Ci mancava la simbiosi

Nel grande e caotico susseguirsi di annunci, istituzione di commissioni e lancio di iniziative più o meno destinate a promuovere l’immagine di un Governo che certamente ne ha un gran bisogno, ci mancava facesse il suo ingresso l’idea di una possibile simbiosi fra Stato ed economia privata.

A farsi alfiere di una simile proposta è un’economista italiana, Mariana Mazzucato, che, però, ha girovagato fra mille atenei del mondo anglo-americano per poi finire, per ora, all’University College di Londra. L’idea non è certo originale dato che in ogni Paese del mondo, non socialista, ogni Stato non può che avere stretti rapporti funzionali e amministrativi con i suoi cittadini e con le imprese private che alcuni di costoro mettono in piedi.

Originale, ma anche questo non troppo, è semmai la trovata, tipica di un certo mondo accademico anglosassone, di puntare tutto su un termine inatteso, nella fattispecie la “simbiosi”, appunto, che nessuno avrebbe mai accostato ad un tema classico del dibattito su temi di politica economica. Questo uso spregiudicato di termini destinati, nelle intenzioni di chi li propone, a farsi largo fra gli addetti ai lavori ma, soprattutto, fra il più largo pubblico, non testimonia altro che la povertà intellettuale e scientifica che ormai sta caratterizzando buona parte degli economisti.

Già utilizzata nel mondo dell’intelligenza artificiale per indicare una peraltro molto vaga soluzione ai problemi del rapporto fra uomo e macchina, nel caso dell’economia l’espressione “simbiosi” dovrebbe aiutare a stabilire una relazione fra Stato e iniziativa privata in cui il primo si facesse promotore di orientamenti che la seconda dovrebbe essere stimolata a seguire. In tutto questo, il concetto di simbiosi gioca un ruolo assai ambiguo dato che, spesso, gli organismi simbiotici vedono un ospite finire per non poter fare a meno di veri e propri parassiti, cosa che getterebbe una luce molto preoccupante se l’ospite fosse lo Stato e i parassiti le aziende private ma che sarebbe forse ancor più pericolosa se i ruoli fossero invertiti.

Ad ogni buon conto, è evidente che il modello proposto dalla Mazzucato implica che, per non cadere in schizofrenia, l’organismo simbiotico dovrebbe assegnare ad uno dei due il potere di guidare e questo non verrebbe certamente affidato alle aziende private bensì allo Stato, ritenuto capace di indirizzare l’economia verso luminosi traguardi di benessere, sicurezza e felicità collettiva, sotto il controllo salvifico, inutile dirlo, del sacro principio della “sostenibilità”.

Come si vede, nulla di nuovo sotto il Sole, ma unicamente una ribollita di pseudo-socialismo e di rinnovata fede nella superiore saggezza dello Stato rispetto alle minuscole, miopi ed egoistiche velleità dei privati la cui azione dovrebbe essere incanalata in precise programmazioni, o magari pianificazioni, in nome del “bene comune”.

Credo che nessuno sarebbe contrario ad una simile prospettiva se, ma solo se, qualcuno garantisse che lo Stato, in qualsiasi Paese, fosse rappresentato da classi politiche completamente oneste, competenti su ogni possibile argomento e, soprattutto, infallibili nell’emettere previsioni. Una simile pretesa non regge, né ha mai retto, al confronto della realtà in nessun Paese del mondo e meno che meno nell’Italia attuale.

Le indicazioni della Mazzucato mi ricordano semmai una vecchia barzelletta sugli economisti. Su un’isola si trovano naufraghi tre studiosi: un fisico, un chimico e un economista che hanno a diposizione una sola scatoletta di carne, ma non hanno un apriscatole. Per aprirla, il fisico si lancia in un progetto che prevede forze, vincoli ed energia; il chimico propone l’azione del calore e di altri accorgimenti, ma poi l’economista li ferma con entusiasmo offrendo la sua soluzione perfetta: “supponiamo di avere un apriscatole...”. O, se si preferisce, un simbionte.