuto, nel 1996, componente della Direzione distrettuale antimafia, e, nel 2002, direttore generale detenuti e trattamento al ministero della Giustizia; dal 2017 procuratore della Repubblica aggiunto a Catania. Ardita ha scritto un romanzo con due essenziali protagonisti: Domenico, agente di polizia penitenziaria; e Stella, giovane ragazza militante dell’estrema sinistra. Due opposti che, come non è infrequente nella vita, finiscono con l’attrarsi: “Il coraggio del male ha spiegato l’autore, va inteso anche nel senso di quel coraggio che a volte spinge anche ad andare, in una certa misura, oltre sé stessi: confrontandosi con l’altro sino a trovare punti d’incontro, senza per questo rinnegare sé stessi”.
Il romanzo ripercorre la storia tragica degli anni Settanta e Ottanta, con la lunga, interminabile scia di sangue di omicidi, ferimenti, attentati, stragi vere e proprie. E la controffensiva dello Stato (iniziata soprattutto con Via Fracchia a Genova, l’azione dei carabinieri di Carlo Alberto Dalla Chiesa contro le Br, marzo 1980). “Domenico, l’agente di polizia penitenziaria protagonista maschile della storia”, prosegue Ardita, “lavora nell’Ufficio centrale per i detenuti del Ministero di Grazia e Giustizia, e ha modo di conoscere Giovanni D’Urso, direttore Ufficio III della Direzione generale degli Istituti di prevenzione e pena al Ministero (che sarà poi rapito dalle Br il 12 dicembre 1980). Il rapporto personale con D’Urso porterà Domenico a seguire idealmente il magistrato anche durante la sua prigionia”. Che terminerà, dopo un estenuante braccio di ferro – analogo a quello del caso Moro – tra Stato e Br (chiedenti la pubblicazione integrale, sui maggiori quotidiani, dei comunicati dei comitati di lotta nelle carceri di Trani, teatro della rivolta del 28 dicembre 1980, e Palmi), il 15 gennaio 1981, con la liberazione del giudice in Via del Portico d’Ottavia.
Decenni della nostra storia politica e giudiziaria, con cambiamenti incredibili nella scena internazionale, ma – nonostante le apparenze – assai più contenuti nell’organizzazione di tante strutture della nostra Repubblica, anzitutto proprio nel sistema carcerario. Giuseppe Moretti, presidente dell’Uspp, Unione sindacati di Polizia penitenziaria, ha ripercorso attentamente l’evoluzione del Corpo degli agenti di custodia, da sempre fondamentale per una politica carceraria volta soprattutto a riabilitazione e reinserimento sociale del detenuto, nello spirito dell’articolo 27 della Costituzione. Sino alla legge di riforma del 1990, con la smilitarizzazione del Corpo, divenuto Polizia penitenziaria: riforma improntata a professionalizzazione, miglioramento delle condizioni lavorative e rispetto dei princìpi costituzionali. “Purtroppo – ha concluso Sebastiano Ardita – resterà sempre un sogno, pur nobile e illuminista, l’idea di poter abolire il carcere: perché, nella società, ci saranno sempre degli individui da cui la società stessa, per il bene di tutti, dovrà difendersi: chiaramente, sempre in pieno rispetto dei dettami costituzionali”.
(*) Il coraggio del male di Sebastiano Ardita, Bonfirraro editore 2024, 224 pagine, 19,90 euro
Aggiornato il 19 marzo 2026 alle ore 14:46
