Il Quirinale e il ruolo  di Silvio Berlusconi

Sarà interessante vedere se il Tribunale di Sorveglianza di Milano accoglierà la richiesta di Silvio Berlusconi di saltare per un giorno la visita alla comunità di Cesano Boscone per poter partecipare direttamente alle trattative per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica. Non per tornare a sottolineare il peso della magistratura nelle vicende politiche nazionali. Ma per rilevare come la presenza incisiva e condizionante del Cavaliere sulla scena politica continui ad essere considerata come un dato di assoluta normalità anche dai suoi più accaniti contestatori, benché costituisca un fenomeno assolutamente anomalo ed irripetibile.

Per espellere Berlusconi dalla vita politica italiana sono state seguite una serie infinita di strade diverse. Non c’è bisogno di ripercorrere le innumerevoli tappe dell’accanimento giudiziario iniziato nel ‘94 con l’avviso di garanzia inviato all’allora Presidente del Consiglio durante un vertice internazionale e culminato vent’anni più tardi con una sentenza della Cassazione, ovviamente di condanna, emessa in tutta fretta in piena estate per scongiurare il rischio di una certa prescrizione. Per avere il quadro più completo delle azioni volte alla liquidazione politica del Cavaliere basta ricordare le vicende del 2011 (il famoso complotto internazionale e nazionale ormai ben accertato) e la successiva Legge Severino con cui Berlusconi è stato espulso dal Senato ed escluso per sei anni da qualsiasi competizione elettorale.

Una massiccia valanga politica e giudiziaria di questo tipo avrebbe schiacciato chiunque impedendogli qualsiasi possibilità non solo di svolgere attività politica ma addirittura di reinserirsi in qualche modo nella vita civile. Invece, a dispetto della Severino e dei suoi effetti (che, come dimostrano i casi di De Magistris e di De Luca, si applicano solo a Berlusconi), della sentenza del giudice Esposito, del complotto del 2011, dei condizionamenti imposti dai servizi sociali, dell’impossibilità di uscire dall’Italia e di muoversi fuori di Roma e Milano, il leader di Forza Italia non solo è ancora in campo ma continua ad essere il principale interlocutore del mattatore Matteo Renzi. Quest’ultimo ha rottamato D’Alema, Prodi, Veltroni, ha azzoppato Bersani e sta macinando come una mola di pietra i dissidenti del proprio partito. Ma è costretto a discutere con il Cavaliere, a trattare con lui, a stipulare con lui il Patto del Nazareno, per poter continuare a governare evitando di andare alle elezioni anticipate. Lo fa con l’intento nient’affatto segreto di poterlo liquidare alla prima occasione utile. Ma intanto lo fa. Consapevole che fino a quando non puoi eliminare il tuo nemico conviene allearti con lui.

Nessuno, almeno di questa nostra epoca e del nostro paese, sarebbe riuscito a compiere un miracolo del genere. Il ché non costituisce solo un dato di rilevanza storica ma rappresenta, al momento, un fattore politico di primaria importanza. Con la battaglia per il Quirinale Berlusconi ha confermato di essere ancora il principale leader del centrodestra italiano. Con tutto ciò che ne consegue!