Cent’anni fa moriva Carl Menger (1840-1921), una figura cruciale per l’evoluzione della scienza economica e del pensiero liberale. Fu tra i fondatori del “marginalismo”, una teoria economica che ebbe il merito di rivoluzionare tale disciplina, spingendola ad un cambio di paradigma rispetto alla teoria classica del valore, così come era stata elaborata anche da Karl Marx. Menger ideò inoltre una teoria delle istituzioni illuminante, secondo cui alcune istituzioni - come il denaro - sono il risultato spontaneo di un lungo processo fatto di libere interazioni tra individui.

A questo geniale scienziato sociale, l’Ibl ha dedicato un webinar che si è tenuto venerdì scorso e che ha visto la partecipazione di Giandomenica Becchio (Università di Torino), Raimondo Cubeddu (Università di Pisa) e Lorenzo Infantino (Luiss Guido Carli). L’incontro è stato introdotto e coordinato da Antonio Masala (Università di Pisa).

Per Giandomenica Becchio rimane spesso in ombra la formazione intellettuale, a tutto tondo, che ha reso Menger ciò che è stato: un pensatore tipicamente mitteleuropeo, con una formazione onnicomprensiva. Studiò tra Vienna, Praga e Cracovia, e successivamente ricoprì importanti incarichi accademici ma anche a Corte. Venne infatti scelto dall’imperatore Francesco Giuseppe come uno dei professori che dovevano occuparsi dell’educazione dell’erede al trono Rodolfo. A tutte queste sue esperienze bisogna guardare per capire la forza della sua rivoluzione teorica, che ha scardinato i vecchi approcci metodologici per rifondare lo studio dell’economia su basi nuove, con un interesse sempre vivo per le implicazioni filosofiche.

Raimondo Cubeddu ha evidenziato come per molto tempo la trasmissione dell’opera mengeriana abbia riguardato studi specialistici, fin troppo settoriali. In tutta Europa è andato avanti un “telefono senza fili” che trattava le opere dello studioso senza risalire agli originali: questo ha fatto sì che siano stati presi e tramandati degli abbagli. Col tempo è stato finalmente possibile sanare questi errori, con curatele e traduzioni di qualità. Menger ha compiuto una rivoluzione culturale a tutto campo, rifondando la filosofia politica liberale di tradizione anglosassone, come dimostrano i suoi Principi di economia politica.

Per Lorenzo Infantino, Menger ha formulato una teoria dell’azione umana che ci restituisce l’uomo con le sue incertezze, le sue scelte e il tempo di cui dispone come risorsa scarsa. Menger ha pertanto fondato la sua teoria, a differenza della corrente utilitaristica del pensiero neoclassico, sulla conoscenza limitata e sulla mancata conoscenza dei dati rilevanti da parte degli individui. La lezione mengeriana è stata poi assorbita da Hayek, soprattutto per quanto attiene il problema della nascita delle istituzioni e delle norme sociali. Grazie a Menger e ad Hayek le conseguenze ininitenzionali sono così diventate l’oggetto di studio delle scienze sociali.