Non tutti i mali vengono per nuocere

Per l’Istat ed Eurostat il deficit/pil è al 3,1 per cento

La previsione del governo italiano, relativa al rapporto deficit/Pil, per l’esercizio 2025 che sarebbe sceso al di sotto del 3 percento, così da consentire all’Italia l’uscita dalla procedura d’infrazione per debito eccessivo con un anno di anticipo, rispetto a quanto stabilito dai “ragionieri” di Bruxelles dell’Unione Europea, dal patto di stabilità e crescita, si è infranto per pochi decimali di punto.

L’Istat e l’Eurostat hanno certificato che il rapporto deficit/Pil dell’anno passato è stato intorno al 3,07 percento e che è stato arrotondato per eccesso al 3,1. Le regole, feroci, comunitarie non prevedono arrotondamenti per difetto. Tuttavia, la procedura d’infrazione avrebbe potuto non scattare o essere sospesa se si fosse superato dello 01, 02 decimali dovute a situazioni eccezionali. Bisogna prendere atto che l’uscita dalla procedura d’infrazione Ue è quindi differita al 2027.

Non aver centrato l’obiettivo, per pochi milioni di euro di maggiore deficit, comporta per l’esecutivo di centrodestra che la Legge di Stabilità per il 2027 dovrà, ancora una volta, essere improntata al rigore dei conti pubblici. Il 2027 sarà l’anno in cui si terranno le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento. È, purtroppo, consolidata prassi che la finanziaria dell’anno in cui si terranno le elezioni politiche sia elaborata una Legge di Bilancio elettorale ovvero i governi in scadenza di mandato tendono ad allentare la presa sui conti pubblici per accattivarsi la benevolenza degli elettori.

Forse non tutti i mali vengono per nuocere.

Per paradosso, il fatto che l’Italia non sia uscita in anticipo dalla procedura di infrazione, costringerà l’esecutivo ad attivare una revisione della spesa pubblica improduttiva. Potrebbe finalmente agire sulla cosiddetta Tax Expenditures riducendo o azzerando la moltitudine di norme agevolative che si sono accavallate negli anni; quali bonus di ogni tipo, agevolazioni fiscali a determinati settori economici, crediti d’imposta e altre provvidenze pubbliche delle quali ne beneficiano in pochi a spese degli altri contribuenti.

Le provvidenze pubbliche costano in termini di minori entrate per lo Stato per oltre 80 miliardi di euro l’anno. In un anno elettorale così importante, il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti non potrà non predisporre una legge di stabilità che preveda nuove entrate in quanto la pressione fiscale sui contribuenti ha raggiunto livelli economicamente insostenibili sia per le imprese che per le famiglie. Un taglio orizzontale delle agevolazioni fiscali genererebbe quelle risorse che consentirebbero il rientro nei parametri di Maastricht, consoliderebbe la credibilità finanziaria del Paese nei mercati finanziari internazionali, ridurrebbe ancora lo spread e quindi la spesa per interesse sul servizio del debito pubblico.

Gli elettori di centrodestra sono consapevoli più di quanto gli stessi leader della coalizione di governo pensino della necessità di tenere la barra dritta sui conti dello Stato. Conti pubblici in ordine sono il presupposto di una sana crescita dell’economia. I paesi che in Europa e nel resto del mondo occidentale vantano tassi di crescita più alti dell’Italia lo realizzano attraverso gli investimenti in spesa pubblica con risorse prese a debito. Sono finiti i tempi in cui l’indebitamento pubblico poteva crescere ad libitum. Oggi i mercati finanziari seguono con attenzione il livello altissimo dei debiti sovrani e la loro solvibilità!  

Aggiornato il 23 aprile 2026 alle ore 09:54