Inflazione stabile, ma è una “illusione ottica”

Una frenata, il calo degli energetici non regolamentati, ma comunque restano sempre i livelli record (nel 1984 raggiunse un +11,9 per cento). L’inflazione a novembre, secondo le stime dell’Istat, rimane stabile su base annua: 11,8 per cento, come nel mese precedente. Un dato che, secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, non deve trarne in inganno: “È solo un’illusione ottica”.

A novembre, in base all’analisi dell’Istituto nazionale di statistica, l’Indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,5 per cento su base mensile. Inoltre, “i prezzi del carrello della spesa accelerano” ma di poco. Con l’aggiunta: “Se nei prossimi mesi continuasse la discesa in corso dei prezzi all’ingrosso del gas e di altre materie prime, il fuoco dell’inflazione, che ha caratterizzato sin qui l’anno in corso, potrebbe iniziare a ritirarsi”. Nello specifico, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona segnalano una modesta accelerazione su base tendenziale (da +12,6 per cento a +12,8 per cento). Frenano, invece, i listini dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,9 per cento a +8,8 per cento).

Federdistribuzione, commentando le proiezioni dell’Istat, precisa: “Stiamo registrando una frenata al volume dei consumi, sia nel settore food che nel non-food, primi segnali di un andamento delle vendite per il periodo natalizio, che saranno sottotono per 3 italiani su 5, come evidenzia una rilevazione condotta da Ipsos. Le previsioni per i primi mesi del 2023 indicano un’ulteriore frenata dei consumi, influenzata da un livello di inflazione che si manterrà ancora su livelli elevati e dalla conseguente incertezza che ne deriva. Un effetto che impatta in particolar modo, ma non esclusivamente, sulle fasce di reddito più basse. La situazione in cui ci troviamo deve essere affrontata con senso di responsabilità – viene ribadito – intervenendo sui maggiori costi che le imprese stanno sopportando, evitando di incamerare ulteriori rialzi dei prezzi”.

Secondo l’ufficio studi di Confcommercio, “la stima preliminare dell’inflazione nel mese di novembre è in linea con le attese (la nostra indicazione era di +0,4 per cento congiunturale) e mantiene il tasso di variazione tendenziale all’11,8 per cento. In un contesto in cui si confermano ancora molto elevate le dinamiche degli energetici, degli alimentari e dei trasporti, a preoccupare – viene rimarcato – è la progressiva crescita dell’inflazione di fondo (+5,7 per cento a novembre), a segnalare come le tensioni si siano ormai trasferite al sistema, elemento destinato a rendere più lungo e complesso il processo di rientro”.

E ancora: “La conferma della crescita del prodotto lordo nel terzo quarto del 2022 a +0,5 per cento, come la stima preliminare, è molto rassicurante sulla salute del sistema Italia. Ciò non toglie che si addensino molte nubi sul futuro prossimo dell’attività economica. La perdita di potere d’acquisto del reddito corrente è stata largamente compensata dai sostegni alle famiglie, al contrario di quella che subisce la ricchezza finanziaria liquida. Ne risentiranno nella parte finale dell’anno i consumi, che sono stati, fino a settembre scorso, anche grazie all’apporto del turismo, la diga contro la recessione. Difficilmente, però, il protrarsi delle tensioni inflazionistiche non impatterà sulla spesa reale e, di conseguenza, sul Pil”.