Il problema non sono le risorse, ma la carenza di capitale umano e responsabilizzazione

Perché si insiste con ricette che in passato non hanno sortito effetti soddisfacenti? E’ un problema di istituzioni oppure del modo in cui le politiche sono disegnate? E accadrà qualcosa di diverso con la pioggia di denaro in arrivo attraverso il Recovery fund?

La trappola degli aiuti al Sud. Tra vecchie ricette e mancato sviluppo, è il titolo del webinar IBL che si è tenuto ieri e che ha visto la partecipazione di Sebastiano Bavetta (professore di Economia politica, Università di Palermo), Maria De Paola (professore di Economia politica, Università della Calabria) e Fabio Pammolli (professore di Ingegneria economico-gestionale, Politecnico di Milano). Il seminario online è stato introdotto e coordinato da Carlo Amenta (senior fellow, Istituto Bruno Leoni). Per De Paola, il Recovery fund viene visto da alcuni come l’ultima occasione per il Sud. E’ sicuramente una nuova chance di sviluppo, ma il passato ci insegna che le risorse non sono sufficienti. Il problema del Mezzogiorno è legato piuttosto al modo in cui le risorse sono state utilizzate: è infatti sempre mancato il capitale umano qualificato per gestire quelle risorse. Per questo i fondi al Sud possono diventare un rischio: senza una loro gestione adeguata, possono finire nelle mani di potentati già esistenti, che li utilizzano per scopi che non sono quelli relativi allo sviluppo economico. Purtroppo il capitale umano che serve non può essere creato ex novo in poche settimane: occorre ragionare sul lungo termine e si è già in grande ritardo.

Pammolli ha messo in risalto come sia stato dimostrato che le imprese che ricevendo aiuti sono riuscite a crescere sono state quelle capaci di svincolarsi subito dalla morsa del sistema distorto creato proprio dagli interventi pubblici. A posteriori possiamo dire che il grande afflusso di denaro per il Mezzogiorno non è servito a creare una convergenza tra Nord e Sud, ma anzi ha ampliato il divario. Si è sempre pensato che, a forza di iniettare risorse, prima o poi la crescita sarebbe arrivata: dopo 25 anni di interventi siamo ancora in attesa che arrivi. A mancare totalmente è stata anche la responsabilizzazione della classe dirigente.

Dello stesso parere è stato Bavetta, secondo cui per il Sud non c’è mai stato un problema di soldi, mentre la questione centrale riguarda il capitale umano. Le risorse in arrivo al Sud per contrastare lo shock pandemico non potranno essere spese in modo efficiente. L’obiettivo primario è la responsabilizzazione: importare risorse umane o imporle da parte del governo centrale non è una soluzione. Perché si possa seminare qualcosa di buono c’è bisogno di tempo ed esperienza, altrimenti non si cambia rotta. Mettere in circolo di nuovo un’enorme quantità di risorse è invece il modo migliore per disincentivare il cambiamento e far emergere interessi particolari che non aiutano la società a crescere.