L’Italia minacciata di fallimento da Macron e Schäuble

Se Emmanuel Macron e Wolfgang Schäuble questa volta facciano sul serio è difficile dirlo. Molti addetti ai lavori hanno notato la nuova ondata di vendette francesi e tedesche contro le banche italiane, per rianimare il rischio di un nuovo 2011. Una corte europea sarebbe già stata sensibilizzata dall’asse franco-tedesco affinché si valutino le possibilità di un default dell’Italia: un fallimento che porterebbe in mani franco-tedesche gran parte dei patrimoni italiani pubblici e privati. Allora il presidente Macron minaccia le banche italiane per mettere il governo di Lega e 5 Stelle con le spalle al muro o c’è dell’altro? E tra crisi narrata e fallimento narrato e concrete situazioni di default come si deve orientare l’italiano medio che non ha mai contratto debiti? Le banche europee dovrebbero ridurre i crediti deteriorati lordi o Npl (Non performing loans) al 5 per cento del monte-prestiti ed al 2,5 per cento al netto delle svalutazioni: questo il contenuto di un documento congiunto firmato da Germania e Francia a metà giugno 2018. L’obiettivo (vero o fasullo) di Francia e Germania sarebbe avviare il completamento della cosiddetta unione bancaria attraverso l’introduzione della garanzia unica sui depositi. Una linea di politica bancaria dettata da Bce e Commissione europea.

Una linea che serve all’asse franco-tedesco perché pone nuovamente Italia, Grecia e Cipro in “condizioni di fragilità”. La domanda che in molti si pongono è se sia giunto il momento di far fallire i Paesi poveri dell’Ue o se all’asse franco-tedesco convenga tenerli perennemente in bilico. E certo che per far fallire l’Italia è necessario quanto prima scatenare una nuova apocalisse bancaria. Come nell’autunno del 2011, quando Francia e Germania ottennero dall’Eba (European banking authority) che i titoli di stato venissero valutati nei bilanci delle banche ai prezzi registrati sul mercato secondario: in tal maniera le economie forti dell’Eurozona accesero i fari su sistema Italia, Paese ricco del Mediterraneo, a cui si può togliere molto di più che alle fragili Grecia e Cipro. Socio di Macron in questa operazione è il presidente del Parlamento federale tedesco Wolfgang Schäuble (ex ministro delle Finanze e storico nemico dell’economia italiana).

Ecco perché due settimane fa il Bundestag ha chiesto informazioni alla Vigilanza Bce sulle banche italiane. Tutto è cominciato con la lettera del 13 giugno 2018, quando Wolfgang Schäuble ha chiesto alla Bce i dati sulle esposizioni delle banche italiane, ed in merito ai titoli di Stato. Germania e Francia avevano già azionato le leve necessarie a garantire l’aumento dello spread (avveniva a fine maggio), e per esprimere il poco gradimento verso un eventuale governo italiano a guida gialloverde. Bundestag ha anche domandato “in quale modo gli aumenti nei tassi dei titoli di Stato italiani siano incorporati negli stress test”: una maniera per calcolare i danni da chiedere all’Italia in caso d’uscita dall’euro, la paventata Italexit. Ecco perché il Parlamento tedesco ha chiesto “il tasso al quale le banche italiane sarebbero dichiarate in dissesto o a rischio di dissesto”. La lettera di risposta inviata a Schäuble dal presidente della Vigilanza Bce, Danièle Nouy, chiarisce che la Germania (in accordo con la Francia) avrebbe già pronto il conto da presentare all’Italia in caso d’uscita dall’Euro o, eventualmente, avrebbero già quantificato cosa dividersi dei beni degli italiani in caso di procedura fallimentare (default).

Nouy, di fatto, ha fornito dati del sistema Italia: il Bel paese viene volutamente appellato come “banca”, ed i dati sono serviti per determinare l’eventuale dissesto (appellato come “failing or likely to fail”). Un fallimento calcolato con metodiche artificiose, perché il malessere italiano viene valutato non su dati oggettivi bensì su “un significativo allargamento degli spread”. Quel rischio narrato e umorale che permette alle banche d’evitare investimenti in Italia e di dirottare i risparmi degli italiani sulle imprese tedesche e francesi. Di fatto Germania e Francia usano l’Unione europea e la Bce per tenere sotto osservazione i Paesi dell’Ue mediterranea: ecco perché Ue e Bce non hanno sanzionato i contribuenti tedeschi che versavano i 250 miliardi di aiuti di Stato alle banche dei Länder. Ci auguriamo che il governo italiano interroghi Ue e Bce sulla grande truffa delle banche tedesche, e perché in ogni Länder si adoperino strutture del credito tanto simili alla Popolare di Arezzo ed a quella di Vicenza. E queste domande andrebbero poste prima che i libri contabili del Belpaese vengano avocati presso una corte europea.