L’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) ha presentato alla Camera dei deputati il proprio Rapporto annuale, dal titolo “L’economia e la società del Mezzogiorno”. I dati fotografano una situazione molto difficile per il Sud, sia dal punto di vista economico che dei consumi. Ma il divario è soprattutto sociale. Gli indicatori sugli standard dei servizi pubblici descrivono infatti un ampliamento dei divari Nord-Sud con particolare riferimento al settore dei servizi socio-sanitari che maggiormente impattano sulla qualità della vita nonché sui redditi delle famiglie.

Emblematico infatti il livello di gradimento dei cittadini per l’assistenza medico-ospedaliera: al Sud solo 143mila su 530mila ricoverati sono soddisfatti (il 27 per cento), mentre nel Centro-Nord 566mila su 1.270mila (il 44,6 per cento). Ne risulta che l’ampliamento delle disuguaglianze territoriali sotto il profilo sociale riflette un forte indebolimento della capacità del welfare di supportare le fasce più disagiate della popolazione.

Un altro caso eclatante è l’abbandono scolastico e il basso tasso di occupazione dei laureati. In particolare, l’associazione Svimez denuncia una significativa divaricazione tra partecipazione all’istruzione e scolarizzazione. Nella scuola primaria, nell’anno scolastico 2016/2017, il tempo pieno c’è stato in oltre il 40 per cento degli istituti del Centro-Nord, mentre al Sud ha riguardato appena il 16 per cento delle scuole e addirittura il 13 per cento nelle isole. Inoltre, i tassi di partecipazione al Sud sono sì superiori al 95 per cento, ma il tasso di scolarizzazione dei 20-24enni è notevolmente inferiore, a causa di un rilevante e persistente tasso di abbandono scolastico. Inoltre, nel Mezzogiorno sono circa 300mila (299.980) i giovani che abbandonano la scuola, il 18,4 per cento, a fronte dell’11,1 per cento delle regioni del Centro-Nord. E i valori più elevati si registrano per i maschi, addirittura il 21,5 per cento nel Sud.

Il Rapporto ha poi effettuato una stima sull’impatto del Reddito di cittadinanza ipotizzato nell’agenda governativa. Considerando una spesa pari a 8 miliardi di euro, al netto di 1 miliardo destinato alla riqualificazione dei centri per l’impiego, la misura di sussistenza consentirebbe di ampliare significativamente la platea dei destinatari rispetto all’attuale Reddito di inclusione, ma non di assicurare il raggiungimento della soglia dei 780 euro indicata dal Governo, in quanto, secondo i calcoli dell’associazione Svimez, il raggiungimento di tale soglia richiederebbe uno stanziamento di circa 15 miliardi di euro. Con le risorse attuali - si legge nel rapporto - prendendo a riferimento le famiglie con Isee inferiore a 6mila euro e pur tenendo conto che circa il 50 per cento potrebbe avere una casa di proprietà, è possibile erogare un sussidio compreso tra i 255 euro per una famiglia monocomponente e i 712 per una con 5 o più componenti, a circa 1,8 milioni di famiglie. Ciò avvantaggerà il Mezzogiorno che assorbirà circa il 63 per cento del Reddito di cittadinanza.

Insomma, il futuro riserva parecchie incognite. Il direttore dello Svimez, Luca Bianchi, ha chiuso il suo intervento di presentazione rilevando come l’impatto dei provvedimenti contenuti nella prossima Legge di Bilancio sull’evoluzione del Pil al Centro-Nord e al Sud, darebbe solamente un modesto impulso positivo nel Mezzogiorno (circa lo 0,3 per cento nel 2019) sull’aumento previsto del prodotto lordo dell’uno per cento, e di poco più dello 0,4 per cento nel 2020 sul Pil allo 0,9 per cento ipotizzato. Ciò soprattutto perché non è previsto un significativo incremento degli investimenti, mentre solo maggiori risorse potrebbero stimolare la crescita dell’economia meridionale.