Venticinque anni fa moriva a 92 anni Indro Montanelli, un maestro del giornalismo italiano. Il mondo della comunicazione e i giornali celebrano uno dei più grandi informatori, storici e scrittori ricordando le sue lezioni sulla scrittura. In primo luogo, quell’imperativo che egli applicò a sé stesso e ai quotidiani che ha diretto, “fatti separati dalle opinioni”. Come spiegava, perché il lettore deve capire e distinguere quando il giornalista fornisce una versione seria e reale degli accadimenti e quando invece divulga una interpretazione, tanto più se personale. La seconda regola montanelliana era quella della limpidezza e chiarezza del ragionamento espressa nella metafora della “casalinga di Voghera”, per dire che tutti devono comprendere e se anche i semplici sono informati la società godrà del bene di essere a conoscenza di ciò che si svolge nel tempo, nello specifico e nelle numerose declinazioni della cronaca. Col beneficio di creare una massa responsabile e pertanto sicura.
Ripercorrere l’etica del giornalismo di Indro Montanelli farebbe molto bene ai giovani e a noi tutti, per cui sono auspicabili divulgazioni e riproposizioni della sua opera d’autore, storico e dei suoi editoriali memorabili e ancora attualissimi, delle sue narrazioni da inviato di guerra e la sua storia d’Italia, scritta in gran parte con Roberto Gervaso, altra compianta e arguta penna. Ma non basterebbe nemmeno ripercorre la voluminosa produzione di Montanelli giornalista, scrittore e storico per incidere in questo universo caotico e spesso inquietante dell’informazione attuale. Ciò che la ricorrenza dovrebbe sospingere è una riflessione grave insieme con serie proposizioni di cambiamento. Sull’onda della convinzione intrinseca che se la società, la cultura, l’informazione sono in evidente crisi di stile, credibilità e impatto dipende anche dai modelli informativi, che non corrispondono più alle esigenze e sono travolti dall’invadenza dei social e dalle nuove fruizioni tecnologiche. Per arrivare a definire cosa sarà del settore, dei suoi protagonisti, del loro operato e prodotto con l’impatto dell’Intelligenza artificiale.
Secondo dati recentemente diffusi il mercato dell’editoria quotidiana registra un calo continuo: la diffusione complessiva ha subito di recente una riduzione del 5,1 per cento su base annua, con le vendite in edicola scese di oltre il 7 per cento. Le copie cartacee hanno subito un crollo quotidiano, scendendo a circa 1,6 milioni, di cui 900mila sono le copie vendute effettivamente nelle edicole. In base ai dati Audipress, tuttavia, circa 30 milioni di italiani dichiara di leggere almeno un quotidiano al mese e, soprattutto, segnala la crescita del consumo digitale: +4 per cento. Sono in particolare i più giovani (18-44 anni) che fanno un consumo informativo su tablet e smartphone. Per dare una dimensione del fenomeno, potremmo senza infingimenti riconoscere che in questo sistema multiplo fatto di tradizione e di web, Il Giornale, fondato e diretto da Indro Montanelli, è passato dai picchi degli anni del debutto, nel 1976, di 220mila copie alle 24mila dei nostri giorni. Non solo per onorare Indro Montanelli occorre fare qualcosa di forte e concreto, anche per la salvezza del settore. E noi qui, lo dobbiamo anche al fondatore di questo giornale antico e moderno, L’Opinione voluta da Arturo Diaconale, che è stato l’indimenticabile vicedirettore del Giornale e tra gli editorialisti più stimati.
Per questo mi permetto di avanzare due riflessioni, anche perché mi occupai del passaggio dalla carta stampata al digitale e specificatamente agli articoli votati coi like e i commenti dei lettori, secondo la formula in voga, con un esperimento giornalistico oggetto di tesi di laurea. Ebbene, credo che sia inevitabile e necessaria una riequilibratura visto che l’essenzialità della credibilità delle notizie, punto imprescindibile di ciò che vogliamo definire informazione, può essere garantita solo da un giornalista formato, responsabile e afferente alla sua direzione e alle regole deontologiche. Con l’auspicio di un forte slancio da parte degli organi di categoria, affinché oltre a registrare i cali di vendite si mobilitino per individuare meccanismi anche radicali di rinnovamento per imprimere rigore e indipendenza in crisi, di cui il settore non può e non deve fare a meno. Chi scrive? Sono tutti giornalisti iscritti e rappresentati da un ordine saldo e garante rispetto ai poteri?
Penso anche alla ricorrenza proprio in questi giorni della scomparsa di Andrea Purgatori, di cui va ricordata la produzione e la carriera insieme con l’ombra sulla sua fine come la precarietà della vita e del lavoro di tantissimi giornalisti sugli scenari delle grandi inchieste investigative, ben diverse dagli spettacoli dell’horror in diretta, della criminologia da salotto, dalle notizie e trasmissioni ideologiche e a tesi. Vi è il problema di marcare la differenza tra informazione ortodossa e social, i quali hanno preso un tal sopravvento, pericoloso e talvolta devastante, per cui è diventata pessima abitudine apprendere le notizie e i fatti non più dalle agenzie di stampa, dai giornali e dalle fonti canoniche, ma dal vortice di vicende messe in giro, senza riscontri, senza titolarità, senza quel marchio del giornalista professionista che ne risponde. La lezione di Montanelli si è a tal punto ribaltata, per cui altro che i fatti separati dalle opinioni, dilaga una mole pesantissima di opinioni senza regole e limiti, per cui i quotidiani e la carta stampata accreditata dovrebbero avere il coraggio di eliminare categoricamente i commenti sotto gli articoli e gli editoriali. Lo so, può sembrare una involuzione, un passo indietro, una censura. Ma non lo è. È invece ridare parola, forza e credibilità a chi scrive, con quei crismi e quello spessore che tanti come Montanelli della generazione dei grandi giornali ed editori hanno impresso a una materia che determina la qualità e la sicurezza di molti altri vitali settori, tra cui la politica. Segnalo anche che ormai i partiti con le loro finestre social si fanno direttamente la propria comunicazione eludendo non il giornalista scomodo o avversario o impreparato, ma eludendo quel garante fondamentale per cui nessun potere può e deve avere mano e parola libera sulla manipolazione delle masse. Gli articoli devono tornare a essere ogni mattina la parola e la voce di chi ha la responsabilità di informare prima di tutto in modo imparziale, reale, sicuro e democratico. Perché seppure uno scrivesse come Montanelli e poi sotto il testo chiunque può sporcare, aizzare o infangare a che servirebbe avere l’onore e l’onere della firma?
Il commento del pubblico può aver luogo diversamente, in spazi dedicati al dibattito diretto, alla conoscenza degli umori e pareri, con una selezione rigorosa di ciò che è atto solo a suscitare calunnie, rabbia distinguendo la legittima indignazione e denuncia popolare, che può essere un arricchimento al sistema informativo, se però non diventa spazio di mistificazione e manipolazione ad opera di odiatori, leoni da tastiera e altre figure improprie o ambienti deviati. L’altro aspetto riguarda la fruizione dei giornali. Considerando che i mensili di settore registrano incrementi sensibili e soddisfacenti, la carta stampata potrebbe rappresentare quegli approfondimenti che nessun digitale può dare, lanciando grandi interviste, inchieste, pagine di letteratura, arte, sport. Tuttavia, l’online non può rispondere solamente agli abbonamenti così come sono proposti, poiché chi può sottoscrivere uno, due, tre o più abbonamenti premesso che per essere informati è necessario leggere più giornali, più voci, più fonti. Accanto agli abbonamenti nella formula tradizionale, gli editori potrebbero pensare a un sistema di acquisto del singolo articolo ovunque esso sia, con una facilità di gettonatura che può costituire una importante entrata e che spingerà la testata e la redazione ha una competitività sana e sale della buona informazione. Altrimenti ci sarà sempre di più un pubblico che si limiterà a leggere titoli e sottotitoli e che si incamminerà nei meandri spesso oscuri del web, dove Indro Montanelli e la gloriosa schiera dei giornalisti italiani non ci saranno più.
Aggiornato il 22 luglio 2026 alle ore 12:28
